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L’uomo che tentò di uccidere Giovanni Paolo II torna a far notizia per un’iniziativa dei suoi avvocati. Con un’acrobazia da azzeccagarbugli, i legali di Agca intendono abbreviare la sua cattività. Ma la scarcerazione anticipata può creare solo problemi al governo turco.

Gabriele Carchella

Lunedi' 14 Gennaio 2008



La libertà per Mehmet Ali Agca potrebbe arrivare prima del previsto. L’uomo che tentò di uccidere Giovanni Paolo II ritorna a far notizia per un’iniziativa dei suoi avvocati. Con un’acrobazia da azzeccagarbugli, i legali di Agca intendono abbreviare la sua cattività. Il rilascio del terrorista turco dovrebbe infatti avvenire nel 2010. Ma nel documento consegnato nelle mani del capo procuratore di Ankara gli avvocati chiedono che il loro assistito esca dal carcere il 18 gennaio. Il ragionamento dei legali è piuttosto contorto: Agca deve scontare una condanna a 10 anni per l’omicidio di Abdi Ipekci, giornalista e direttore del quotidiano liberale Milliyet (avvenuta nel lontano 1979) e per alcuni reati minori. La sua pena, però, ha origine da una condanna a morte commutata in reclusione. Da qui parte il ragionamento degli avvocati: poiché la pena capitale è stata abolita in Turchia nel 2002, anche la condanna che da questa deriva – sostengono - dovrebbe essere più lieve. “Stiamo cercando di ottenere la liberazione del nostro cliente, in base al fatto che la sentenza corretta è di otto anni di reclusione”, ha detto uno di loro. La questione è in realtà più complicata di quanto facciano intendere le parole degli avvocati. Agca ha già scontato 19 anni di prigione in Italia per il fallito attentato a Karol Wojtyla del 1981. Il terrorista turco ha ricevuto poi il perdono papale e, nel 2000, il presidente Ciampi gli ha concesso la grazia che ha dato il via all’estradizione in Turchia.
Nel suo paese Agca, 50 anni da poco compiuti, è diventato un caso per le sue vicende giudiziarie. Nel 2006, ha potuto godere di qualche giorno di libertà: rilasciato il 12 gennaio in seguito all’approssimativo calcolo di un tribunale minore, è stato di nuovo incarcerato il 20 gennaio. Otto giorni durante i quali si è fatto notare per non essersi presentato in questura come era suo obbligo. Voleva evitare i giornalisti, spiegò. Ma la breve libertà dell’ex lupo grigio scatenò un putiferio di proteste e irritò l’opinione pubblica turca.
Agca è tornato di nuovo alla ribalta in occasione della visita di papa Ratzinger in Turchia nel novembre del 2006. “Come persona che conosce bene queste cose, dico che la sua vita è in pericolo. Che non venga in Turchia”, sentenziò durante un incontro nel carcere di massima sicurezza di Kartal, a Istanbul. Parole che furono ignorate dal papa, protagonista di un viaggio cominciato sotto cattivi auspici, dopo il contestato discorso di Ratisbona, e che risultò invece un vero successo. Il terrorista turco non è nuovo a uscite di tipo sensazionalistico: negli anni Ottanta partorì la cosiddetta pista bulgara per spiegare l’attentato al papa; mentre durante deliri visionari dichiarava di essere la reincarnazione di Gesù. La sua vicenda, naturalmente, va oltre le questioni giudiziarie per diventare ogni volta politica. Il diverso trattamento ricevuto dai diversi tribunali conferma che attorno ad Agca ruotano calcoli e manovre che riguardano da vicino il governo turco. A livello interno, la reazione stizzita dell’opinione pubblica alla sua prematura liberazione è un sintomo che il personaggio Agca va gestito con cautela e ha pochi amici anche in patria. Mentre a livello internazionale Ankara ha sempre a cuore l’ingresso nell’Unione europea. C’è da chiedersi come verrebbe vista la sua liberazione anticipata dalla Santa sede, che grazie anche al viaggio di papa Benedetto XVI ha fatto avanzare i suoi rapporti con Ankara ed è diventata possibilista sull’ingresso dei turchi in Europa. Il Vaticano non prende ufficialmente posizione sulle vicende giudiziarie di Agca, ma è certo che Oltretevere si seguono con attenzione tutti gli sviluppi. Si potrebbe anche pensare che uno sconto di pena di due anni non sia in fondo gran cosa. Ma di certo una scarcerazione prima dei tempi farebbe più notizia, cosa che non certo gradita al premier Recep Tayyip Erdogan. Per di più, il Partito di azione nazionale, espressione del movimento ultranazionalista dei Lupi grigi cui appartenne Agca, è tornato in auge dopo il buon risultato nelle elezioni del 2007. Considerando anche che un Agca libero è una mina vagante dalle uscite imprevedibili, sono in molti ad augurarsi che sconti fino in fondo la sua pena.

Pubblicato sul Riformista



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