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COUP DE THéATRE DEI RIBELLI FILIPPINI 30/11/2007

Un gruppo deviato dell'esercito si chiude per sei ore nel Peninsula Hotel di Manila chiedendo le dimissioni della presidente Arroyo: più che un vero golpe un gesto teatrale di protesta (nella foto i blindati della polizia davanti alla hall del Peninsula)

Junko Terao

Venerdi' 30 Novembre 2007
E' durato sei ore l'atto dimostrativo di un gruppo di ribelli dell'esercito filippino che ieri si sono asserragliati in un hotel di Manila chiedendo l’appoggio dell’esercito, le dimissioni della presidente Gloria Macapagal Arroyo, nuove elezioni. Un gesto teatrale, più che un vero tentativo di golpe, messo in scena da una trentina tra soldati e ufficiali, alcuni già protagonisti nel 2003 di un coup de théatre dello stesso stampo: molto fumo, poco arrosto. Allora erano 300 gli ufficiali ammutinati che contestavano il potere costituito (sempre la Arroyo) e denunciavano la corruzione delle stesse Forze armate. Ieri, invece, un déjà vu in tono minore, un atto unico che si è concluso, senza spargimento di sangue, con l'arresto dei ribelli, seguito in diretta dai mas-media mentre, fra l’altro, oltre 40 giornalisti seguivano intressati i discorsi e le spiegazioni dei militari. Teatro dei fatti il Peninsula Hotel, albergo a cinque stelle di Makati, cuore finanziario della capitale. Lì i ribelli sono arrivati in corteo, dopo essere usciti dall'aula di tribunale dove erano sotto processo per la prova di forza del 2003 e per quello che, secondo la vulgata del governo filippino, è stato il “fallito complotto contro la Arroyo del 2006”. Nel febbraio dell’anno scorso, infatti, la presidente ha dichiarato lo stato di emergenza per una settimana, arringando la popolazione su un presunto golpe imminente, preparato da alcuni vertici dell’esercito non più fedeli al governo.
Nella fragile democrazia filippina, dunque, i golpe tentati e falliti giungono quasi con cadenza annuale (si pensi che Corazon Aquino ne ha sventati sette). Ma ieri si è risolto tutto con celerità. I soldati si erano rinchiusi impedendo a chiunque di uscire. Circa duecento persone, tra personale dell'hotel e ospiti – fra cui vari giornalisti stranieri – hanno atteso col fiato sospeso e i bagagli in mano. Il dispiegamento delle forze di polizia in assetto antisommossa è stato immediato: il Peninsula è stato circondato e ai ribelli è stato imposto un ultimatum. Ma il tam tam dei giornalisti (ben accolti e riveriti), la voglia di visibilità, i proclami roboanti contro la corruzione facevano intuire che non c’erano intenzioni violente.
A guidare il gruppo di ammutinati, il senatore Antonio Trillanes, ufficiale di Marina, e il generale Danilo Lim, ex capo degli scout rangers, l'unità d'elite delle forze armate filippine, che in un comunicato ha chiesto all'esercito “di non sostenere più la signora Arroyo per mettere fine all'occupazione della presidenza che è contraria alla Costituzione e quindi illegale”, riferendosi alle numerose accuse di brogli elettorali e corruzione che negli ultimi due anni hanno delegittimato la presidente. Secondo quello che si legge sul sito internet del gruppo, l'azione avrebbe avuto il sostegno, tra gli altri, di due vescovi (ma la chiesa smentisce) di Teofisto Guingona, ex vicepresidente dell’amministrazione Arroyo. Allo scadere dell'ultimatum, alle 15 locali (le 8 italiane), dopo aver lanciato dei lacrimogeni, la polizia ha fatto irruzione nella hall con un blindato, mentre i ribelli, al terzo piano, stavano tenendo una conferenza stampa. Qualche sparo a vuoto e infine la resa dei 30, tutti arrestati. Poco prima Trillanes, già a capo del fallito golpe del 2003, aveva annunciato ai giornalisti la decisione di arrendersi per evitare di mettere in pericolo la vita dei civili rimasti bloccati nell'albergo. Nel frattempo Gloria Arroyo Arroyo, rientrata d'urgenza da una visita in provincia, aveva convocato una riunione di crisi e si era detta certa della fedeltà delle forze armate. Subito decretato il coprifuoco notturno "per garantire la legge e l'ordine", come ha dichiarato il segretario all'Interno Ronaldo Puno. Un altro golpe è finito a Manila. Tutti a dormire sogni tranquilli.

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