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BUFERA SULLA VISITA DI BASHIR IN ITALIA 14/9/07

Il governo pensa di poter ottenere dal presidente sudanese garanzie serie. Ma i nodi restano tutti da sciogliere. E dall'opposzione ad Amnesty International in molti alzano la voce. Incontri con Prodi, Napolitano e il Pontefice

A fianco una mappa del Sudan con indicato il Darfur

Emanuele Giordana

Venerdi' 14 Settembre 2007

Un invito “sorprendente” per Amnesty International. Una visita che lascia “perplessa” l'opposizione. Una mobilitazione annunciata dai gruppi di difesa dei diritti umani. I rifugiati in Italia che chiedono a Prodi fermezza. La visita di Omar el-Bashir a Roma è già nell'occhio del ciclone ancora prima del suo inizio fissato per questa mattina alle otto, quando il capo di stato sudanese sarà ricevuto da Prodi prima di recarsi da Napolitano e, infine, dal Pontefice.
La buriana italiana era stata preceduta da una lettera a 25 scritta da altrettanti europarlamentari che chiedevano a Roma di non ignorare le nefandezze del regime sudanese. Lo pensa anche Franco Moretti, coordinatore di Nigrizia, la rivista missionaria che già aveva criticato il premio di Nessuno Tocchi Caino consegnato da Prodi a Kagame. “Bashir sta cercando di farsi vedere all'estero sotto una buona luce. Dipende quindi da cosa Prodi gli dirà. Ma oltre a questo l'Italia dovrebbe impegnarsi per una conferenza internazionale e fare pressioni sulla Cina, grande protettore di Khartoum al Consiglio di sicurezza. Lo chiedessero ai profughi sudanesi cosa va detto a Bashir”. Profughi (rifugiati in Italia) che per altro hanno scritto al premier chiedendo un incontro e un impegno per un “accelerato il dispiegamento delle forze di pace, piena applicazione della nuova risoluzione Onu” e “costituzione di una no-fly zone sul Darfur”. Anche Padre Giulio Albanese non ha dubbi su quello che Roma dovrebbe esigere da Bashir. Con lui, che il fondatore di Misna definisce un “malavitoso golpista, responsabile di crimini indicibili” bisogna comunque trattare. “Nondimeno – aggiunge – se è giusto dialogare, sempre e a 360 gradi, bisogna essere chiari. Khartoum promette e non mantiene mai e se l'accettazione della forza ibrida Onu-Ua è una buona notizia, bisogna esigere garanzie. Le parole non bastano, ci vogliono segnali chiari”.
Perplessità sulla visita li esprime anche l'opposizione. Alfredo Mantica, vicepresidente della commissione esteri del senato sceglie però la formula dubitativa: “Bene se l’incontro è finalizzato a un impegno forte dell’Italia e a un’assunzione di responsabilità primaria per un processo di pace. Altrimenti vorrei capire le ragioni di un’apertura improvvisa verso il Sudan, che peraltro in questo momento è un paese che sta diventando molto ricco per il petrolio. Spero non sia una questione di interessi commerciali. Se si tratta di rinnovato impegno italiano per la pace, lo sforzo apprezzabile a patto però che la pressione su Bashir sia molto forte, perché il gioco dei sudanesi si protrae da troppo tempo e duecentomila morti pesano sulla coscienza di tutti”. Gli risponde per il governo il sottosegretario Famiano Crucianelli: “La visita rappresenta proprio il tentativo di portare ancora più avanti il processo. Nessun interesse commerciale in Sudan, quanto la necessità di risolvere la vera piaga del genocidio che si è consumato in Darfur”.
Ma la posizione del governo convince fino a un certo punto. Per Amnesty International è «sorprendente» che Roma abbia deciso di ricevere il presidente sudanese mentre la situazione dei diritti umani nel Darfur continua a essere una delle «più drammatiche crisi umanitarie del mondo». Eppure alla Farnesina si dicono fiduciosi e più di una fonte conferma, dietro le quinte, la mediazione della diplomazia ombra del Vaticano: i famosi “caschi blu di Dio” della Comunità di Sant'Egidio.
Come che sia il tam tam della polemica deve aver colto nel segno se a “Italian for Darfur”, l'associazione che promuove domenica prossima la giornata mondiale per ricordare il genocidio (con l'arrivo di una fiaccola della pace partita dal Ciad che sarà consegnata a un sopravvissuto), arrivano i messaggi di Fausto Bertinotti e Franco Marini. Intanto alla Farnesina già pensano a come partecipare alla missione di pace Onu-Ua di 26mila uomini per la quale ha fatto richiesta il titolare del Palazzo di Vetro Ban ki-moon. Forse ne parleranno anche D'Alema e il suo omologo sudanese Lam Akol, accompagnati dall'eco del recente annuncio di una ripresa dei colloqui tra i gruppi dei ribelli del Darfur e il governo di Khartoum. A Tripoli il prossimo 27 ottobre.

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