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Nuova candidatura all'Oscar per Alekander Petrov, il regista che ha rilanciato l'animazione in Russia. Mentre si celebra il cinema nazionale, in corsa anche con Mikhalkov

Lucia Sgueglia

Giovedi' 21 Febbraio 2008
“Non ho mai pensato di stabilirmi all’estero come tanti miei compatrioti, ho sempre saputo di voler tornare. E se sono qui ora, significa che c’è qualcosa verso cui tornare”. Schivo, antistar, pose da artista-artigiano, “vecchiorusso” con la sua lunga barba Alekander Petrov, alla quarta nomination all’Oscar (per il miglior corto d’animazione) con Moja Ljubov (My Love, 2007). Un record assoluto per un regista russo. Ma anche consapevole del momento di svolta per chi fa il suo lavoro nel suo paese. Lui, che di statuetta dorata ne ha già vinta una, nel 2000 con Il vecchio e il mare: premiato lo stesso giorno in cui Vladimir Putin fu eletto presidente per la prima volta. Ma realizzato fuori dalla Russia, nel Canada che sul film decise di scommettere molto: lanciato in formato Imax, un unicum per un film animato (70mm, 29mila immagini), costo 2,2 milioni di dollari elargiti da Pascal Blais di Montreal. Tratto dalla letteratura (Hemingway) come tutti i sui lavori: il primo Korova (The cow) del 1990 (ispirato a Platonov, per molti il suo migliore), Il sogno di un uomo ridicolo da Dostoevskj nel 1992.
Oggi Petrov è chiamato a celebrare a Mosca la sua parabola di figliol prodigo davanti a un’affollatissima platea di giornalisti. A convocarlo, nella conferenza stampa organizzata nella sede dell’agenzia Interfax a fine gennaio, è Konstantin Ernst, patron del primo Canale della tv di Stato e il più famoso produttore del paese, finanziatore del film insieme a Dmitri Jurkov di Dago-film Studio e alla nipponica Dentsu-Tec (quella di T. Yoshimura). Che ne approfitta, dopo anni di magra assoluta per il cinema russo (gli oscuri ’90), per tessere le lodi della rinata industria cinematografica nazionale. Tre anni ci ha messo Petrov per realizzare, nella natia Yaroslav, stretti collaboratori figlio e moglie, un lavoro di 27 minuti, e usare il milione di dollari dei tre produttori insieme ai fondi arrivati (per la prima volta) dall’Agenzia Federale per la Cinematografia. Con quei soldi ha aperto anche i suoi studios Panorama, sempre a Yaroslav; ora sogna una scuola per professionisti dell’animazione: “Non ho bisogno di lavorare a Mosca, il mio metodo richiede tempo, meticolosità e cura infinita”. La Casa del Cinema della capitale lo ha festeggiato, tra i toni trionfanti di Nikita Mikhalkov, l’altro russo aspirante all’Oscar di quest’anno, e gli onori di un telegramma da Putin. Ernst annuncia futuri incentivi all’animazione russa, “perché torni ai gloriosi livelli sovietici”; e presto una retrospettiva tv dedicata al regista.
Lui che regista non è, ma nasce illustratore, cresciuto alla prestigiosa Vgik come discepolo di Yuri Norstein, legato all’animazione vecchia maniera: dipinto a olio su lastre di plastica trasparente con le dita My Love come i precedenti, poi illuminate da dietro e sovrapposte (20 per ogni fotogramma) a creare un effetto di incredibile movimento e intensità; la grande lezione degli impressionisti russi (Serebrjakova, Boris-Musatov, Chegodar) e non (Monet), uso della rotoscopia. La storia è tratta da una novella di Ivan Shmeliov del 1927: nella Mosca pre-rivoluzionaria dell’Ottocento, poco più di un villaggio, un ragazzino alle prese coi primi palpiti e tormenti amorosi, diviso tra una matura donna-vampira e una dolce coetanea. Grandi gesti, romanticismo, lirismo, stile onirico, metamorfosi, psicologismo ma anche ironia. Nostalgia della vecchia Russia? “E’ un film melodrammatico, pieno di cultura russa e vita russa, ma soprattutto la storia del primo amore, universale” dice Petrov. Già, un ticket che potrebbe risultar vincente il 24. Ombre politiche in uno degli ‘attori’ e voce del protagonista (tutti i personaggi di Petrov sono ispirati alla realtà): “Per me la cosa più importante è che in occidente si sappia che in Russia parliamo d’amore. Che per la nostra cultura resta un tema importantissimo”.
Non mancano i critici. Proprio Norstein, maestro di Petrov, ha giudicato il film troppo perfetto e virtuosistico, pur elogiandone la maestria: “Mi sarei aspettato più profondità. Economia. E in alcune occasioni, umiltà… quando il virtuosismo lascia spazio a qualcosa di più importante”. Ricordando che l’originale tecnica usata fu inventata da Caroline Lift con The street (1978), tratto da Mordechai Richler. All’epoca, un evento.

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