Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GLI ISLAMISTI BLOCCANO ISLAMABAD

Occhio per occhio, stupro per stupro

Edhi, il benefattore privato con un occhio alla cosa pubblica

PUGNO DI FERRO DOPO LAHORE

PAKISTAN, STRAGE A PASQUA

NUOVA STRAGE A SCUOLA IN PAKISTAN

IL GRANDE GIOCO IN PAKISTAN

LA GUERRA INFINITA DI PAKISTAN E AFGHANISTAN

Seymour Hersh e la morte di bin Laden

Giustizia per Malala ma non per tutti

L'"ERRORE" CHE HA UCCISO GIOVANNI LO PORTO

PESHAWAR, IL GIORNO DOPO

PESHAWAR, CRONACA DI UN MASSACRO

STRAGE DI WAGAH, NUOVI GRUPPI VECCHIE STRATEGIE 3/11/14

DOMENICA DI SANGUE A KARACHI 10/6/14

BHUTTO, CHI HA ARMATO LA MANO DEL KAMIKAZE? 29/12/07

Per chi non si accontenta della rivendicazione di Al Qaeda, un'etichetta ormai buona per ogni stagione e che ha firmato un attentato che, nelle modalità di esecuzione, non sembra ricalcato sui sistemi utilizzati dall'islam militante. Come qualcuno ha già scritto, che sia stato qualche “martire” dell'islam radicale a colpire e uccidere Benazir è fuori di dubbio. Ma chi gli ha legato la bomba alla cintura e gli ha dato i proiettili per colpire Benazir?

Nell'immagine Musharraf e Kiyani quando entrambi portavano la divisa

Emanuele Giordana

Sabato 29 Dicembre 2007

Chi ha ucciso Benzazir Bhutto e perché? La domanda rimbalza tra gli analisti che non si accontentano della rivendicazione di Al Qaeda, un'etichetta ormai buona per ogni stagione e che ha firmato un'attentato che, nelle modalità di esecuzione, non sembra ricalcato sui sistemi utilizzati dall'islam militante. Come qualcuno ha già scritto, che sia stato qualche “martire” dell'islam radicale a colpire e uccidere Benazir è fuori di dubbio. Ma chi ha armato la sua mano?
In Pakistan si agitano forze che mirano a indebolire le istituzioni e fors'anche lo stesso Musharraf. Ma non sono solo i talebani o i qaedisti ad avere quest'obiettivo. Il Pakistan è un paese dove la corsa all'arma nucleare e lo stato di guerra latente e perenne con l'India hanno allevato una casta che dallo stato di tensione ai confini, siano quelli di Delhi o quelli di Kabul, ricava investimenti e potere. Per questi “falchi”, non solo Benazir era una nemica ma lo stesso Musharraf si dimostra troppo debole, senza contare che la sua politica estera apertamente filoamericana non piace per nulla a chi è stato disposto a coltivare guerriglieri terroristi da infiltrare nel Kashmir conteso tra India e Pakistan o ad allevare, nelle madrase delle aree tribali, i guerriglieri col turbante noti come talebani. E' una vecchia storia ma si tratta di una componente che non va ignorata. E che si annida nei poteri forti del paese.
Qualche settimana fa, nel pieno della crisi istituzionale pachistana, il think tank strategico Stratfor, autorevole osservatorio di analisi geopolitica, spiegava che, in un paese come il Pakistan - amalgama di gruppi etnici diversi con una storia nazionale molto recente e attraversata addirittura da una secessione (quella del Pakistan orientale divenuto nel 1971 Bangladesh) - l'esercito è uno dei pochi elementi di unità del paese. Ma se certamente le forze armate rappresentano un punto fermo nella storia nazionale, questa forza che conta oltre 600mila uomini (tra i primi dieci eserciti del globo) è anche una sorta di secondo potere – se non di fatto il primo – difficile da controllare e da cui non è difficile non venir controllati. E' anzi qualcosa di più visto che, come ha dimostrato nel suo Military Inc. la saggista pachistana Ayesha Siddiqa, controlla gran parte del potere economico, commerciale, finanziario e fondiario del paese.
Ma c'è anche un'altra forza sufficientemente forte e autonoma da tenere in considerazione: l'Isi o Directorate for Inter-Services Intelligence, fondato nel 1948 dal generale britannico Robert Cawthome, vice capo di stato maggiore nell'esercito del Pakistan dopo lo smembramento del Raj britannico.
Esercito e Isi, quest'ultimo in particolare, formano i grandi poteri occulti del Pakistan. Garanti dell'ordine e della costituzione ma anche di un'agenda giocata in proprio e fuori da ogni controllo. Quando Musharraf ha preso il potere la sua prima preoccupazione fu garantirsi che l'Isi non lo avrebbe colpito a tradimento e che l'esercito, che gli aveva consentito il golpe del '99, lo avrebbe appoggiato senza trabocchetti. Ecco perché nel 2004 ha promosso a capo dell'Isi il generale Ashfaq Pervez Kiyani in seguito nominato, quando il presidente ha smesso la divisa, capo di stato maggiore. Kyani è ben visto anche dagli americani e dunque Musharraf si sentiva sicuro. Ma metter ordine nell'Isi e assicurarsi che i ranghi dell'esercito gli siano fedeli per sempre non è cosa facile nonostante le epurazioni, promozioni e persino arresti imposti da Musharraf e da Kyani per far ordine in una macchina che sfugge a ogni controll0.
L'Isi conterebbe circa 10mila funzionari tra civili e militari. Il suo ruolo è stato fondamentale durante la campagna afgana contro l'Urss nel finanziare i movimenti guerriglieri mujaheddin con base in Pakistan, anche attraverso fondi di altri paesi. Si ritiene che abbia curato la formazione di gruppi fondamentalisti armati attivi in diverse regioni del paese (soprattutto nel Kashmir) e all'estero (in India ad esempio) e che sia stato il principale attore della nascita dei talebani negli anni Novanta, con una relazione che si trascinerebbe sino ai nostri giorni. Il suo budget non è noto e le sue operazioni “coperte” comprenderebbero sequestri, abusi, traffici illeciti, torture e persino omicidi. Sfugge persino al controllo delle forze armate ed è una sorta di stato nello stato.
Forse è anche in questi corpi separati e nei numerosi apparati deviati che va cercata la mano che ha colpito Benazir, come del resto lei stessa denunciò dopo il primo attentato del 18 ottobre da cui uscì miracolosamente illesa.

Anche su Il Mattino



Powered by Amisnet.org