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DIETRO MUSHARRAF, IL GENERALE KIYANI 30/12/07

Ritratto di un possibile futuro leader per il Pakistan

Emanuele Giordana

Domenica 30 Dicembre 2007

Anzianità, competenza, lealtà. Sono queste le qualità principali, così di dice nei circoli militari di Islamabad, grazie alle quali il 28 novembre scorso, con una mossa largamente annunciata, il presidente Musharraf nominava il generale Ashfaq Pervez Kiyani come 14mo capo delle forze armate del Pakistan, un esercito che conta 600mila uomini e possiede l'arma atomica.
Presidente dell'Associazione pachistana di golf, sposato con due figli, un profilo piuttosto basso ma una discreta abilità nella gestione dei rapporti politici oltreché militari, il generale Kiyani è sotto i riflettori. Non solo perché a capo del settimo esercito del pianeta in un paese sull'orlo del caos. Ma anche perché, secondo molti osservatori, se la stella di Musharraf dovesse spegnersi, potrebbe essere l'uomo che ne prenderà il posto. E se la storia dovesse ripetersi, gioverà ricordare che fu proprio Zulfikar Ali Bhutto, il padre di Benazir, a nominare al vertice dell'esercito quel generale Zia ul Haq che, nel 1979 lo fece pendere da una forca. E che fu l'allora premier Nawaz Sharif, ora a capo dell'opposizione dopo la morte di Benazir, a chiamare al posto di capo delle forze armate Musharraf. Che poi lo detronizzò con un golpe, come Zia aveva fatto con Zulfikar Ali.
Kiyani viene dal Punjab, la stessa provincia di Musharraf con cui intrattiene rapporti amichevoli e di reciproca fiducia da diversi anni. Viene da Jhelum per la precisione. Un posto arido e inospitale di cui in Pakistan si dice serva a produrre un solo buon articolo: soldati.
Musharraf l'ha scelto per la competenza e la lealtà ma anche perché il generale è nella manica degli americani. Nel marzo scorso, la dimostrazione di lealtà Kiyani l'ha fornita quando si è prestato a far parte di una sorta di tribunale informale che si recò dal capo della corte suprema Iftikhar Chaudhry, che molti ora vorrebbero si candidasse contro il regime come nuovo leader dell'opposizione civile, il giorno prima che Musharraf gli desse il benservito per impedirgli di bloccare la sua rielezione a presidente in netta violazione della Costituzione. Ma Kiyani fu anche l'uomo che, durante il duro scontro tra Islamabad e Delhi - che nel 2002 rischiarono la quarta guerra tra i due paesi - guidò il dispiegamento delle forze pachistane lungo al frontiera con l'India. Sempre al comando di Musharraf. E' stato operativo su diversi fronti caldi interni e nel 2004 Musharraf l'ha nominato a capo dell'Isi, i famigerati servizi segreti pachistani, di cui voleva assicurarsi controllo e lealtà.
La fedeltà agli americani si fa invece risalire al fatto che Kiyani, una lunga sequela di diplomi in Pakistan (alla scuola militare di Quetta e al Collegio nazionale di difesa a Islamabad) si è diplomato anche all'alto collegio militare di Fort Leavenworth, negli Usa. Ma c'è di più. Come ex vice segretario militare di Benazir Bhutto all'epoca del suo primo mandato come premier, Kiyani è la persona che ha tessuto parte della tela del recente accordo, benedetto da Washington, che riportò Benazir in patria e che stava per farle ottenere la terza poltrona da primo ministro. Soluzione accettata da Musharraf seppur obtorto collo.
Ora però che Musharraf è sotto accusa per non aver saputo impedire l'omicidio della leader dell'opposizione, Kiyani potrebbe ritagliarsi un nuovo ruolo, gradito anche agli americani, spiazzati dall'inefficienza del presidente e senza partner accettabili nelle file dell'opposizione. Una soluzione “militare” per riportare stabilità nella “Terra dei puri”.

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