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GARIBALDI TANGERINO 21/11/07

CEUTA,MELILLA E LO SCONTRO MADRID RABAT 6/11/07

SORPRESA A RABAT, NON SFONDA IL PJD 10/9/07

MAROCCO, IL PARTITO ISLAMICO CANTA VITTORIA 9/9/07

SOLUZIONE TURCA ALLE ELEZIONI MAROCCHINE? 7/9/07

TANGERI, "PORTA D'AFRICA" RICCA DI CONTRADDIZIONI 30/08/07

MAROCCO, L'IMAM DI TORINO CANDIDATO ALLE ELEZIONI 10/08/07

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SOLUZIONE TURCA ALLE ELEZIONI MAROCCHINE? 7/9/07

Il Marocco va oggi a votare. Tra possibili sorprese - tra cui la probabile avanzata del partito islamico moderato che punta a 70 seggi - e molta disillusione verso il il“makhzen”, il Palazzo. Un potere distante ed estraneo che regola il gioco e lo gestisce lontano dalle esigenze della gente, come mostrano i sondaggi preelettorali

Nella foto Saâd Eddine Othmani, leader dal Pjd

Ornella Tommasi

Venerdi' 7 Settembre 2007

Tangeri - Vigilia elettorale finalmente animata, dopo settimane di disattenzione e di parlar d’altro, come se quelle di oggi non fossero comunque elezioni importanti e perfino, a detta di qualche osservatore, epocali: per le “prove tecniche” di democrazia che rappresentano, e perché è la vera “prima volta” del Pjd, il partito islamico moderato che nel 2002 aveva accettato di autolimitare, nell’interesse della stabilità del paese, le proprie candidature. Stavolta invece si presenta in tutte le circoscrizioni e punta apertamente a una maggioranza di 70 seggi nel nuovo parlamento.
Sembrano scontati i commenti occidentali sulla possibile “deriva islamica”, mentre loro preferiscono accreditare un’immagine alla “democrazia cristiana” nostrana, o tutt’al più alla Ahp turco, ementre hanno perfino accettato di candidare qualche donna senza la jiab (il velo che copre la testa ma non il viso). Il loro simbolo è una lanterna, di quelle di una volta con una vera fiammella che arde a indicare luce e trasparenza, disegnata senza elaborazioni grafiche perché l’immagine deve essere immediatamente leggibile a un elettorato per più del 50% analfabeta e che in qualche caso ignora il nome del partito (Giustizia e lo Sviluppo) per esteso. Ma lo stesso vale per gli altri partiti maggiori, lo storico Istiqlal - con la bilancia - e i socialisti, con libri aperti e spighe di grano. Non che manchino mezzi più tecnologici, dai siti internet ai messaggi sul cellulare: ma il volantino resta lo strumento privilegiato, e nell’animazione dell’ultim’ora è tutto uno sfarfallio di foglietti bianchi, in manifestazioni di strada nei quartieri di origine del candidato che somigliano più a “mussem”, feste popolari, accompagnate da suonatori di tamburi e di corni, bambini festanti e danzanti e anche qualche delicatezza lanciata dalle donne in segno di entusiasmo.
In secondo piano, fuori dal corteo, ecco i giovani ventenni o giù di lì che hanno già sperimentato la disoccupazione e il fallimento di un progetto di emigrazione - clandestina o meno - verso l’Eldorado europeo o l’emarginazione sociale tout court. Il Marocco è un paese giovane: quasi metà della popolazione ha meno di 21 anni e un terzo meno di 15. Di questi oltre il 90% si dichiarano musulmani credenti anche se poi nel quotidiano si dividono tra i seguaci di Mtv e di altri divertimenti di stampo occidentale, e quelli in cerca di un’identità islamica da contrapporre all’influenza dei “gauri’”, come siamo sbrigativamente definiti qui noi europei. La differenza dipende quasi sempre dai quartieri di provenienza: campagna contro città ma soprattutto centri urbani contro periferie degradate. Le cassette inneggianti alla jihad si vendono un po’ dovunque, anche se poi tutti ascoltano le hit musicali del momento, come quella del rapper-rai Reda Taliani (gli hanno dato questo pseudonimo per via dei completi gessati che indossava , da “italiano” appunto) che invoca “Ya wapour (la nave che attraversa lo stretto) ya mon amour, portami via dalla miseria…”
Che tra le file di questo esercito giovanile la politica non goda di particolare gradimento non sorprende, e anche le ragioni dell’assenteismo non si scostano molto da quelle dei coetanei in giro per il mondo. Rachid, venticinquenne di buona cultura impiegato nel sociale, non vota. Come Munir che lavora in un bar e compone musica di tendenza. Così Mustapha e Hafid, uno bazarista l’altro informatico, di Fatima e Meriam, che di politica parlano meno ma in compenso sono molto attive nell’associazionismo sociale. Una sola parola spiega tutto: il“makhzen”, il Palazzo, un potere distante ed estraneo che regola il gioco e lo gestisce lontano dalle esigenze della gente, come mostrano i sondaggi preelettorali. Le preoccupazioni più diffuse si concentrano sulla disoccupazione, i prezzi, la scuola, la salute e solo in minima parte sull’”integrità territoriale”, vedi il problema del Sahara che divora un’enorme quantità di risorse altrimenti impiegabili. Qualunquismo diffuso e generazionale? No invece, come dimostrano le molte iniziative che vedono la luce un po’ dappertutto: il fiorire di festival musicali e di iniziative sportive, un moltiplicarsi di blog sulla rete in cui si parla di tutto, sesso compreso, in barba alle limitazioni pesanti imposte alla stampa. Le stesse che hanno mandato recentemente al macero 100mila copie di un settimanale in lingua francese reo di aver sollevato eccezioni sull’eccessiva concentrazione di poteri del sovrano, che alla fine della fiera (elettorale) sceglie lui premier e ministri, ed è pure il “principe dei credenti”, la massima autorità religiosa.
Ma nemmeno qui è concesso cedere alla semplificazione: quella di Mohamed VI sarà pure una teocrazia, ma è anche una garanzia contro l’islamismo radicale, e soprattutto ha promosso una legge sul diritto di famiglia progressista per il mondo musulmano. Non è l’unica contraddizione nel Marocco che cambia, tra arcaismi e innovazioni, tradizione e modernità, quella complessità insomma che così poco piace in Occidente.

Uscito oggi su il manifesto



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