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Occhio per occhio, stupro per stupro

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BASTONE E CAROTA, IL GIORNO DOPO DI MUSHARRAF 6/11/07

A due giorni dal golpe di sabato il presidente soldato apre: in Pakistan a gennaio si faranno le elezioni. Ma intanto sono centinaia gli arrestati a cui non si è risparmiato il manganello. Riprovazione unanime ma, a parte l'Olanda, scarse sanzioni. Anche dagli Usa che si limitano a condannare ma che, a quanto pare, non intendono congelare gli aiuti

Emanuele Giordana

Martedi' 6 Novembre 2007

Nonostante le pressioni che, dagli Stati Uniti all'Italia, passando per numerosi paesi europei e per l'Onu, chiedono a Islamabad di ripristinare l'ordine costituzionale, Musharraf risponde senza spostarsi di un millimetro. Ma lascia aperta una porta: «Sono determinato ad attuare pienamente questa terza fase della transizione e ad abbandonare la mia uniforme, una volta che avremo raddrizzato questi pilastri nella magistratura, nell'esecutivo e nel Parlamento». Chiede tempo il presidente Musharraf e, nonostante un'ennesima giornata di arresti e di botte contro oppositori e avvocati nelle piazze, apre sul fronte elettorale. Le elezioni parlamentari in Pakistan si terranno infatti alla metà di gennaio come previsto, dice in giornata il capo del governo Shaukat Aziz. L'Assemblea nazionale (la Camera bassa del Parlamento), insieme alle Assemblee provinciali saranno sciolte entro il 15 novembre – chiosa il procuratore generale dello Stato Malik Abdul Qayyum - e dunque le elezioni legislative si terranno entro 60 giorni da tale data. Intorno a metà gennaio.
Intanto si sommano le proteste e le prese di posizione. Ha espresso «preoccupazione» per l'imposizione dello stato di emergenza in Pakistan l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour a cui, nel pomeriggio, si è unita del segretario generale Ban Ki Moon che ha fatto appello per un ritorno alla democrazia. Il ministro degli esteri Massimo D'Alema esprime «profonda preoccupazione» per la proclamazione dello stato d'emergenza e chiede, in linea con l'Unione europea, che siano presto ripristinate le condizioni per il libero esercizio dei diritti civili e politici e «la normalità democratica». Il diritto di voto rappresenta infatti un elemento fondamentale per il consolidamento democratico ed il pluralismo politico, dice D'Alema che pur prende atto delle motivazioni di sicurezza invocate dal governo del Pakistan. Durissima l'Olanda che ha sospeso tutti gli aiuti e ha chiamato col suo nome lo stato di emergenza: “colpo di stato”. Pressioni arrivano dalla lontana Australia come dal Regno Unito che minaccia la sospensione degli aiuti. Resta ambigua la posizione americana nonostante le prese di posizione dell'Amministrazione Bush che si è personalmente speso ma solo per chiedere il “ritorno alla democrazia”. . Benché il capo della diplomazia Condoleezza Rice abbia reiterato che Pervez Musharraf – cui ha anche telefonato - deve mantenere la sua parola e «rinunciare alla divisa», ripristinando i diritti costituzionali in Pakistan, per ora gli Usa hanno sospeso infatti solo i colloqui bilaterali annuali con il Pakistan sulle questioni militari. E, secondo il New York Times di ieri, ben informato sull'agenda del dipartimento di stato , gli Usa continueranno ad erogare miliardi di dollari in aiuti al Pakistan, malgrado le dichiarazioni su una loro revisione.
Intanto sul fronte interno continuano a centinaia gli arresti mentre la polizia ha caricato dimostrazioni pacifiche di avvocati, con gas lacrimogeni e manganelli. Sarebbero almeno 1.500 le persone arrestate: avvocati, magistrati, responsabili e militanti di partiti politici sono stati fermati o posti agli arresti domiciliari. Forte tensione a Lahore, capoluogo del Punjab, in seguito all'arresto da parte della polizia del leader della Jamaa Islamiya, Qadi Hussein Ahmad ai domiciliari per tre mesi.

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