Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


PALESTINA, AFFARI DI FAMIGLIA O AFFARI DEL MONDO? 22/9/11

SE GLI ARCHIVI PARLANO 19/9/11

SE GLI ARCHIVI PARLANO 19/9/11

TERRA E LIBERTA' 15/9/11

I FRUTTI DELLE RIVOLUZIONI: STRETTA DI MANO HAMAS-FATAH AL CAIRO 28-4-11

PALESTINE PAPERS. STORIA DI UNA CAPITOLAZIONE 24/1/11

"MA CHE CI STA SUCCEDENDO?". ISRAELE VISTA DAGLI ISRAELIANI 17/1/11

HUMOUR ALLA GEROSOLIMITANA 11/1/11

BIDEN E RAMAT SHLOMO 10/3/10

OXFAM, GAZA WEEKLY UPDATE 14/01/10

JERUSALEM BLUE 21/11/09

OBAMA, IL NOBEL E GLI ARABI 9/10/09

IL PRIMA E IL DOPO GAZA NELLE CONSTITUENCY DI HAMAS 6/10/09

GERUSALEMME, SEGNALI PERICOLOSI

LA ECO-SCUOLA DEGLI JAHALIN 31/08/09

SIRIA-ISRAELE: CONTINUA L'ALTA TENSIONE 18/9/07

Dopo l'incursione aerea del 6 settembre, filtrano indiscrezioni e ammissioni sulla "storia non detta". Mentre in Israele del raid non si parla

Paola Caridi

Martedi' 18 Settembre 2007

Gerusalemme – L’accusa gira da giorni, e parte dagli Stati Uniti. La Siria avrebbe materiale nucleare, e potrebbe arrivare dalla Corea del Nord. A smentire la notizia, però, non sono state solo le autorità siriane, per le quali l’accusa prelude a un attacco armato contro Damasco. La smentita più secca alle accuse lanciate venerdì scorso dal dirigente più alto in grado al dipartimento di stato sulla proliferazione nucleare, Andrew Semmel, è invece arrivata ieri da Seul. Dove il ministro degli esteri sudcoreano Song Min Sun ha escluso una collaborazione sulla tecnologia nucleare tra Corea del Nord e Siria.
Il capitolo sul nucleare di Pyongyang alla Siria è solo l’ultimo episodio nella “storia non detta” dell’attacco aereo israeliano alla Siria, il 6 settembre scorso. Da allora, da quando sono filtrate le prime indiscrezioni della violazione dello spazio aereo siriano da parte dei caccia di Tel Aviv, è partita la caccia alla notizia. Qual era la missione da compiere? E gli obiettivi erano solo siriani? Tutte domande alle quali né la politica né la stampa israeliane hanno dato nessuna risposta: la censura militare non filtra nulla. E anche il capo dell’intelligence militare, Amos Yadlin, non ha detto nulla domenica scorsa dell’Operazione Orchard di fronte alla commissione esteri della Knesset, mantenendosi invece sulle generali, e affermando che Israele, dallo scorso anno, ha ristabilito la sua deterrenza verso Siria e Iran.
Niente di più, per il pubblico israeliano. E per i politici, dai cui ranghi arriva qualche malumore, esemplificato dalla richiesta, fatta ieri da una deputata del partito di sinistra Meretz al procuratore dello stato, di imporre al governo di riferire alla Knesset sui misteriosi voli sulla Siria.
Notizie e indiscrezioni, comunque, arrivano copiose dalla stampa anglosassone. E da fonti alternative, come i siti degli esperti di cose mediorientali. Sul blog di Joshua Landis, professore americano tra i più accreditati studiosi di cose siriane, è stato pubblicato ieri il reportage dell’unico giornalista occidentale, Trish Schuh, che è arrivato a Deir ez-Zor, la cittadina della Siria centrale vicina al confine con l’Iraq, dove si trova la base militare su cui si sarebbe diretto l’attacco israeliano perché vi sarebbe stato ammassato materiale nucleare. I tecnici di una società petrolifera che opera a Deir ez-Zor, dice Shuh, non hanno registrato nessun livello particolare di radiazioni, nei giorni successivi al 6 settembre, nonostante effettuino quotidianamente monitoraggi, per seguire la procedura standard del processo di raffinazione.
E allora? Torna in auge l’idea che il raid israeliano, che secondo le indiscrezioni della stampa anglosassone avrebbe avuto il sostegno logistico americano, fosse un’operazione per saggiare la contraerea siriana in caso di attacco contro i siti nucleari del regime di Teheran: il territorio iraniano, insomma, si raggiunge più in fretta attraversando un corridoio aereo siriano.
Come che sia, la “storia non detta” sta facendo crescere la tensione sul fronte nord-est, mai sopita da quando – quest’estate – è partito il tam tam mediatico in Israele sulla possibilità di una guerra con la Siria. Ora, l’ipotesi di un confronto armato è meno improbabile di prima.

Leggi l'articolo sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



Powered by Amisnet.org