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Tappa israeliana per il presidente americano, alla ricerca di sostegno nella regione alla sua strategia iraniana

Paola Caridi

Giovedi' 10 Gennaio 2008
Gerusalemme – Dovevano parlare di pace tra israeliani e palestinesi, ma l’argomento centrale dei colloqui di ieri tra George W. Bush e i dirigenti di Tel Aviv è stato un altro. L’Iran e il dossier nucleare. Lo si è compreso subito, che il regime di Teheran sarebbe stato al centro della prima visita di Bush in Israele nella veste di capo di stato, a dieci anni da quella compiuta come governatore del Texas, accompagnato allora da un cicerone d’eccezione, Ariel Sharon. A parlare di Iran, già subito nelle prime battute del suo discorso all’aeroporto di Tel Aviv, è stato lo stesso presidente Shimon Peres, arrivato ad accogliere Bush assieme a tutta la Israele politica. “Non sottostimare la minaccia iraniana”, questo il proponimento di Peres, assieme a un preciso avvertimento a Teheran, di non “sottostimare la capacità di Israele di difendere se stessa”.
Dritto al sodo, dunque, da parte della dirigenza israeliana. Che ha comunque accolto Bush con un calore che il presidente statunitense non ha mai registrato nella sua carriera. Tutto il governo, l’opposizione, le più alte istituzioni, i rabbini capi. Il vertice del paese era tutto schierato sulla pista dell’aeroporto di Tel Aviv, quando l’Air Force One è atterrato, poco prima di mezzogiorno, mentre le televisioni israeliane avevano già iniziato una non-stop in diretta per l’evento più importante degli ultimi anni. Il più grande amico di Israele, il capo dell’unica superpotenza al mondo, era arrivato. A discutere di Iran e di processo di pace.
Di Iran Bush ha parlato, nel pomeriggio a Gerusalemme, con Peres e poi col premier Ehud Olmert. Dure le parole rivolte in conferenza stampa al regime di Ahmadinejad, accusato della piccola crisi allo stretto di Hormuz. Bush ha avvertito l’Iran (considerato ancora una “minaccia alla pace mondiale”) che ci saranno “serie conseguenze” se le navi americane saranno attaccate, come sembra mostrare il video reso pubblico ieri da Washington e ritenuto falso da Teheran.
Toni aspri, dunque, anche se Washington sembra ora più incline alla via diplomatica e finanziaria: sanzioni e pressioni economiche. Soprattutto dopo il rapporto redatto dalle agenzie di intelligence americane lo scorso dicembre. E questo cambiamento ha preoccupato Israele, che rimane ferma sulla linea dura.
L’altro piatto del menu, la pace tra israeliani e palestinesi, non ha prodotto risultati evidenti. Se non la conferma che il “lavoro sarà duro” (ha detto Bush) e che i due protagonisti sono “seri” nel voler raggiungere l’accordo (lo ha detto, invece, Olmert). I punti delicati, però, ci sono tutti. Gli avamposti illegali israeliani in Cisgiordania, che Bush ha chiesto di togliere, senza comunque precisare a quale tipo di insediamenti si riferisse e senza toccare la questione cruciale di Gerusalemme. E poi il nodo di Hamas a Gaza. Bush continua a sostenere che non si può tollerare il terrorismo dentro i territori palestinesi, e che discuterà col presidente dell’ANP Mahmoud Abbas del lancio dei razzi Qassam dalla Striscia verso le cittadine del Negev.

Leggi la cronaca sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



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