Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


DAL 30/7 AL 2/8 IL FESTIVAL DEL CORTO ALL'ELBA 22/7/13

IL CORTO DI ZIAEE VINCE L'ELBA FILM FESTIVAL 4/8/12

AFGHANISTAN GIOVANI AUTORI, UNA SEZIONE SPECIALE A «UNIVERSO CORTO» 30/7/12

IL PREMIO MARENOSTRUM ANTICIPATO AL 8 OTTOBRE 19/9/11

SOLE INGANNATORE 2, ANTEPRIMA AL CREMLINO 18/4/10

IL GIARDINO INCANTATO DI SHIRIN NESHAT 16/04/2010

CRONACHE DI UN MONDO PERDUTO TORNA LA RABBIA DI PASOLINI 19/9/08

LA "PRATICA" DELLA PACE NELLA BOSNIA ERZEGOVINA 18/7/08

IL TRAILER DI "SANGUEPAZZO" DI MARCO TULLIO GIORDANA 26/5/08

«MY LOVE», IL PRIMO AMORE NELLA VECCHIA MOSCA IN CORSA PER L'OSCAR 21/2/2008

RAZLOGOV: IL DOCUMENTARIO RUSSO è VIVO 25/12/07

LA PROVINCIA RUSSA, AL CINEMA 25/12/07

TUTTA L'ASIA (E L'ATTUALITA') MINUTO PER MINUTO 18/11/07

ECO/CINEMA, IL CINECOLOGISTA AL FILMSTUDIO DI ROMA DAL 3 AL 21/11/07

VENEZIA / CINEMA: UN APPELLO PER INVITARE SHOAIB MANSOOR 30/8/07

RAZLOGOV: IL DOCUMENTARIO RUSSO è VIVO 25/12/07

Intervista con Kirill Razlogov, tra i più celebri critici cinematografici russi (e prima, sovietico) e studiosi di cultura di massa. La nouvelle vague del documentario russo, il cinema, la libertà sotto Putin. In Provincia.

Lucia Sgueglia

Martedi' 25 Dicembre 2007

Nella giura di Stradanije uno dei più celebri critici cinematografici russi (e prima, sovietico) e studiosi di cultura di massa. Professore all’Istituto statale del Cinema di Mosca (VGIK), analista dell’Istituto Russo di Studi Culturali, direttore artistico del Festival internazionale del Cinema di Mosca, autore di 14 libri tra cui Counter-Culture and the "New" Conservatism (1981), The Crash of Illusions (1982), Commerce and Creativity: Enemies or Allies (1992).

C’è una nouvelle vague nel documentario russo che viene dalla provincia?

Non crediate sia una novità. La provincia ha sempre avuto una sua vita culturale forte e radicata ai tempi dell’Urss, che oggi rinasce con premesse nuove. Per certi versi anzi, la situazione creativa è migliore che a Mosca: ovviamente i trend artistici nati nella capitale (e spesso importati dall’estero) dettano legge fin qui, ma ogni regione ha le sue tradizioni e istituzioni culturali piuttosto autonome, a volte centrifughe. Da Tomsk a Ekaterinenburg, da Kirov a Krasnoyarsk esistono importanti scuole di giornalismo visivo. E oltre a quello di Mosca ci sono molti festival di cinema a livello locale, almeno 10 i più riconosciuti, come Tver a Sochi che ha respiro internazionale. Qualcuno dice scherzando – ma non troppo - che con i fusi orari di mezzo, nella remota Siberia la censura arriva con più fatica e ciò che si produce è meno controllabile dal centro…

Si avverte l’esigenza di mostrare un paese diverso da quello ufficiale?

Non voglio ripetere lo stereotipo della vera Russia che è fuori da Mosca, ma certo quello che si vede qui è un altro mondo. Come avrete notato però durante le proiezioni, per il russo “medio” (una classe che ormai esiste) anche la repubblica dei Mari è un altro mondo… come la vita nei remoti villaggi d’oriente. Ciò dimostra che esiste oggi un forte scollamento tra diverse Russie, e la Federazione non è affatto un mondo omogeneo; se il benessere comincia a diffondersi, il solco in alcune zone non investite dalla modernità va approfondendosi.

Dopo il grande momento di sperimentazione artistica negli anni ‘90, ha ancora senso in Russia parlare di cultura alternativa o underground?

Direi di si. Basti guardare le produzioni del gruppo indipendente documentaristi Kinoteatr.doc, etichettate dai critici come “Nuovo naturalismo” ma inclini programmaticamente all’estetica low-fi, che puntano a immortalare la realtà contemporanea depurandosi dal commerciale. Poi c’è la scuola di Pietroburgo, storicamente incline a avanguardia e underground. Infine grandi nomi che cercano di offire al grande pubblico una lettura inedita di temi mainstream: primo Sergei Miroshnichenko (autore de Lo sconosciuto Putin, 2000), che sulla scia delle Up series britanniche dal 1991 porta avanti il progetto-opera magna Born in the USSR –21 Up (andato in onda sulla tv di stato in forma ridotta), seguendo le storie di migliaia di persone nate in un paese che non esiste più, filmati e intervistati prima a 7 anni, poi 14, ora (nel 2005) a 21, attraverso un epocale cambiamento sociale e politico, toccando temi impegnativi dalla fede religiosa all’atteggiamento verso il capitalismo.

Oggi il documentario in Russia è uno spazio di libertà?

Di certo c’è meno censura che nel giornalismo e nel cinema mainstream. Il genere sta attraversando una fase di grande fioritura e interesse di pubblico. Ma lavori come quelli mostrati a Saratov restano confinati a un pubblico d’elite, nei festival. Nella tv russa il documentario occupa posto rilevante, sia in cifre che nel rating: Kanal Cultura, di proprietà statale, senza pubblicità, ha un programma dedicato al cinema documentario. Ma egemoni ovunque restano le ricostruzioni storiche, le vite di uomini illustri, con modalità che sfiorano il feuilletton o il dramma borghese, e si concentrano su determinate epoche: Stalin e le grandi persecuzioni, l’età zarista. Esiste un canale tv satellitare interamente dedicato al doc., 365giorni, ma gli abbonati delle pay tv sono ancora pochissimi.

Su Alias di sabato 22



Powered by Amisnet.org