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La partecipazione alla Nato, la richiesta d'adesione all'Unione Europea, il rapporto con gli Usa: un bersaglio per il terrorismo di marca islamica

Paola Caridi

Giovedi' 20 Novembre 2003
Gli attentati di sabato scorso alle sinagoghe di Istanbul avevano un significato chiarissimo: le relazioni della Turchia con Israele. Relazioni diplomatiche, militari, persino nel campo dell'approvvigionamento idrico. Il terrorismo di marca islamica (che vada sotto la sigla di Al Qaeda o sotto una diversa) voleva colpire un governo islamista moderato, come quello guidato da Erdogan, nei suoi rapporti con Tel Aviv. Proprio nel giorno in cui le telecamere immortalavano il premier a colloquio col ministro degli esteri israeliano Silvan Sharlom.
Altrettanto chiari i diversi bersagli della carneficina di oggi. Due obiettivi inglesi fuori da una Londra blindatissima durante la visita di George Bush al suo più stretto alleato, il Tony Blair che l'ha appoggiato nell'avventura irachena. Ma non solo. Bersaglio altrettanto importante è di nuovo il governo di Erdogan, proprio nel giorno in cui le telecamere lo hanno immortalato con un altro ospite importante, per la Turchia e per la regione: Jalan Talabani, curdo, capo dell'Upk e soprattutto presidente di turno del consiglio iracheno di Bagdad. Un uomo che, insomma, ha racchiuso oggi in sé tutto ciò che la guerriglia filoSaddam in Iraq e la rete di Al Qaeda stanno combattendo. Non sembra casuale, peraltro, che proprio nello stesso giorno degli attentati di Istanbul sia stato compiuto un altro attentato, in Iraq, nella sede di Kirkuk dell'Upk, il partito di Talabani.
La strategia del terrorismo islamico si è ormai concentrata sui paesi della regione che si sono "venduti" agli americani, prima l'Arabia Saudita e ora la Turchia. In più, la Turchia rappresenta l'unico paese musulmano non soltanto presente nella Nato, ma in predicato di entrare nell'Unione Europea. Una richiesta che l'islamista Erdogan non ha mai ritirato, nonostante le pressioni interne, ma soprattutto dell'islamismo fuori dai confini turchi. E che viene vista dal terrorismo alla Bin Laden come una delle minacce più serie per il sogno delirante dei califfati. L'ingresso della Turchia in Europa, infatti, "blinderebbe" il paese musulmano del Vicino Oriente all'interno di regole (comprese quelle su diritti umani e civili) ben precise. Togliendo terreno e spazio ad altri.



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