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Il continente visto da

Claudio Landi

Venerdi' 9 Novembre 2007

1.OCCHIO SULLA DEMOCRAZIA IN ASIA SUDORIENTALE I, CAMPAGNA ELETTORALE IN THAILANDIA

I thailandesi si preparano alle elezioni nazionali prossime venture. Le elezioni sono previste per il 23 dicembre. Sono state convocate dalla giunta al potere per dare una qualche legittimazione popolare al colpo di stato militare che, nel settembre del 2006 come ricorderete, ha rovesciato il governo costituzionale ma iperpopulistico di Thaksin Shinawatra.
Thaksin, potente e ricco magnate del settore delle telecomunicazioni della Thailandia, aveva fondato un suo personale partito, il TRT, 'I Thai amano la Thailandia', che appena presentato aveva immediatamente messo nell'angolo (grazie alle conseguenze della politica di risanamento economica messa in piedi dopo la crisi finanziaria asiatica del 92-93 partita proprio dal bath thailandese...) i partiti tradizionali del paese, tutti più o meno organizzati su basi esclusivamente clientelari e localistiche. Il TRT, in due successive elezioni, aveva conquistato inopinatamente la maggioranza assoluta di voti e seggi. Ma il magnate-primo ministro (Thaksin aveva preso subito l'incarico di capo del governo), forte del successo popolare, si era ben guardato dal risolvere il suo (immane) conflitto di interessi. Corona, elite tradizionale legata alla amatissima Dinastia reale, ceti urbani storicamente molto attenti ai diritti civili, avevano iniziato a mobilitarsi contro il regime populistico di mister Thaksin.
Il premier magnate adottò subito quella che venne definita da analisti asiatici ed americani la 'Thaksinomics', che prevedeva riforme sanitarie e sostegni finanziari ai contadini: una politica popolare messa in piedi da un governo populistico. Thaksin aveva anche messo in piedi un approccio militaristico contro la droga prima e contro l'insorgenza del Sud poi. Con conseguenze piuttosto gravi sul piano dei diritti civili.
Risultato: dopo qualche tempo, i ceti urbani si sono messi in piazza a chiedere le dimissioni del premier-magnate e la società thailandese si è spaccata. Fino a quando i militari benedetti dalla amatissima Corona non hanno deciso di mettere fine al dominio politico del primo ministro-magnate: fu il colpo di stato del settembre del 2006. Thaksin fu costretto a rimanere all'estero. Il suo personale partito è stato poi messo fuori legge dalla Corte costituzionale per violazione delle norme elettorali.
Ad agosto i thailandesi sono andati alle urne per il referendum sulla nuova Costituzione elaborata dalla giunta; a dicembre i thai sceglieranno il nuovo Parlamento. Il TRT, il personale partito di Thaksin non esiste più. Esiste però un nuovo partito erede del TRT, il Partito del potere popolare, guidato da Samak Sundaravej, che si propone di 'ridare l'onore' a Thaksin. Gli eredi di Thaksin sono uno delle due principali formazioni politiche che dovrebbero emergere da queste elezioni.
L'altra formazione politica che dovrebbe andare per la maggiore è lo storico Partito democratico, un partito moderato di impostazione neoliberale, che propone riforme economiche e un approccio pacifico alla crisi eversiva del sud del paese. Il Partito del potere popolare continua ad avere, come aveva il TRT, il sostegno delle regioni rurali centrali e nordorientali della Thailandia; il Partito democratico continua ad avere l'appoggio della metropoli, Bangkok, e dei distretti meridionali. Altre forze politiche 'minori' saranno comunque importanti: secondo gli osservatori infatti nessuno dei due partiti principali, neppure gli eredi di Thaksin, dovrebbe conquistare la maggioranza e quindi sarà comunque necessaria una coalizioni per governare il paese.

