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UNA TRAPPOLA DI NOME KALASHNIKOV

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COME REGOLAMENTARE IL MERCATO DELLE ARMI 18/4/13

RISCHIO CORRUZIONE NEL SETTORE DIFESA 30/1/13

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TUTTE LE ARMI DEL (EX) PREMIER 14/5/12

IL PARLAMENTO DICE NO AGLI F-35 28/3/12

NUOVE ARMI: "AGENTI SEGRETI" INVISIBILI 12/5/10

IL GUINNESS DELLE ARMI 4/5/10

NON SOLO MODA. IL COMMERCIO DELLE ARMI IN ITALIA 25/11/03

Nel 2002 il nostro paese ha esportato armi per un valore complessivo di 920 milioni di euro, facendo registrare un aumento del 6,6% rispetto al 2001

Gabriele Carchella

Martedi' 25 Novembre 2003

Non solo moda, buona cucina e cultura. Alla voce esportazioni, nella bilancia commerciale italiana, un posto di rilievo spetta agli armamenti. Secondo la Relazione annuale della Presidenza del Consiglio, nel 2002 il nostro paese ha esportato armi per un valore complessivo di 920 milioni di euro, facendo registrare un aumento del 6,6% rispetto al 2001. L’importo risulta però quasi dimezzato se si considerano le sole armi effettivamente uscite dall’Italia: 487 milioni di euro, che significano una diminuzione del 13,7% in un anno. Principale acquirente delle armi italiane è la Spagna, con 246 milioni di euro. Il secondo posto spetta invece al Kuwait, che ha acquistato armamenti per 66 milioni, seguito da Francia (66 milioni), Repubblica Ceca (49) e Singapore (46).
Un ruolo fondamentale nel commercio della armi spetta alle banche. Le operazioni di compravendita autorizzate dagli istituti di credito nel 2002 sono state pari a 736 milioni di euro (+ 16%). Al primo posto spicca l’istituto spagnolo Banco Bilbao Vizcaya (29,4% del totale), mentre al secondo c’è la Bnl (18,7%) seguita dalla Banca di Roma (13,4) e da San Paolo Imi (11%).
Un commercio fiorente, dunque, che suscita però le aspre critiche di molte associazioni non governative, preoccupate che le armi possano finire nelle mani sbagliate. La discussione sull’uso finale delle armi esportate è diventata rovente in occasione della riforma della legge 185/90. La legge, che prevede controlli e limiti precisi per la produzione e il commercio di armi, è stata modificata con il voto favorevole della Camera il 3 giugno scorso. Con la riforma - denunciano le associazioni riunite nella “Campagna in difesa della 185” – è ora sufficiente un’unica autorizzazione per esportare un’intera partita di armi. Si tratta della cosiddetta licenza di progetto, che sostituisce l’obbligo di controllare e autorizzare i singoli pezzi uno per uno. Altri punti deboli della riforma, secondo la Campagna, sono la possibilità di esportare le armi a paesi inclusi in una lista bianca tenuta segreta, e il fatto che le violazioni dei diritti umani, per far scattare il divieto, debbano essere “gravi”.



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