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INTERVISTA/PAKISTAN: UN PAESE LACERATO 28/12/07

Secondo Claudio Landi, autore della rubrica "Buongiorno Asia" sul sito di Lettera22, la questione pakistana va letta nell'ambito della crisi dell'Asia del sud,dove i rapporti tra Pakistan e India giocano un ruolo determinante e dove il rischio che la situazione precipiti in una grave crisi internazionale è concreto (a lato la copertina dell'ultimo libro di C.Landi"Il dragone e l'elefante", ed.Passigli)

Junko Terao

Venerdi' 28 Dicembre 2007

“La situazione in Pakistan è estremamente pericolosa. L’assassinio di Benazir Bhutto destabilizza un paese già lacerato da tensioni politiche e da conflitti sociali e regionali”. Secondo Claudio Landi, giornalista e autore de “Il dragone e l’elefante. Cina e India nel secolo dell’Asia” (Passigli Editore), ora tutto dipende da Musharraf. “L’attentato non fa che polarizzare le fazioni in gioco: estremizza l’atteggiamento dell’opposizione nei confronti di Musharraf. La domanda da porsi è: riuscirà il generale a controllare questa situazione e se non la controllerà che cosa succederà?”
Che ruolo giocheranno gli Usa e le altre potenze internazionali? “Ragionando a caldo credo che, a meno che non esista un’opzione B segreta, a Washington resti solo una via: sostenere con tutte le forze Musharraf, perché in questo momento solo il suo controllo può evitare guai peggiori. Ciò dimostra che l’amministrazione americana non si è mossa con particolare arguzia rispetto alla crisi pakistana. Ma prima di tutto dobbiamo riconoscere che la crisi del Pakistan va letta nel contesto dell’Asia del sud. Troppo spesso, infatti, le vicende pakistane sono viste, a torto, come parte della più grande crisi del Medio Oriente.
Il Pakistan, invece, ha un legame più stretto con l’India: entrambi i paesi sono figli dell’impero britannico e hanno un rapporto molto forte e antagonistico dal punto di vista geopolitico. Il 90% della politica estera del Pakistan è diretta verso l’India e quella indiana è fortemente condizionata dai difficili rapporti con il Pakistan. Entrambe sono potenze nucleari, quindi hanno un potenziale distruttivo enorme, e sono stati già sull’orlo di una crisi nucleare alcuni anni or sono, quando ci fu l’attacco terroristico al parlamento di Delhi”.
In che modo la situazione indiana potrà influenzare il prossimo futuro in Pakistan?
“Pochi giorni fa il Gujarat, importante stato indiano che confina con il Pakistan, ha visto il trionfo elettorale di un estremista fanatico come Narendra Modi, responsabile dei massacri antimusulmani del 2002. Con questa vittoria, la terza consecutiva nel suo stato, si propone come possibile leader politico nazionale. Quindi, a Washington e nelle capitali occidentali dovrebbero tener presente il pericolo di uno scenario apocalittico che vedrebbe un generale filo-integralista a Islamabad e un indù fanatico a Dehli. Se ciò dovesse accadere, in un paio d’anni l’Asia del sud diventerebbe il centro di una gravissima crisi internazionale: per questo è auspicabile che tutte le maggiori potenze, dagli Usa alla Cina, cooperino a livello internazionale per affrontare la crisi pakistana e in generale i problemi della regione, che sono tanti e complessi. Altrimenti – conclude Landi - è probabile che l’attentato alla Bhutto si riveli il primo atto di una stagione molto pericolosa”.

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