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PICCOLE ARMI CRESCONO 30/11/03

Una campagna internazionale per limitarne l'uso

Lucia Sgueglia

Domenica 30 Novembre 2003

Aveva ragione Michael Moore, regista di Bowling a Columbine, il film che ha messo a nudo tutta la violenza della società americana d'oggi: la paura genera violenza, e la violenza diffusa nella società stimola l’acquisto di armi da parte dei cittadini, che a sua volta alimenta un clima di paura. Una spirale senza fine. A più di un anno di distanza, che fine ha fatto quella denuncia?
Si pensava che, dopo l'11 settembre, i leader mondiali avrebbero fatto di tutto per impedire che le armi cadessero nelle mani sbagliate. Invece la "guerra al terrore" ha visto incrementare ancor più la vendita delle piccole armi in tutto il mondo. È quanto denuncia un rapporto pubblicato nei giorni scorsi a Londra dal titolo “Vite spezzate: verso un forte controllo internazionale sulle armi”, a cura di Amnesty International, Oxfam e dell'International Action Network on Small Arms. Incentrato sugli aspetti culturali della diffusione di armi, il dossier è alla base di una campagna mondiale che mira a imporre la propria voce alla prossima Conferenza mondiale dell'Onu sulle armi leggere nel 2006.
Ogni anno nel mondo 500mila persone muoiono per colpi di arma da fuoco. Un morto al minuto. Milioni vivono nel quotidiano terrore della violenza armata, specie nei paesi più poveri. E oggi sono proprio gli Usa a collocarsi al primo posto nel commercio delle small arms: dopo la tragedia delle Twin Towers, è aumentata la vendita di armi da parte statunitense nei confronti dei “nuovi alleati”, quei piccoli, e spesso poveri paesi che si pretende in tal modo di sostenere nel loro sforzo anti-terroristico. Rischiando, il più delle volte, di finanziare governi illiberali che useranno quegli strumenti per commettere crimini a loro volta.
Ma gli Stati Uniti non sono certo i soli imputati nel dossier: i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (GB, Usa, Russia, Cina e Francia) totalizzano insieme l'88% dell’export legale delle piccole armi. Contrariamente a quanto si può pensare, però, a spendere di più in armi sono i paesi più poveri: Africa, Asia, Medio Oriente, America Latina. E a farne le spese sono gli ultimi del mondo: più di 3 milioni di persone, ad esempio, sono morte in conseguenza del conflitto che ha dilaniato la Repubblica Democratica del Congo dal 1998 a oggi. Altra sorpresa: l'uso delle armi leggere è in maggioranza prerogativa dei civili (60%). Attualmente vi sono nel mondo circa 639 milioni di armi convenzionali, e otto milioni di nuove ne vengono prodotte ogni anno. Comprarle è facilissimo e sempre meno costoso; sono leggere, facili da usare, e letali.
Prime vittime della diffusione indiscriminata di armi, i bambini: bambini-soldato (300mila arruolati in conflitti di vario tipo), bambini che appartengono a gang criminal, o vivono nelle favela brasiliane, dove la violenza urbana fa più vittime di una guerra (300mila persone uccise negli ultimi 10 anni). L'abuso di armi ha come conseguenza costi altissimi non solo dal punto di vista umano, ma anche, indirettamente, da quello sociale ed economico. La cultura della violenza insinua insicurezza e instabilità persino nelle società più ricche, e a lungo termine incrementa la povertà. Armi come ostacolo allo sviluppo, dunque, e come ostacolo alla garanzia dei diritti umani fondamentali. Attraverso la coercizione armata, infatti, ogni anno vengono perpetrati un gran numero di abusi alla persona: stupri, torture, arresti arbitrari, fino al sequestro che spesso sfocia nella scomparsa delle vittime (oggi in primo piano c’è la Cecenia). Con le armi si limita anche la libertà di movimento: l'istituzione di check point protetti o la chiusura dei confini finiscono per ostacolare l'accesso al cibo, al lavoro, al piccolo commercio, alle cure mediche e all'istruzione.
Ancor oggi la legislazione in materia di armi è quanto di più anarchico e liberale esista. Cosa si può fare? Obiettivo prioritario è impegnarsi a costruire una legislazione comune tra diversi paesi: ma il Trattato sul Commercio delle Armi – redatto nel 2000 e firmato da 52 paesi – per ora è stato ratificato soltanto da tre.



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