Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

OAXACA, ALLE RADICI DEL CONFLITTO 23/08/07

CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

L'INDAGINE DI AMNESTY SUI FATTI DI OAXACA 3/8/07

L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

MESSICO, LA GUERRIGLIA TORNA A COLPIRE 12/07/07

RITORNO A OAXACA 14/12/06

NOMINA NOTTURNA PER CALDERON, OPPOSIZIONE BEFFATA 2/12/06

MESSICO, PROTESTA AL FEMMINILE ALL'OMBRA DEL SANTIAGUITO 29/11/06

OAXACA BRUCIA ANCORA 28/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

Il piano, frutto dell'accordo tra i presidenti Calderòn e Bush, sarà uno strumento utile, per gli Usa, al rafforzamento di quel muro costruito alla frontiera sud contro l’invasione dei migranti illegali che arrivano da tutto il centro america. E servirà a Calderon per controllare ulteriormente i movimenti sociali, oltre al narcotraffico.

Francesca Minerva di ritorno da Città del Messico

Lunedi' 14 Gennaio 2008
Lecca lecca, zucchero filato, libri usati, scarpe vecchie, portachiavi, giornali, tacos, frutta tropicale condita con limone e chile, tortillas di mais di tutti i colori e sapori, il mais bianco, quello rosso e quello blu. Si poteva trovare di tutto per le strade del centro di Città del Messico, dove dalla mattina alla sera circolavano giovani, anziani, donne indigene dalle ampie gonne colorate e con un immancabile bebè appeso alle spalle, signori con il tradizionale sombrero bianco, bambini e bambine che li accompagnavano, per lo più a piedi scalzi. In questo Natale, gli storici venditori ambulanti che animavano le strade di una delle più grandi capitali del mondo sono scomparsi. Solo belle vetrine. Sicurezza e pulizia sono le parole d’ordine del governatore della città e del governo federale.
In ogni angolo del paese è evidente quanto il Messico sia cambiato da un anno a questa parte, da quando è salito alla presidenza Felipe Calderon. Militari, membri della polizia e della Pfp (Policia Federal Preventiva) sfoggiano le loro divise e i loro mitra e transitano ad ogni ora, a piedi, a cavallo o sui carri armati, in tutte le città del paese. Radio e televisioni pubblicizzano a gran voce le operazioni anti-narco e le catture di piccole e grandi figure di spicco dei cartelli della droga da parte del governo.
Le repressioni proseguono nello Stato di Oaxaca, che continua a chiedere invano l’uscita dell’autoritario governatore della città, Ulises Ruiz. Del resto, la “mano dura” era stata una delle principali promesse della campagna elettorale del leader del Pan (Partido de Acción Nacional), che ha assunto la presidenza in un Congresso circondato da membri dell’esercito per proteggersi dalle migliaia di oppositori che gridavano alla “frode elettorale”.
A premiare i metodi forti e le scelte economiche di uno dei migliori discepoli delle ricette di Fmi e Banca Mondiale, ci pensa il vicino del nord, Gorge Bush, che ha proposto un “piano di cooperazione senza precedenti” tra i due paesi per festeggiare l’arrivo del 2008: il Plan México: un’operazione da 500 milioni di dollari per la lotta al narcotraffico. Un Plan Colombia in versione messicana.
Il finanziamento è parte di un pacchetto da un miliardo e mezzo da spalmare in due anni, che fa parte a sua volta del piano di 46 miliardi di dollari supplementari da destinare alle guerre in Iraq e Afghanistan, richiesti da Bush al Congresso degli Usa l’ottobre scorso. Misure imprescindibili per la sicurezza del proprio paese.
Dopo l’ennesima batosta ricevuta con l’inaugurazione della Banca del Sud, il 10 dicembre scorso, con cui Venezuela, Argentina, Brasile, Bolivia, Ecuador, Uruguay e Paraguay cercano di sottrarsi alla morsa di Banca Mondiale e Fondo Monetario e dare così slancio all’integrazione latino-americana, la Casa Bianca stringe a sé i propri fedeli.
Il Plan México è volto all’acquisto di armamenti, elicotteri da combattimento, sistemi di comunicazione e tecnologia avanzata per operazioni di spionaggio e per combattere i grandi cartelli del narcotraffico, che controllano intere zone del paese, soprattutto alla frontiera con gli Usa. A questo si aggiunge l’addestramento di militari e poliziotti messicani da parte di “contrattisti privati” statunitensi.
Il Piano, diffuso in Messico col nome Iniziativa Mérida, prevede anche interventi volti a rafforzare la lotta al terrorismo, la sicurezza pubblica, la ricerca di giustizia, l’amministrazione delle due frontiere, la tratta di persone e il rafforzamento delle istituzioni.
Sarà uno strumento utile, quindi, per gli Usa, al rafforzamento di quel muro costruito alla frontiera sud contro l’invasione dei migranti illegali che arrivano da tutto il centro america. E servirà a Calderon per controllare ulteriormente i movimenti sociali, oltre al narcotraffico.
Dopo aver ripulito il centro della capitale dai venditori ambulanti, si spazzano via anche i milioni di immigrati che ogni anno cercano di riscrivere la propria vita correndo verso le terre di Zio Sam. E si mette a tacere come ogni forma di protesta e resistenza sociale. Per raggiungere questo obiettivo, il Plan México è un ottimo strumento, pensato - senza consultare i rispettivi Congressi - dai due capi di governo e da una cerchia ristretta di collaboratori. Per la sovranità e il rispetto dei diritti umani in Messico, potrebbe essere una marcia indietro.



Powered by Amisnet.org