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AFFARI D'ORO PER LE IMPRESE ITALIANE IN BIRMANIA 5/10/07

In una conferenza ieri a Padova la Cisl ha reso nota una lista con le imprese nostrane che fanno affari con la giunta militare di Shwe (un fatturato di oltre 120 milioni di euro solo nel 2006), insieme a un pacchetto di richieste al governo italiano per intervenire contro il regime asiatico

Tiziana Guerrisi

Venerdi' 5 Ottobre 2007

Mentre la diplomazia internazionale protesta per la repressione in Birmania, l’Italia continua a chiudere affari d’oro con la giunta di Than Shwe. Cifre da capogiro che nel 2006, tra import-export, hanno raggiunto gli oltre 120 milioni di euro coinvolgendo circa 360 aziende italiane. Spulciando l’elenco fornito ieri dalla Cisl nel corso di una conferenza della regione veneta a Padova fanno capolino nomi noti dell’industria nostrana. In Italia giungono soprattutto legno, minerali preziosi e tessuti per l’abbigliamento, prodotti largamente impiegati che spiegano la presenza di imprese largamente conosciute dai consumatori italiani. Si parte dall’Oviesse, del noto gruppo Coin, che – nonostante un codice di condotta conforme alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e alle convenzioni sui diritti dei lavoratori dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro - è legata al regime birmano da un fatturato di oltre 2,5 milioni di euro. Buone alleanze anche per il gruppo Auchan che in Birmania ha comprato per oltre 460 mila euro, e per l’italiana Bulgari gioielli con un conto di circa 380 mila euro. Va anche meglio alla francese Van Cleef&Arpels Logistic, che produce articoli di lusso e che nell’elenco della Cisl risulta aver chiuso affari per 4,8 milioni di euro. Meno note alcune imprese che importano il prezioso teak birmano, come la Bellotti Spa (oltre 7 milioni di euro), e la Nord Compensati Spa (2,4 milioni di euro), mentre stupisce che in alcuni casi si tratti di imprese che, come la Margaritelli e la Gazzotti nel settore del legname, vantano la certificazioni di ecosostenibilità “Fsc”, ma non altrettanta attenzione per i diritti umani. Per le esportazioni il giro di affari supera 60 milioni di euro, ma la presenza italiana si concentra in poche aziende concentrate nei settori meccanici e di difesa. Alla Danieli Officine Meccaniche Spa - specializzata in prodotti industriali nel settore dell’acciaio – il legame con il paese asiatico ha fruttato più di 55 milioni di euro, mentre l’Avio Difesa e Spazio, insieme agli altri settori di Avio Spa, ha mosso nel settore dei componenti aerospaziali militari e civili oltre 1,4 milioni di euro.
Un quadro fin troppo cristallino che ha spinto la Cisl - in linea con le richieste del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi, del governo birmano in esilio e del sindacato Ftub - a chiedere la sospensione di ogni legame economico con il regime. “Le imprese italiane non possono macchiarsi le mani di sangue” ha sentenziato Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl durante la conferenza di ieri, “mantenendo relazioni con una giunta militare che ha sotto il suo tallone un intero popolo, vessato, torturato e ucciso”. Ecco pronto allora un pacchetto di richieste che lo stesso Bonanni vorrebbe consegnare al ministro degli Esteri Massimo D’Alema prima della sua partenza per l’India. Fra gli interventi urgenti la Cisl vorrebbe riunire allo stesso tavolo Unione europea, Asean (Associazione dei paesi dell’Asia sud-orientale), Asem (Asia-european meeting) e Saarc (l’Associazione per la cooperazione regionale dell’Asia del Sud) per costringere la giunta militare al dialogo con la Lega Nazionale per la Democrazie del leader agli arresti domiciliari San Suu Kyi. Oltre all’urgenza di un’assunzione di ruolo precisa da parte delle Nazioni Unite la Cisl chiede di rendere effettivo l’embargo totale di armi verso Rangoon, controllando al tempo stesso la triangolazione del commercio bellico. In altre parole al governo sarà chiesto di interrompere l’accordo di cooperazione militare con l’India in caso Nuova Delhi non fermi le esportazioni di armi verso il paese asiatico.



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