Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


L’asse Mosca Ankara

MODELLO GIACARTA

Pesi e misure per un golpe

TURCHIA, VARATA LA CONTROVERSA LEGGE SUL CONSUMO DI ALCOOL 25/5/13

LA GUERRA DEI CURDI 11/1/13

SE ABBIAM PERSO LA TURCHIA 12/11/11

TURCHIA, RICORDANDO HRANT 21/1/10

TURCHIA, AL DTP FUORILEGGE SI SOTITUSICE UN NUOVO PARTITO CURDO 18/12/09

NOME IN CODICE “GABBIA” 30/11/09

SE LA CORTE DECIDE...DI NON DECIDERE 19/11/09

DUE LINGUE, UNA VALIGIA 1/11/09

CURDI TURCHI, IL RITORNO A CASA 23/10/09

ARMENIA/TURCHIA, LA SCOMMESSA DI BURSA 19/10/09

LA TELA SEGRETA DIETRO LA PARTITA TURCHIA-ARMENIA 8/10/09

TURCHI E ARMENI/IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA 20/12/08

POVERA BISANZIO CENTRO DEL TERRORE 21/11/03

Bombe contro gli inglesi. E l'islam moderno

Paola Caridi

Venerdi' 21 Novembre 2003
La carta geografica è stata ancora una volta strappata lì, a Istanbul. Cioè Bisanzio. Cioè Costantinopoli. Il luogo dove da sempre Oriente e Occidente si sono incontrati o hanno fatto scintille come due lame. Stavolta con la forza devastante delle autobombe, con le armi deviate della modernità, Istanbul è stata ferita per lo stesso motivo per cui viene ferita da sempre. Perché c’è un luogo dove c’è un ponte che unisce – e non solo figurativamente – due parti. Due approdi.
La cronaca dice che a essere colpiti ieri sono stati obiettivi inglesi. Il consolato generale britannico. La HSBC, la banca multinazionale con sede a Londra. E con loro, a cadere vittime, decine di morti e centinaia di feriti. Appena sabato scorso, sempre a Istanbul, altre decine di morti e altre centinaia di feriti erano stati dilaniati dagli attentati alle sinagoghe. Come i grani di un rosario del dolore e del terrore che sembra non finire mai.
Ma la lista dei bersagli del terrorismo è molto più lunga. Gli inglesi, i turchi, gli israeliani, gli alleati di Bush, l’islam moderno, la gente normale. Chi va a combattere in Iraq e chi vuole il dialogo. Chi lotta contro il sogno dei califfi del terrore e chi non vuole assoggettarsi a un presunto scontro di civiltà, oriente contro occidente.
A Istanbul è stato facile trovare tutti i bersagli riuniti insieme. In una metropoli di oltre dieci milioni di abitanti dove la diversità è di casa. È stato possibile, per esempio, trovare delle sinagoghe. Difficili, se non impossibili da trovare in altri paesi islamici. C’erano sinagoghe, sabato scorso a Istanbul, ma c’era anche Silvan Shalom, ministro degli esteri israeliani, a colloquio ad Ankara con il premier turco, l’islamista moderato Tayyip Erdogan.
Da sempre in buoni rapporti con Tel Aviv, la Turchia non ha mai interrotto – neanche in questi mesi – le sue relazioni diplomatiche, militari, commerciali con Israele. Anzi. L’ultimo accordo per approvvigionare di acqua lo stato ebraico con navi-cisterna è di pochi mesi fa.
Men che mai i turchi hanno smesso di guardare a sud, all’Iraq. Anche se agli Stati Uniti, in primavera, hanno fornito solo lo spazio aereo per la guerra. Ieri, ad Ankara, proprio mentre scoppiavano le autobombe, Erdogan si stava intrattenendo con un altro ospite importante: Jalal Talabani, capo del partito curdo iracheno dell’Upk. Soprattutto, presidente di turno del consiglio iracheno voluto dagli americani a Bagdad. Visita invisa ai terroristi islamici, dunque. Tanto invisa che, quasi contemporaneamente, la sede dell’Upk della città irachena di Kirkuk è stata fatta saltare per aria.
E poi gli inglesi. Cioè gli occidentali. Cioè i migliori alleati di Bush, blindato nella sua visita a Londra. Cioè gli alleati della NATO, in cui la Turchia è allo stesso tempo l’avamposto orientale e l’unico paese musulmano. La Turchia nell’Alleanza Atlantica, e soprattutto un esercito come quello di Ankara, da sempre puntello dello stato laico fondato da Ataturk, è uno dei bersagli da colpire. Come anche la richiesta – sostenuta persino dall’islamista moderato Erdogan – di adesione all’Unione Europea.
Una Turchia nella NATO e nell’Unione Europea. Una Turchia “ingabbiata” all’interno di alcune regole ben precise (comprese quelle dei diritti umani e civili). Una Turchia vicina all’occidente è come fumo negli occhi per i Bin Laden. Anche se porta l’oriente dentro l’Europa. Non solo con i milioni di immigrati turchi che, in Germania, sono rimasti attoniti a guardare lo scempio che si è consumato ieri sul Bosforo. Ma anche con una contaminazione che non può che far bene a un continente che è sempre più spostato a nordest. E sempre meno nel Mediterraneo che vide la gloria dell’antica Bisanzio.



vai al commento a p.8 dell'edizione odierna di Metro



Powered by Amisnet.org