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IN MORTE DI UN DITTATORE 28/1/08

Nascita, ascesa, declino ed eredita' dell'ex presidente indonesiano Suharto

Emanuele Giordana

Lunedi' 28 Gennaio 2008

L’Ottantaseienne ex presidente indonesiano Suharto, uno dei piu’ longevi ditattori del “secolo breve”, e’ morto nel suo letto d’ospedale, dov’era ricoverato da tre settimane, al Pertamnina di Giacarta. Pertamina e’ la compagnia di bandiera che gestisce il petrolio indonesiano. Un vanto per quest’uomo che si faceva amabilmente chiamare “Bapak Pembangunan”, padre dello sviluppo, e che rivendicava di aver reso il suo paese autosufficiente dal punto di vista alimentare. E soprattutto di averlo vaccinato dalla malattia del secolo: il comunismo.
Benche’ il vecchio se ne sia andato con una sfilza di procedimenti giudiziari a carico - mai andati in porto per “motivi di salute” - con il peso di qualche centiania di migliaia di assassini politici alcuni dei quali pubblicamnete rivendicati e che, per gran parte degli indonesiani, quest’uomo abbia rappresentato, per 32 anni dal 1966 al 1998, un regime di terrore, il paese gli ha dedicato una settimana di lutto nazionale e il presidente della repubblica Yudoyhono, l’uomo che gli ha garantito di non finire in questi anni alla sbarra, ha detto che Suharto ha reso un “grande servizio alla nazione”. Se si pensa che Yudoyhono, benche’ sia stato democraticamnete eletto e si sia in effetti dimostrato un presidente democratico, proviene dall’esercito, molto si spiega.
L’Indonesia e’ stata per oltre tre decenni un fortino militare. E Suharto, l’uomo che per sei lustri l’ha governata col pungo di ferro, veniva dall’esercito. Il suo compito fu, negli anni Sessanta, quello di spezzare le reni al terzo partito comunista del pianeta che poteva contare su 15 milioni di sostenitori. I comunisti del Pki avevano influenza sul presidente Sukarno, un nazionalista che non amava gli americani e strizzava l’occhio a russi e cinesi. L’uomo che, nel 1955, aveva ospitato, con Tito, Nehru e Zhou Enlai, la prima conferenza dei “Non allineati” a Bandung. Il problema era che Sukarno si era spinto troppo in la’, troppo vicino al Pki.
Suharto e’ all’epoca un giovane e brillante generale della divisione Diponegoro che e’ stato anche al comando della temutissima Kostrad, corpo d’elite dell’esercito. Quando il 30 settembre del ’65, con un putsch, alcuni militari di medio grado rapiscono e decapitano il vertice dell’esercito udccidendo sei generali ritenuti in grado di rorvesciare Sukarno, il giovane Suharto si fa avanti. Sa di godere dei favori della Cia e di Washington e apporfitta della debolezza del presidente che gli affida ufficialmente il diritto di fare pulizia.. Ma la pulizia di Suharto supera il mandato. Le cifre non sono certe: forse un milione di morti. In galera finiscono 200mila persone, 13mila delle quali, tra cui il grande scrittore Pramoedya, finiscono nell’isola lager di Buru, l’universo concentrazionario tropicale del “Nuovo Ordine” di Suharto. Nel ’67 e’ presidente ad interim ma, con Sukarno relegato in un esilio dorato, Suharto viene eletto ufficialmente nel 1968 e da allora, con un sistema bliandato, riconfermato per ben sei volte. L’ultima, nel 1998, gli e’ fatale. Nel bel mezzo della crisi finanziaria che attraversa l’intera Asia orientale, aumenta i prezzi dei generi di prima necessita’ e la pentola del malcontento, sigillata per trent’anni, scoppia. Lo scaricano anche Washington e i suoi generali che concordano per lui la tranquillita’ di una vita dorata nella sua casa di Jalan Cendana in pieno centro.
E’ davvero una vita dorata. L’uomo che nel 1975 occupa Timor Est e si rende responsabile di 200mila vittime, che guida la repressione nella Papua indonesiana e che mette sotto il tallone la provincia ribelle di Aceh (la cui guerriglia solo due anni fa, dopo lo tsunami, ha siglato la pace con Giacarta) puo’ godersi una pensione miliardaria. E se la rivista Time, che lo accusa di aver messo da parte 15 milardi di dollari, verra’ perseguita dalla giustizia indonesiana, la Banca Mondiale e l’Onu lo accuseranno di essersi intascato tra 15 e 35 miliardi. In realta’ Suharto (o meglio i Suharto, dalla moglie Tien conosciuta come Madame 10% ai sei figli) crea in Indoensia un sistema perfetto di “crony capitalism” - capitalismo famigliare, termine coniato per la dittatura dei Marcos nelle Filippine - in cui figli, amici e parenti controllano completamente l’economia del paese, intascando laute tangenti. Tutti hanno a che fare con la holding di famiglia che non si e’ mai comunque dimenticata dei militari, cui l’impero dei Suharto lascia una buona fetta dell’economia del paese. Questi i servizi che questo grande personaggio della storia ha reso al suo paese.


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