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L'"ORA D'ARIA" IN PAKISTAN DI NAWAZ SHARIF 11/9/07

Perché è durato meno di cinque ore il rientro a Islamabad dell'ex premier e capo della Lega musulmana Nawaz Sharif, deposto dal generale Musharraf (nell'immagine) con un golpe nel 1999. E rispedito ieri in esilio direttamente dall'aeroporto di Islamabad in cui era appena atterrato

Emanuele Giordana

Martedi' 11 Settembre 2007

Il rientro a Islamabad dell'ex premier Nawaz Sharif, deposto dal generale Musharraf con un golpe nel 1999, è durato meno di cinque ore. L'intera giornata si è invece consumata in Pakistan tra scontri e incidenti tra suoi sostenitori e forze di sicurezza in diverse città: Islamabad, Rawalpindi, Attok. Poi l'uomo politico pachistano ha dovuto fare dietro front e imbarcarsi obtorto collo su un volo per Jedda, Arabia saudita, il luogo dove ha vissuto in esilio per sette anni.
La sua partenza ieri mattina su un aereo della Pakistan Airways da Londra (dove per sicurezza era rimasto il fratello Shahbaz) aveva già segnalato, con un'ora di ritardo sull'orario di volo, che le cose sarebbero state complicate. Poi, all'arrivo a Islamabad, la vicenda è stata chiara fin dall'inizio. Come si sia svolta la trattativa tra Sharif e gli uomini dell'immigrazione non è chiaro: pare che l'ex premier si sia rifiutato di consegnare loro il passaporto mentre questi gli rendevano noto, cosa per altro risaputa, che correva il rischio di essere arrestato per corruzione. Alla fine Sharif ha lasciato l'aereo su cui era arrivato per salire su un elicottero ed essere trasferito su un altro volo in partenza per Jedda. Pare che le autorità locali gli abbiano ricordato il patto sottoscritto con Musharraf per terminare, dopo 14 mesi, la sua permanenza in prigione iniziata col golpe del '99. Patto che prevedeva un esilio di dieci anni.
Come che sia Nawaz Sharif ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco ben sapendo, tra l'altro, che il suo rientro non era, come invece per la sua collega dell'opposizione in esilio Benazir Bhutto, concordato con Islamabad con il beneplacito di Washington (che infatti ha bollato la vicenda come “affare interno pachistano”). Sharif era solo anche se ha incassato ieri l'appoggio della Ue, secondo cui avrebbe il dritto di difendersi. Davanti a un tribunale e in Pakistan.
Sharif aveva previsto un viaggio trionfale in macchina da Islamabad a Lahore, capitale del “suo” Punjab, la provincia ricca che fornisce i quadri alti all'amministrazione pubblica e all'esercito. Ma è nell'esercito che stanno i suoi nemici, primo fra tutti Pervez Musharraf, l'uomo che lo ha fatto cadere dagli altari alla polvere. Sharif non è, come vorrebbe apparire, un paladino della democrazia. E' nato all'ombra del generale Zia Ul-Haq, l'uomo che islamizzò un Pakistan musulmano ma non islamico e che si era sporcato le mani di sangue mandano a morte, tra gli altri, il padre di Benazir Bhutto. Poi è cresciuto strizzando l'occhio agli islamisti quando gli facevano comodo e alle potenti lobby punjabi che gli garantivano la base di massa dell'elettorato della Lega musulmana, spaccatasi in due con la sua dipartita. Uomo forte e poco avvezzo al rispetto delle regole democratiche, Sharif non era poi così amato anche se l'esilio, e ora il ritorno interrotto, ne fanno adesso un martire difficile da gestire.
Perché Musharraf lo teme tanto? Assai più della Bhutto con cui sta comunque trattando un faticoso – e non più scontato – rientro? Per due buoni motivi. Il primo è che, non avendo negoziato con lui, sarebbe stato difficile maneggiarlo una volta rientrato a casa. Rientro ostacolato dal regime pachistano e ottenuto con una sentenza della corte suprema il 23 di agosto, firmata da quel Iftikhar Chaudhry che proprio Musharraf aveva deposto d'imperio ma che la piazza e, all'unanimità, la Corte suprema stessa hanno reinsediato al suo posto. Il secondo è che, dicono gli osservatori, il suo ritorno “fisico” avrebbe creato grande imbarazzo tra i quadri alti della Lega musulmana, Pml-Q o Pakistan Muslim League- Quaid-e-Azam (dal soprannome di Jinnah, fondatore del Pakistan) passati con Musharraf spaccando l'organizzazione, da allora divisa in due: Pml-Q e Pml-N (Nawaz), quest'ultima fedele al vecchio premier e passata all'opposzione. Sulla Pml-Q Musharraf basa il suo potere in parlamento attraverso accordi di vario tipo con partiti minori. Ma se Sharif fosse tornato, una telefonata a quello, una cena al ristorante con l'altro, avrebbe certo scompaginato i giochi tra coloro che lo avevano tradito dopo il golpe. Troppo rischioso per un presidente che vuole essere riconfermato a tutti i costi. Ma se la sua mossa sia stata o meno accorta resta tutto da vedere.

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