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BUSH: LA PALESTINA ENTRO IL 2008 11/01/08

Il presidente americano chiede la fine dell'occupazione che dura dal 1967, ma non dice quali saranno i nuovi confini

Paola Caridi

Venerdi' 11 Gennaio 2008
Gerusalemme – Uno stato palestinese entro il 2008. La fine dell’occupazione israeliana che dura dal 1967. La soluzione del problema dei rifugiati ancorato alla nascita della Palestina. George W. Bush svela il piano americano per il Medio Oriente, che era rimasto vago alla conferenza di Annapolis dello scorso dicembre. È questo il regalo del presidente americano alla fine di una intensa, “storica” due giorni tra Gerusalemme, Ramallah e Betlemme, città vicinissime, quasi sobborghi l’una dell’altra, eppure ormai così lontane.
Prima la tappa israeliana della visita, mercoledì scorso. Ieri, invece, il viaggio in macchina verso Ramallah. Appena una quindicina di chilometri, separati, però, da un Muro e da una serie di strade separate. Alcune riservate ai palestinesi, altre ai coloni israeliani. Bush arriva in una città blindata, dove agli abitanti è stato fatto divieto di andare sui tetti o solo avvicinarsi alle finestre di casa. Mahmoud Abbas e il suo governo temono le manifestazioni di protesta. L’unica, guidata da Mustafa Barghouthi, viene disperse con estrema durezza. Di mezzo, ci andranno anche i cameraman.
Niente di tutto questo arriva, però, alla Muqata, il compound presidenziale palestinese. L’unico luogo in cui sono state esposte le bandiere americane. Bush si trattiene con Abbas, poi vede il premier Salam Fayyad. Gli americani sostengono pesantemente l’ANP di Abbas, con i soldi e con il training della sicurezza, ricordato da Bush nelle dichiarazioni pubbliche. Poi Betlemme, la Natività, i francescani e la gerarchia cristiano-ortodossa. E un altro Muro, che separa Betlemme da Gerusalemme.
È proprio a Gerusalemme, anch’essa blindata, in cui anche ai pedoni è stato vietato l’accesso nell’area attorno all’albergo King David, che Bush decide di rendere nota la sua “visione”. E’ il momento delle “scelte difficili”, dice a Ehud Olmert e Mahmoud Abbas, due leader deboli, che si sono mostrati molto contenti del sostegno che il presidente americano ha dato a loro e al loro tentativo.
Scelte difficili per arrivare alla costituzione di uno stato palestinese entro la fine del mandato di Bush. Dicembre 2008. E per arrivare alla “fine dell’occupazione che dura dal 1967”. Per arrivare a quale tipo di stato? Una Palestina che sia “praticabile e contigua”, ma a un prezzo non piccolo. Bisogna accordarsi “su aggiustamenti concordati reciprocamente sulla linea dell’armistizio del 1949 in cui si riflettano le realtà attuali”.
Niente più la Linea Verde, come condizione imprescindibile, insomma. Bisogna mettere mano alle cartine, tracciare i nuovi confini, salvare molte colonie, creare la Palestina. E in questo quadro risolvere la questione dei rifugiati, attraverso “gli indennizzi” della comunità internazionale ai profughi. E per Gerusalemme? Nessuna ricetta, da parte di Bush, che considera la soluzione di Gerusalemme una “questione dura”.
L’inquilino della Casa Bianca ha deciso, dunque, il proprio coinvolgimento totale nel tentativo di arrivare a un accordo di pace entro il 2008. Lo conferma il suo molto probabile ritorno a breve in Medio Oriente. E lo conferma la decisione di coinvolgere un altro generale americano, il terzo, nel processo negoziale. È William M. Fraser III, assistente del capo di stato maggiore, che dovrà monitorare l’applicazione della road map.

Leggi la cronaca anche sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



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