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Revocati gli arresti domiciliari, l'ex premier Benazir Bhutto (nella foto) si unisce alla protesta dei giornalisti e convoca una lunga marcia per martedì. Il governo, intanto, annuncia che lo stato di emergenza potrebbe terminare entro l'anno.

Gabriele Carchella

Domenica 11 Novembre 2007
E’ durata solo un giorno la prigionia di Benazir Bhutto. L’ex premier pachistana, a capo delle proteste contro il presidente Pervez Musharraf, è uscita ieri dalla sua casa di Islamabad dopo la revoca degli arresti domiciliari. Una misura presa dal governo per impedirle di partecipare alla manifestazione in programma a Rawalpindi. La Bhutto si è subito recata nella sede del suo Partito popolare pachistano (Ppp) per riannodare il dialogo con responsabili del Ppp, diplomatici stranieri ed esponenti della società civile. E ha sfruttato al meglio la riacquistata libertà, prendendo parte a una manifestazione organizzata dai giornalisti contro l’oscuramento delle televisioni e lo stato d’emergenza imposto da Musharraf.
La marcia dei giornalisti ha offerto alla Bhutto la tribuna per arringare la folla: “Non accettiamo la museruola ai media e chiediamo che il governo revochi le brutali limitazioni imposte”, ha gridato con un altoparlante. “Il nostro paese sta vivendo tempi bui e dobbiamo lottare uniti contro la dittatura”. La leader dell’opposizione organizzerà martedì prossimo un nuovo raduno per la democrazia. La lunga marcia dovrebbe partire da Lahore per poi giungere nella capitale Islamabad. Di fronte alla crescente tensione, il governo non sta a guardare. Proprio ieri le autorità hanno intimato a tre giornalisti del quotidiano britannico Daily Telegraph di abbandonare il paese entro tre giorni per aver scritto “frasi volgari e ingiuriose” contro l’esecutivo. Al tempo stesso, è stato impedito alla Bhutto di incontrare l’ex capo della Corte suprema, Iftikhar Chaudhry, destituito da Musharraf e posto agli arresti domiciliari. Nel tentativo di rassicurare l’opinione pubblica, il ministro della Giustizia pachistano Malik Mohammad Qayyum ha detto che lo stato di emergenza proclamato il 3 novembre potrebbe essere revocato entro l’anno: “La questione della sicurezza riguarda soprattutto alcune parti del paese. Speriamo che continuerà a migliorare dovunque, come sta migliorando ora”. Per Musharraf, lo stato d’emergenza è giustificato dalle minacce che incombono sul paese, in particolare quella dei fondamentalisti islamici. Con questa mossa, il presidente cerca in realtà di rimanere al potere di fronte ai dubbi della Corte suprema sulla legittimità della sua rielezione, avvenuta lo scorso 6 ottobre.
Qayyum ha aggiunto che i ricorsi alla Corte suprema contro la candidatura di Musharraf alle presidenziali saranno discussi “presto”. Per questo, nei prossimi giorni, saranno nominati i due giudici che mancano alla corte per raggiungere il numero legale di undici. Il presidente Usa Gorge W.Bush ha definito positive le aperture del governo pachistano. Nonostante le concilianti parole del ministro, la lotta per il potere rimane però aperta. Musharraf ha sospeso la costituzione e rimosso la maggior parte dei giudici del paese. Misure che hanno scatenato le proteste degli avvocati e spinto l’opposizione a chiedere elezioni parlamentari entro il termine previsto di gennaio. Musharraf ha invece stabilito la data limite del 15 febbraio. E ha promesso di rinunciare alla carica di capo dell’esercito solo se la Corte suprema confermerà la sua rielezione.

Pubblicato oggi sui quotidiani locali del Gruppo Espresso



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