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IL GOVERNO PRODI E LE POLITICHE DI PACE 03/10/07

La Tavola della Pace, alla vigilia della marcia Perugia-Assisi di domenica prossima, ha presentato ieri al premier Romano Prodi un dossier su quanto il centro-sinistra ha saputo fare in un anno a favore della pace e dei diritti umani, in Italia e all'estero. Molte le contraddizioni, a partire dall'attenzione crescente dedicata alle spese militari

Tiziana Guerrisi

Mercoledi' 3 Ottobre 2007

La Tavola della Pace si prepara alla Perugia-Assisi presentando ieri a Prodi un dossier sulle politiche di pace del primo anno di governo di centro-sinistra. Al di là dei distinguo, che sono molti come i temi passati al setaccio, le zone grigie non mancano. Un esecutivo in forte inversione di tendenza rispetto al governo Berlusconi, a partire da un maggiore impegno rafforzato in cooperazione che promette di crescere nel 2008. Ma la Finanziaria dello scorso 28 settembre riaccende i timori di molti perché racchiude molte delle contraddizioni rimarcate dalla Tavola della Pace. Quello che manca al governo Prodi non è tanto la volontà di centrare il ruolo dell’Italia intorno al dialogo e alla condivisione dei processi decisionali – soprattutto in politica estera - quanto la coerenza effettiva nella pratica. Come il passo di un gambero il governo spesso ha mantenuto il piede in due staffe. Il divario fra priorità annunciate e decisioni reali salta all’occhio già nella politica estera dell’ultimo anno. A una politica di prevenzione diplomatica dei conflitti - grazie alla cooperazione, al peacekeeping non interventista, all’importanza del dialogo insieme al ruolo centrale dell’Onu – si accompagna un’enfasi evidente per l’opzione militare. In Libano al via libera della missione Unifil2 doveva seguire una fase negoziale, che invece è rimasta quasi lettera morta, davanti alla possibilità invece di potenziare la missione militare per disarmare il movimento di Hezbollah. L’Afghanistan per altre ragioni racconta di un’uguale insidiosa incoerenza quando, davanti al precipitare della situazione, con l’aumento di vittime civili – molte colpite dalle forze Isaf – sparisce o arranca un intervento politico di più ampio respiro, nonostante le richieste della società civile. E proprio per rilanciare un’azione globale in Afghanistan il prossimo 6 ottobre, durante la Settimana della Pace, la rete “Afgana.org” (www.afgana.org) nata nella scorsa primavera per promuovere la costruzione sociale e politica del paese, presenterà a Perugia al ministro degli Esteri Massimo D’Alema le richieste di parte della società civile per una nuova fase della politica italiana a Kabul.
L’attenzione preponderante per il militare, comunque, si legge anche nella volontà di proseguire, con poca attenzione per le richieste della società civile, l’accordo per la nuova base militare Usa a Vicenza, come nella costruzione – insieme agli Stati Uniti - dei potenti aerei da guerra F-35 capaci di trasportare anche dispositivi nucleari, per un costo complessivo di oltre 20 miliardi di euro fra produzione e acquisto. Ancora nel potenziamento della base militare di Sigonella - che dovrebbe essere triplicata – e nel piano che vorrebbe inserire l’Italia nel progetto di scudo antimissile. Un quadro in perfetta sintonia con il bilancio della Difesa, che nel 2007 è cresciuto del 13%, superando la cifra record di 21 miliardi di euro e portando l’Italia all’ottavo posto nel mondo per spesa militare.
Anche in materia di diritti umani l’Italia da una parte è entrata nel Consiglio Onu sui diritti umani, dall’altra parte in Europa prosegue una politica sulle migrazioni che, sottolinea la Tavola della Pace, ha dimostrato molti dei suoi limiti. Soprattutto da quando la Commissione europea ha dato via libera a Roma per contrattare con la Libia il controllo militare delle frontiere meridionali in cambio dell’accesso nelle acque libiche delle pattuglie della Frontex (l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne). La Libia, infatti, non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra per i rifugiati, non riconosce il diritto di asilo, e le autorità locali sono accusate di continue violazioni dei diritti umani. Tutto mentre in parlamento si dovrebbe discutere della riforma del testo unico sull’immigrazione, che raccoglierebbe almeno alcune delle richieste della società civile e che nei suoi punti chiave ha già avuto l’appoggio della conferenza unificata Stato-Regioni. Allo stesso tempo mentre il governo Prodi tutela i diritti fondamentali al Palazzo di Vetro non sembra mettere la stessa enfasi – si legge nel rapporto – quando si tratta di assicurare la tutela di alcune minoranze, come quella della comunità rom, al centro di molti attacchi nell’ormai noto dibattito sulla sicurezza degli ultimi mesi.


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