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PACHISTANI D'ITALIA: CON LA BHUTTO MUORE LA DEMOCRAZIA 29/12/07

Un gruppo di pachistani ha manifestato ieri a Roma vicino all'ambasciata di Islamabad. Per esprimere il dolore di una comunità che in Italia conta oltre 70mila persone. (nella foto Ejaz Ahmad, membro della Consulta islamica del ministero dell'Interno)

Gabriele Carchella

Sabato 29 Dicembre 2007

Per il loro sit-in pacifico, i pachistani d’Italia si sono armati di cartelli e foto della leader scomparsa. Appuntamento a piazza Giochi Delfici, a pochi passi dall’ambasciata pachistana di Roma. Per far sapere a tutti che anche chi vive lontano dalla patria partecipa al dramma. E che il dolore per l’omicidio di Benzair Bhutto li ha scossi in modo profondo. C’è chi ha pianto e lo confessa apertamente. Tra i messaggi preparati per l’occasione, c’è n’è uno che non può passare inosservato: “Addio Benazir, con te muore la democrazia e la speranza”. Riuniti intorno alle foto e agli appelli multilingue, nella soleggiata mattina romana, ci sono donne, uomini e giovani. Accorsi qui per sfogare la rabbia e ricordare la donna morta nell’attentato di giovedì. “La Bhutto è una figura che non si può sostituire, come Gandhi o Mandela. Gli scandali che l’hanno coinvolta nel passato erano colpa di suo marito”, osserva Ejaz Ahmad, membro della Consulta islamica dal ministero dell’Interno. Ahmad, da 17 anni in Italia, ha la doppia cittadinanza italiana e pachistana: “Questa volta la Bhutto era tornata con una grinta diversa. Avrebbe potuto riannodare i rapporti con l’India, gli Usa e con i paesi arabi ricchi. Era addirittura riuscita ad avvicinarsi ai talebani: i suoi comizi nel Beluchistan, dove si trovano molti loro militanti, avevano riscosso grande successo. Aveva inoltre posto le basi per il dialogo con i gruppi tribali”. Nel corso della mattinata, i manifestanti hanno consegnato una lettera all’ambasciatore pachistano Tasneem Aslam. Nel testo si fa appello al governo di Islamabad “affinché restauri la pace ed elimini la cultura del terrorismo”. L’ambasciatore ha riposto facendo recapitare in piazza una bandiera del Pakistan e ricevendo quattro manifestanti per esprimere preoccupazione e lodare l’iniziativa. Gli organizzatori, da parte loro, hanno assicurato che quella di ieri non è una manifestazione contro il presidente Pervez Musharraf. Per i pachistani d’Italia, l’uccisione della Bhutto è un vero trauma. E a nulla servono le migliaia di chilometri che li dividono dalla madrepatria. La distanza, anzi, accresce ancor di più il dolore per la scomparsa. I pachistani d’Italia sono oltre 70 mila, per lo più concentrati nel nord dello stivale e dediti al piccolo commercio. A Roma sono circa 5mila, una minoranza. Per i prossimi giorni, la comunità annuncia nuove iniziative, tra cui una janazà, la preghiera funebre della tradizione islamica. “Il nostro governo deve lavorare per combattere il terrorismo. La violenza fa ormai parte della cultura pachistana”, denuncia Ranja Saifullah, presidente dell’associazione di amicizia italo-pachistana ‘Together Italy Pakistan’. “Sapevamo che la situazione nel nostro paese era complicata, ma non fino a questo punto. Speriamo di poter lavorare insieme con l’Italia e con la comunità internazionale”. Sull’opportunità di tenere le elezioni il prossimo 8 gennaio, non tutti sono dello stesso parere. Per qualcuno è sempre meglio che non farle. Per altri, come Ahamad, sarebbe “un grande errore”, perché con il ritiro degli altri partiti “vincerebbe la Lega musulmana di Quaid-e-Azam”.

Pubblicato oggi sul Manifesto



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