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PAKISTAN, L'EX MINISTRO NEL MIRINO 22/12/07

Aftab Sherpao, il regista della strage alla moschea rossa, sfugge a un attentato. Che uccide cinquanta civili vicino a Peshawar

Lettera22

Sabato 22 Dicembre 2007

E' stato lo stesso Aftab Khan Sherpao a raccontare in una conferenza stampa i dettagli dell'attentato che ieri mattina ha squassato il compound della sua residenza personale a 25 chilometri da Peshawr, la capitale della turbolenta provincia pachistana del NordOvest, a un pugno di chilometri dal Kyber Pass, che la separa dall'Afghanistan. In calendario c'erano una serie di incontri con personalità pubbliche per festeggiare una ricorrenza religiosa. Sherpao, ministro degli Interni del governo fedele al presidente Musharraf fino alla recente dissoluzione del parlamento e all'entrata in funzione di un governo di transizione che sta preparando le prossime legislative, è un uomo religioso. E infatti all'interno del suo compound c'è anche una piccola moschea dai muri candidi. Ed è proprio qui che l'uomo bomba che molto probabilmente lo voleva uccidere è entrato in azione. Si è fatto esplodere nel cortile antistante il tempio musulmano ed è riuscito a uccidere una cinquantina di persone e a ferirne numerosi altri. Tra i morti vi sono anche i corpi di diversi bambini. Il cortile era affollato e forse l'attentatore avrebbe ammazzato anche Aftab Sherpao se non fosse per una manciata di secondi che forse gli hanno fatto, come spesso accade a questi killer improvvisati, sbagliare il bersaglio.
L'attentato contro l'uomo che diresse l'estate scorsa l'attacco alla Mosche rossa di Islamabad, sede di gruppi oltranzisti alla luce del sole che avevano osato sequestrare anche degli agenti di sicurezza a pochi metri dai palazzi del potere della capitale, avviene proprio mentre il governo ad interim, nel quale Sherpao è sostituito dal ministro Hamid Nawaz Khan, sta decidendo di mettere al bando un altro gruppo radicale, il Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), un gruppo armato che, come recita la sigla, si rifà ai talebani e che è attivo nelle sette agenzie tribali della cosiddetta tribal belt interna alla provincia del NordOvest.
Se l'attentato sia collegato a quest'ultima scelta del governo (non ancora esecutiva) è difficile da dire. Più facile che sia la punizione per l'empia decisione - che scatenò comunque diverse polemiche - di mandare l'esercito a chiudere la partita con un bilancio di vittime nell'ordine del centinaio e la moschea con annessa scuola coranica ridotta, in gran parte, in macerie.
Secondo la stampa pachistana Sherpao era un nemico dichiarato degli islamisti e in questo avrebbe operato agli ordini diretti di Musharraf che aveva ovviamente scelto per il delicato dicastero degli Interni un fedelissimo il cui compito era anche quello di rassicurare gli alleati americani sul rischio di una possibile “talebanizzazione” dell'intero Pakistan, di cui la Lal Masjid, la moschea rossa, era l'avamposto più pericoloso nel cuore del paese.
Sherpao ha una carriera pubblica di tutto rispetto anche se velata dall'ombra di aver tradito le aspirazioni originali che lo fecero entrare in politica all'epoca in cui Zulfikar Ali Bhutto dirigeva il partito del popolo (Ppp) adesso nelle mani della figlia Benazir. Secondo alcune fonti, Sherpao, cui era stato comminato l'esilio proprio per i suoi trascorsi nel Ppp e per il suo sostegno a Zulfikar Ali prima e a Benazir poi, sarebbe uscito dal Ppp per fondare la sua fazione (Ppp- Sherpao) e andare a ingrossare le fila dei sostenitori dei Musharraf. Ma altre dicono che dal Ppp fu espulso probabilmente perché la sua scelta di appoggiare Musharraf contraddiceva con la linea di Benazir che dall'esilio è tornata solo un paio di mesi fa. In tempo per vedere l'imposizione dello stato di emergenza.
Ma l'uomo bomba che si è fatto saltare a Peshawar non ha molto a che vedere con queste difficili alchimie che da sempre tengono viva la scena politica locale. Semmai con la guerra del terrore che i talebani pachistani, o almeno quelle formazioni che si richiamano alla purezza morale dei compagni di mullah Omar, stanno esportando fuori dalle aree tribali e oltre il confine afgano per colpire anche le zone del paese, dal Punjab al Sindh, dove il messaggio degli islamisti ha assai meno presa. Non è la prima volta che Sherpao scampa a un attentato. La cosa è recente: capitò nell'aprile 2007: sempre un kamikaze e almeno 28 morti durante una manifestazione pubblica. Era già dunque nel mirino ben prima degli eventi della Lal Masjid.
Nel 1975 era toccato a suo fratello Hayat. Allora non era tempo di talebani. Fu semplicemente una bomba che però lo uccise.



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