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L'ex premier iracheno Ayad Allawi (a sin. in una caricatura) ha contrattato una potente società di lobbying Usa per tornare nelle grazie della Casa bianca e rilanciare la sua corsa alla poltrona di premier

Gabriele Carchella

Sabato 1 Settembre 2007

Un politico può percorrere molte strade per rilanciarsi. Ma per un personaggio in declino come l’ex premier sunnita Ayad Allawi, la scelta - evidentemente - era ristretta: se c’è una possibilità di tornare al comando dell’Iraq, deve aver pensato, è sicuramente a Washington che bisogna cercarla. E così ha fatto, siglando un contratto con la Barbour, Griffith & Rogers (Bgr), società di lobbying Usa con ottime referenze presso la Casa bianca e il Congresso. Allawi, fondatore dell’Iraqi National Accord, è convinto così di riprendere la sua corsa a una poltrona che conta nel nuovo Iraq, approfittando anche delle difficoltà del premier sciita Nuri Al Maliki. Lasciamo da parte le ovvie obiezioni (in un paese sovrano, la fortuna politica non si costruisce in casa propria?) per sfogliare il contratto spedito dalla Bgr al leader sunnita: “ La Bgr fornirà consulenza strategica e rappresentanza per e per conto del Dr. Ayad Allawi presso il governo degli Stati uniti, il Congresso, i media e altri”. Per offrire questi servizi, “tutte le risorse della Bgr saranno disponibili per il Dr. Allawi e i suoi colleghi moderati non appena il lavoro sarà avviato. Tuttavia, la Bgr designerà un core team di professionisti che saranno dedicati a questo progetto”. Per le sue prestazioni, la società Usa chiede al politico iracheno 50mila dollari al mese. La somma sarà pagata in rate trimestrali di 150mila dollari per coprire un periodo che, salvo rinnovi, va dal primo agosto fino al 31 gennaio 2008. Costo totale: 300mila dollari. Le spese extra si regolano a parte, previo consenso del cliente. Ma chi paga i preziosi servizi dei lobbisti a stelle e strisce? E’ ancora un mistero, perché Allawi ha detto che sarà un suo sostenitore ad accollarsi le spese, senza però rivelarne il nome. Tuttavia, la legge americana richiede che il nome del finanziatore sia noto.
Già in passato Allawi aveva avuto un problema simile, e alla fine il nome del finanziatore era venuto fuori. Si trattava, ricorda il sito IraqSlogger, di Mashal Nawab, un fisico iracheno stabilitosi nel Regno unito che avrebbe fatto fortuna grazie agli investimenti nell’industria petrolifera. Nonostante gli ostacoli legali, la Bgr ha già cominciato a lavorare per il suo illustre cliente, registrando il dominio Allawi-for-Iraq.com e spendendo centinaia di email agli uomini che contano a nome del politico sunnita. Nei messaggi si può leggere l’editoriale uscito a firma di Allawi sul Washington Post e una dichiarazione del senatore Usa Carl Levin in cui si chiedono le dimissioni di Maliki. Dopo la sconfitta elettorale del dicembre 2005 e gli errori commessi dal suo governo a interim, Allawi punta dunque a sostituire Mailiki, che in molti negli Stati uniti non vedono di buon occhio per le sue aperte critiche alle truppe Usa schierate in Iraq. All’epoca della sua elezione a premier, nel maggio 2004, Allawi godeva dei pieni favori degli Stati uniti. Si dice infatti che furono proprio i dirigenti Usa a perorare la sua nomina, nonostante la riluttanza dell’inviato delle Nazioni unite Lakhdar Brahimi, che dopo pochi giorni si sarebbe dimesso. Ora il leader sunnita vuole rifarsi un’immagine tra i suoi vecchi sostenitori. Del resto, che i destini dell’Iraq si decidessero a Washington non era certo un segreto. Ma quest’ultima vicenda, oltre ad aprire una finestra sulle lotte di potere irachene, conferma il distacco tra i nuovi politici iracheni e la popolazione. La caduta di Saddam non ha visto nascere una classe dirigente unita sui alcuni principi fondamentali e decisa a dare stabilità al paese. Mentre nelle strade del paese la carneficina è quasi quotidiana, nei corridoi della politica personaggi che hanno speso buona parte della loro vita all’estero combattono la loro lotta per il potere. Anche contrattando una società statunitense come la Bgr , che annovera un po’ di tutto nella sua lunga lista di clienti: dal colosso dell’informatica Ibm alla Repubblica indiana, passando per l’ex primo ministro tailandese Thaksin Shinawatra. Per raggiungere il suo scopo, Allawi potrà godere di un’assistenza speciale. Il capo dell’unità internazionale della Bgr è Robert Blackwill, ex inviato per conto del presidente George W. Bush in Iraq nel 2004. L’anno in cui Allawi fu nominato capo del governo provvisorio. Sarà Blackwill a perorare la causa dell’amico iracheno.

Pubblicato sabato 1 settembre su il manifesto



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