Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

STRAGE A NASSIRYA: LE OPINIONI DI CARACCIOLO, GUOLO, CALVI E RIENZI 13/11/03

Alcune reazioni all'attentato sucida che ha coinvolto i soldati italiani

Gabriele Carchella

Giovedi' 13 Novembre 2003



Non sono teneri i giudizi di analisti e osservatori dopo la strage di Nassiriya. Con il cordoglio e la solidarietà, giungono infatti anche le critiche alla politica della Casa Bianca e dei suoi alleati: la coalizione anglo-americana non ha una strategia globale e non controlla il territorio. Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, attribuisce il sanguinoso attentato di Nassiriya ai sopravvissuti del defunto regime iracheno: “L’atto terroristico è molto probabilmente opera di gruppi arabo-sunniti legati al regime di Saddam. Collegamenti con la rete terroristica internazionale di matrice islamica sono possibili, ma la componente fondamentale è quella interna: l’obiettivo degli attentatori è cacciare la colazione dall’Iraq”. Secondo Caracciolo, “nessuno oggi può ritenersi immune: si colpiscono tutti i contingenti stranieri perché sono considerati forze d’occupazione. Si vuol dare al popolo iracheno la sensazione che gli alleati non sono in grado di assicurare la stabilità e il futuro del paese”. I militari italiani, aggiunge il direttore di Limes, non hanno particolari responsabilità: “Il nostro contingente ha fatto cose egregie. Errori particolari da parte dei nostri militari non ce ne sono stati. Il problema è che gli italiani sono in Iraq senza uno scopo preciso e senza sapere come si uscirà dalla crisi. L’errore, dunque, è quello di essere presenti in Iraq”.
L’islamologo Renzo Guolo sottolinea invece il coinvolgimento della rete terroristica di Al Qaeda: “La responsabilità dei gruppi islamismi è evidente non solo perché l’attentato è avvenuto fuori dalla zona sunnita e dal territorio della guerriglia baathista e nazionalista, ma anche perché in quell’area aveva già colpito il jihadismo non legato a realtà locali, già entrato in azione a Najaf con l’assassinio dell’imam sciita Al-Hakim”. Alle radici della strage, secondo Guolo, vi sono dunque i proclami del leader di Al Qaeda: “L’invito di Bin Laden a colpire gli alleati degli Usa si è realizzato. Anche se gli italiani hanno tentato di instaurare buone relazioni con la popolazione locale, mantenendo un atteggiamento fermo ma non arrogante come altre forze della coalizione, l’ambiente è rimasto ostile”. Maurizio Calvi, presidente del Centro alti studi per la lotta al terrorismo, si augura che nonostante un dolore “forte perché colpisce un esercito che, in tante operazioni di peace-keeping, aveva dato prova di equilibrio”, non si perda la ragione e “il nostro esercito conservi il suo grande equilibrio e la saggezza fin qui dimostrata”.
Lello Rienzi di “Un ponte per”, una delle sette Ong italiane presenti in Iraq, esprime profonda preoccupazione per l’escalation di violenza: “Abbiamo paura per i nostri operatori in Iraq. Lavoriamo in Iraq da 12 anni e ci siamo rimasti anche sotto le bombe. Temiamo che il contingente italiano venga percepito come ostile, creando problemi anche agli italiani che sono in Iraq per portare aiuto umanitario”. Intanto, nessuna organizzazione umanitaria italiana è presente a Nassiryia. Per le nostre Ong, infatti, la vicinanza con i militari produce confusione tra intervento umanitario e armato: “L'invio del contingente militare ha trasformato il nostro paese in una potenza occupante”, continua Renzi. “Oggi più che mai è necessario ritirare immediatamente il contingente italiano prima che altri tragici episodi si ripetano. L'Italia deve unirsi ai paesi europei come Francia e Germania che non hanno mandato soldati e si stanno adoperando per restituire il paese agli iracheni, dando pieno mandato all’Onu”.









Powered by Amisnet.org