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LA SCELTA ESTREMA DI PERVEZ MUSHARRAF 4/11/07

Proclamato lo stato di emergenza e sospese le garanzie costituzionali. Nuov scontro all'alta corte. Il Pakistan ripiomba negli anni bui della guida militare

Nell'immagine tratta dal quotidiano pachistano PakTribune, di guardia alla corte suprema

Emanuele Giordana

Domenica 4 Novembre 2007

Quel che si temeva da tempo è accaduto. Il presidente pachistano Pervez Musharraf, senza aspettare la sentenza della corte suprema sulla sua rielezione e riportando indietro l'orologio di una storia costellata di colpi di stato, ha imposto lo stato di emergenza e ha sospeso tutte le garanzie costituzionali, sostituite da un ordinamento costituzionale provvisorio che risponde solo a lui. Chiusi i canali indipendenti televisivi e occupate dalle forze armate le principali stazioni radio e tv che sono poi servite al presidente per confermare, con un discorso alla nazione,la scelta estrema dell'esecutivo. Brutte ore anche per il capo della corte suprema, il magistrato Iftikhar Mohammad Chaudhry, che ha condannato la scelta liberticida. L'uomo che in passato si era già duramente scontrato col presidente, che già una volta lo aveva licenziato dal suo posto di comando nella più alta sede giuridica del paese, è stato immediatamente sollevato dal suo incarico.
Sono ore drammatiche in Pakistan e sembrano la conclusione di una tensione durata mesi e che aveva visto minacciare più di una volta la scelta estrema. Arrivata ieri.
La scelta estrema è stata fatta poco prima che la corte suprema emettesse il suo verdetto (probabilmente contrario) sulla controversa rielezione, avvenuta alcune settimane fa, dello stesso Musharraf ed è stata decisa durante un vertice di emergenza convocato dal presidente cui hanno partecipato i principali ministri che stanno adesso decidendo quali misure imporre nelle varie province del paese, in una situazione che rischia di precipitare il Pakistan nella guerra civile. I focolai di tempesta sono infatti numerosi: dalle aree tribali al confine con l'Afghanistan, che pullulano di fondamentalisti, neo talebani e qaedisti, alla turbolenta provincia del Beluchistan o del Sindh, la regione con capoluogo Karachi dove è più forte il partito di opposizione che fa capo a Benazir Bhutto, l'ex premier da poco rientrata in Pakistan ma che al momento dell'imposizione dello stato di emergenza si trovava a Dubai, da cui è subito ripartita per tornare in Pakistan. In effetti la dichiarazione dello stato di emergenza fa riferimento alle minacce del terrorismo fondamentalista ma anche alle interferenze del sistema giudiziario: un chiaro riferimento allo scontro con Chaudhry che, in passato, ha infiammato le piazze e la società civile pachistana. L'alto magistrato, dal canto suo, assieme a diversi altri giudici, essendosi rifiutato di sottoscrivere lo stato di emergenza, è già stato sostituito rapidamente dal collega Abdul Hamed Dogar, un uomo vicino a Muhsharraf. La rapidità con cui ha sostituito il rivale fa capire come la mossa fosse preordinata da tempo.
Nemmeno troppo dure, le reazioni americane sono state affidate al capo della diplomazia Condoleezza Rice che ha definito la scelta di Islamabad “altamente deplorevole” mentre il portavoce del dipartimento di stato Sean McCormach, ha definito lo stato di emergenza un “grave passo indietro per la democrazia” (oggi gli Usa hanno cambiato passo e minacciato la sospensione degli aiuti militari che ieri non era stata messa in discussione).Preoccupazione è stata espressa anche da altri paesi, dal Regno Unito all'India, all'Unione europea.
Il vero punto di svolta, forse più degli attentati che, solo in ottobre, hanno ucciso oltre 150 persone, è stata il 6 ottobre scorso la rielezione di Musharraf a capo dello stato dal parlamento uscente e non, come vorrebbe la carta costituzionale, da quello che dovrebbe nascere dalle elezioni, ora in forse, di gennaio. Il suo mandato scadrebbe il 15 novembre e la corte suprema si sarebbe dovuta riunire lunedì e prendere una decisione entro il 12 novembre per confermare o meno il voto del 6 ottobre, contestato dalle opposizioni che accusano Musharraf, non solo di volere un terzo mandato (è al potere da otto anni), ma di non aver mantenuto la promessa di lasciare la guida delle forze armate.
Le autorità pachistane avrebbero inoltre arrestato Aitzaz Ahsan, avvocato e leader dell'opposizione che aveva contestato la validità della rielezione del presidente.

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