II, LE MANIFESTAZIONI PREELETTORALI IN MALAYSIA

La prossima settimana, le principali forze di opposizione, riunite nel 'Bersih' (una coalizione costituita dai quattro più importanti partiti di opposizione più una lunga serie di organizzazioni non governative), terranno una grande manifestazione popolare. I partiti più importanti di opposizione sono il National Peoples Party, il partito dell'icona antiregime, Anwar Ibrahim /nell'immagine in alto), ex viceprimo ministro messo in carcere dal suo ex mentore, il primo ministro dell'epoca, Mohamed Mahatir, il filocinese Partito di azione democratico, e il Pan Malaysian Islamic Party, il partito islamista locale.
La storia è la seguente: la Malaysia pur essendo una democrazia pluralistica in effetti ha un regime politico un po' particolare. Totalmente dominato dall'indipendenza dall'UMNO, il partito dell'Organizzazione Nazionale Malese Unita, rappresentativo dell'etnia malese, musulmana e maggioritaria, che guida una coalizione multipartitica, il Fronte nazionale, che comprende anche altre formazioni politiche rappresentative delle etnie cinese e indiana. La Malaysia infatti è un paese decisamente multietnico caratterizzato nei decenni scorsi da tensioni comunitarie piuttosto gravi. Solamente una accorta politica sociale ed economica gestita egemonicamente dall'UMNO ha evitato crisi e guai ancora maggiori al paese. Questa democrazia un po' speciale ha una legislazione poco liberale sia per la libertà di stampa sia per gli aspetti della sicurezza nazionale.
I partiti di opposizione chiedono di rivedere le norme elettorali, le leggi sulle campagne elettorali, il carattere attualmente subordinato al potere governativo della Commissione elettorale nazionale (che i partiti di opposizione vogliono effettivamente indipendenti). Per raggiungere questo obbiettivo hanno appunto promosso la manifestazione della prossima settimana. La Malaysia si prepara alla democrazia un po' meno particolare?

2.IL DRAGONE E L'ASIA SUDORIENTALE. COOPERAZIONE PECHINO-GIACARTA

Cina e Indonesia hanno siglato un accordo di cooperazione in materia di difesa. Ne ha dato notizia l'Agenzia cinese di stampa lo scorso 7 novembre. 'L'Indonesia – sottolinea l'agenzia di stampa – è il primo paese Asean ad aver stabilito una forte relazione di cooperazione strategica con la Cina'. L'accordo è stato siglato dai rispettivi ministri della difesa. E riguarda non solo i due governi, ma, e questo è un dato piuttosto significativo, le rispetive forze armate. Perchè il dato è significativo? L'Indonesia, dopo il colpo di stato di Suharto, comandante della Riserva strategica dell'esercito e il conseguente 'Grande Massacro' (nel quale perse la vita circa un milione di indonesiani di sinistra o sospettati di essere militanti o vicini al Partito comunista indonesiano, PKI), è diventato alleato fedele degli Stati Uniti in una regione, il sud est asiatico, piuttosto difficile per Washington. La sua collocazione geopolitica, la sua forza demografica, le sue ricchezze naturali, gas, legname, risorse minerarie, ne hanno fatto un alleato fondamentale per la strategia americana in Asia. L'Indonesia è stato anche il paese chiave per la cooperazione regionale, Asean, in chiave anticomunista. Con questi precedenti, anticomunisti e anticinesi, potrebbe destare qualche sorpresa vedere militari cinesi e militari indonesiani andare a braccetto nei delicatissimi settori della cooperazione strategica. Ma se si guarda la carta geografica, ancora una volta, e se si leggono i numeri dell'integrazione economica Cina-Asia sudorientale, allora ci si rende conto della situazione reale. L'Indonesia occupa la posizione fondamentale per il controllo degli Stretti di Malacca, l'arteria decisiva per i commerci marittimi dell'intero Far East. La Cina è l'economia e la potenza rampante del Far East. Morale: Pechino e Giacarta sono fatti per andare d'amore e d'accordo. Si potrebbe dire che è un caso di incontro fra domanda e offerta politica e strategica.


