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IMMIGRAZIONE, IL NEGOZIATO CON LA LIBIA 7/1/08

Gli effetti dell'accordo siglato a Tripoli alla fine dell’anno dal Ministro dell’Interno Amato e dal Ministro degli Esteri Shalgarm

Luciano Bertozzi

Lunedi' 7 Gennaio 2008

Sei navi della Guardia di Finanza cedute temporaneamente alla Libia ed una task force mista italo-libica opereranno in maniera congiunta per contrastare l’immigrazione clandestina nelle acque territoriali dell’ex colonia, inoltre i due Paesi istituiranno un comando operativo interforze per coordinare gli interventi di pattugliamento.
Sono questi i punti principali dell’accordo siglato a Tripoli alla fine dell’anno dal Ministro dell’Interno Amato e dal Ministro degli Esteri Shalgarm. La firma arriva dopo una lunga serie di incontri ed in questo modo l’Italia cerca di ripetere quanto fu fatto in passato con l’Albania quando si riuscì a stroncare il traffico delle carrette del mare con un carico di disperati verso le nostre coste.
“Sarà ora possibile – ha commentato il Ministro Amato - un pattugliamento con squadre miste a ridosso delle coste libiche, davanti ai porti e alle baie da cui escono le navi dei trafficanti di uomini”. Il nostro Paese darà tre guardia coste e tre vedette, mentre il personale misto sarà composto da poliziotti che avranno il compito di formare i colleghi libici. Le operazioni di pattugliamento saranno guidate da un libico che avrà un vice italiano.
L’Italia ha assunto l’impegno con Tripoli affinché l’Unione Europea finanzi un sistema di controllo delle frontiere marittime e terrestri dell’ex colonia e “farà ogni sforzo, recita una nota del Viminale, perché si giunga nel più breve tempo possibile all’adozione dell’Accordo quadro fra l’Unione Europea e la Grande Giamahiria .
Dalla Libia gli sbarchi sono in calo, secondo i dati resi noti dal Viminale a fine anno, mentre sono in aumento gli arresti. Sono circa 16.500 i clandestini sbarcati in Italia nel 2007, rispetto ai 22.000 del 2006 ed ai 23.000 del 2005. “La contrazione, secondo il Ministero dell’Interno, è il frutto degli sforzi dell’Italia e dell’Unione Europea e soprattutto del clima di collaborazione che si è sviluppato con la Libia”. Le persone arrestate sono 109 nel 2007, con un notevole incremento rispetto alle 66 del 2006.
In ballo, è evidente, non è solo la questione del contrasto dell’immigrazione clandestina ma anche quella più generale di iniziative che possano spianare la strada ad annosi contenziosi. Berlusconi si è impegnato a realizzare un’autostrada che unisca il confine con la Tunisia a quello con l’Egitto quale gesto riparatore del passato coloniale, ma dal costo pari ad alcuni miliardi di euro. Fino ad ora le parole non sono state seguite dai fatti e ciò ha frenato le relazioni fra i due Paesi. Ma oggi che la Francia si sta muovendo a gran velocità con accordi militari e civili per Palazzo Chigi è giunto il momento dare una scossa alle relazioni con Tripoli.
L’Accordo tuttavia non è esente da rischi, come denunciato ripetutamente da Amnesty International, la Libia non fornisce alcuna garanzia sul rispetto del diritto di asilo, per cui contrastare l’immigrazione clandestina potrebbe avrebbe quale effetto collaterale la negazione di tale diritto. E’ noto, infatti, che Tripoli non ha firmato la convenzione ONU sullo status di rifugiato e sono altrettanto note le drammatiche condizioni vissute dai profughi nei campi nel deserto libico.
L’Associazione sottolinea nel rapporto Annuale 2007 che “Stranieri arrestati perché sospettati di essere migranti irregolari, hanno spesso subito abusi durante la detenzione, come percosse, e sono stati espulsi collettivamente senza aver diritto a un avvocato o a una valutazione dei loro casi individuali. L’anno scorso le autorità libiche hanno annunciato di aver aumentato in maniera significativa il rimpatrio dei migranti. Dall’inizio dell’anno fino al 6 novembre erano state deportate circa 50.000 persone, – ricorda Amnesty- rispetto a meno di 5.000 persone nel 2004.
Anche altre associazioni esprimono critiche, l’ASGI, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione “ricorda che gli accordi bilaterali di riammissione dei migranti irregolari non possono limitarsi ad intese operative a livello di forze di polizia o di rappresentanze diplomatiche, sottratte come tali alla verifica del Parlamento, né possono risultare in contrasto con il diritto internazionale del mare universalmente riconosciuto o con le norme di diritto interno ed internazionale relative alla protezione dei rifugiati. In particolare nel caso di interventi di pattugliamento in alto mare o nelle acque territoriali dei paesi di transito dei migranti occorre sempre dare scrupolosa attuazione alle norme che garantiscano l’accesso effettivo dei potenziali richiedenti asilo al territorio dei paesi che aderiscono alla Convenzione di Ginevra.
La Libia è ancora caratterizzata, continua l’ASGI, da un regime dittatoriale, responsabile tanto in passato che ancora oggi, di gravissime violazioni dei diritti fondamentali della persona. Centinaia di potenziali richiedenti asilo, tra i quali molti eritrei, e soggetti vulnerabili come donne e minori, sono ancora rinchiusi nel carcere di Misurata ed in altri centri di detenzione in Libia, dove subiscono quotidianamente gravissimi abusi.” L’ASGI chiede, infine, al Governo italiano di rendere pubblico il testo dell’accordo e le relative spese e di sottoporre al Parlamento la ratifica dell’accordo stesso.
Sembra che gli affari abbiano preso il sopravvento sulla politica. Del resto,verso un Paese che ci fornisce gran parte del nostro fabbisogno petrolifero e che vede l’ENI in prima fila non si può cavillare, si corre il rischio di vedere le nostre aziende penalizzate rispetto ai partner europei.
Oltretutto Tripoli dal 1° gennaio presiede il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nei primi giorni del 2008, in occasione di un incontro fra il ministro degli esteri libico e quello USA, Human Right Watch ha reso note le violazioni dei diritti umani nel Paese mediterraneo.
Occorre quindi l’impegno delle forze politiche affinché i diritti fondamentali dei libici e degli africani in fuga dai Paesi della guerra e della fame siano riconosciuti. E’ necessario essere coerenti, i diritti umani devono essere universali e non subordinati ad interessi economici o politici.




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