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IMMIGRAZIONE, SCHATZER: NO A ETICHETTE E A ESPULSIONI DI MASSA 2/12/07

Il direttore generale per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim),mette in guardia contro soluzioni drastiche e invita l’Italia a migliorare la legge.

Gabriele Carchella

Domenica 2 Dicembre 2007

Venezia - “Non si può dare a un gruppo l’etichetta di criminali. La discussione che c’è stata in Italia dopo il caso di cronaca che ha coinvolto un cittadino rumeno ci ha preoccupato”. Peter Schatzer, direttore generale per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), agenzia intergovernativa presente in oltre 150 pesi, mette in guardia contro i facili allarmismi che conducono a soluzioni drastiche. Schatzer parla a margine dell’incontro organizzato a Venezia dall’Inter Press Service (Ips), agenzia internazionale indipendente sul sud del mondo che conta su una rete i corrispondenti in 150 paesi. Tema del dibattito è “Il ruolo della comunicazione nell’alleanza fra le civiltà”. Una buona occasione per commentare le vicende che hanno riportato in testa all’agenda politica italiana la questione immigrazione. “Ci opponiamo a ogni tipo di espulsione di massa. Ogni caso va analizzato nel merito, altrimenti si rischia la discriminazione delle nazionalità e il razzismo”.

Si riferisce al decreto approvato d’urgenza dal governo dopo l’aggressione di Tor di Quinto, a Roma?

Per fortuna, al momento, l’orientamento del governo sembra quello di evitare espulsioni di massa e di rimpatriare solo coloro che hanno infranto la legge.

Ci sono misure che vorrebbe suggerire al governo italiano?

Ci sono alcune disposizioni della legge Bossi-Fini che potrebbero essere cambiate. Si tratta delle norme che introducono un sistema di liste all’estero per il reclutamento di forza lavoro straniera e il rilascio del visto. E’ un sistema che difficilmente funziona. Sarebbe meglio rilasciare visti per la ricerca di lavoro agli stranieri che posseggono qualifiche che in Italia mancano. E’ un metodo più efficace per far incontrare domanda e offerta di lavoro, più adatto al mercato attuale. Ora, invece, gli stranieri entrano con il visto turistico e si regolarizzano grazie alle quote. Un procedimento complicato. Altre carenze dell’Italia sono la mancanza di una legge organica sul diritto d’asilo, l’assenza di un iter giuridico certo per gli stranieri che hanno commesso reati. Comunque, il principale problema non è tanto l’afflusso di immigrati, quanto la loro integrazione economica.

Un caso a parte è quello dei nomadi…

Con l’apertura delle frontiere a paesi con numerose comunità di rom, il problema della loro integrazione è diventato più pressante. Sono comunità che hanno uno stile di vita completamente diverso. Ora tocca all’Italia fare la sua parte, ricordando che rom non significa rumeno e che molti di loro vivono ai margini e sono sfruttati da pochi malavitosi.

Ha visitato qualche Centro di permanenza temporanea?

Li abbiamo visitati. Alcuni sono eccellenti, mentre in altri c’è molto da fare. Abbiano visitato anche centri per immigrati n Libia. Preferiamo però la via della diplomazia silenziosa alla denuncia, perché a volte la denuncia provoca reazioni che si traducono in un peggior trattamento per gli immigrati. Non siamo contrari di per sé alla denuncia, ma riteniamo che sia compito di altre organizzazioni.

Dove cominciare per fermare le migrazioni clandestine che a volte costano la vita a chi decide di affrontare la traversata del Mediterraneo?

Si deve cominciare con l’assicurare migliori condizioni di vita nei paesi da cui la gente fugge in cerca di un futuro migliore. Bisogna far anche capire che il viaggio clandestino verso l’Europa comporta tantissimi rischi. A partire dalla traversata del deserto, per coloro che provengono dall’Africa sub-sahariana, per passare ai rischi che si corrono solcando il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni d fortuna. Tutto ciò è responsabilità dei trafficanti di esseri umani, ma non si può dimenticare che la responsabilità per la soluzione del problema ricade su tutti noi.



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