3.IL DRAGONE E NOI, OSSERVAZIONI SU UN CERTO APPROCCIO CINESE IN EUROPA. LA NOTA

Prima la notizia: dall'8 all'11 novembre, è ospite di Pechino il primo ministro della Slovenia. La notizia è stata anticipata il 7 novembre dalla stampa di Pechino. Evidentemente all'Impero di mezzo interessa anche la piccola Slovenia. Perchè? La domanda presenta qualche lato interessante. E tentiamo qui di dare qualche, limitata e parziale, risposta.
La Slovenia non è certamente il primo paese dell'Unione Europea, di piccole o medie dimensioni, ad essere oggetto delle 'attenzioni' geopolitiche dell'Impero di mezzo. Altri paesi 'piccoli' o 'medi' dell'UE in questi anni hanno stretto progressivamente relazioni strette con la Repubblica Popolare. Due esempi di una certa importanza (ma assai probabilmente i casi sono più di due...) sono Portogallo e Ungheria.
Il caso più interessante è quello portoghese. In questi due tre anni, Pechino ha costruito con Lisbona un rapporto politico e strategico molto stretto: l'opportunità è arrivata con la questione di Macao (la ex colonia portoghese ritornata assieme all'inglese Hong Kong alla Cina). Pechino ha approfittato di quella occasione per iniziare a stringere relazioni con Lisbona, relazioni che sono diventate importanti grazie alla Comunità dei paesi lusofoni, le ex colonie portoghesi. La ragione è ovvia: questi paesi sono molto, molto interessanti agli occhi di Pechino. Il Brasile è una delle grandi potenze del Sud del mondo emergenti; l'Angola è uno dei grandi produttori di petrolio e grazie agli investimenti e ai programmi cinesi è diventata sempre più importante; il Mozambico, la Repubblica di Timor est, la Guinea Bissau e la Repubblica di Capoverde sono comunque paesi di un certo interesse economico e strategico. 'Usando' la Comunità lusofona, con la quale la Cina ha siglato numerosi accordi e ha tenuto numerosi summit, Pechino ha iniziato a stringere a sé il Portogallo e le sue ex colonie.
Come abbiamo detto, un'altro paese 'piccolo-medio' con il quale Pechino ha iniziato a stringere rapporti è l'Ungheria, una nazione da una lunga storia con uno spazio centrale nell'Europa centroorientale: a settembre il primo ministro ungherese è stato ricevuto con tutti gli onori, copertura giornalistica compresa, dai massimi esponenti del regime cinese, segno di un interesse significativo da parte dell'Impero di mezzo. Oggi arriva a Pechino il primo ministro della Slovenia, paese della ex Yugoslavia. Ad ottobre, Pechino aveva siglato accordi tecnologici con l'Olanda.
Quale è la 'logica' di questi approcci di Pechino in Europa? In primo luogo c'è un fatto semplice: la Cina sembra prediligere i paesi 'piccoli e medi' dell'Unione. C'è poi un secondo passaggio che vale la pena di annotare: l'Europa unita, grazie anche alla frattura irachena, alle manovre dell'amministrazione Bush nell'usare le divisioni del vecchio continente anche per evitare che l'UE potesse diventare un competitore strategico, ha visto indeboliti i suoi legami comunitari. Nell''ircocervo Europa' è diventato più forte il lato intergovernativo: ciò ha reso più penetranti le azioni diversive dell'amministrazione Bush prima, ed ora rende più attive le politiche cinesi. Detto in altre parole, con le azioni 'divisive' in Europa, l'amministrazione Bush potrebbe aver lavorato per il Re di Prussia. La Cina ha subito imparato la lezione e tende anch'essa a stringere rapporti bilaterali con singoli paesi europei. Tendendo a preferire i paesi 'piccoli e medi'.



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