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Tangeri la maledetta. Notturna, decadente, tragica e impenetrabile. Da qualche anno in pieno restyling, febbre edilizia e investimenti stranieri. Il tutto all'insegna delle contraddizioni, sociali come estetico-ambientali

Ornella Tommasi

Giovedi' 30 Agosto 2007

Tangeri - Tangeri la maledetta. Notturna, decadente, tragica e impenetrabile. Nel linguaggio meno aulico dei tour operator solo sporca e inospitale, tanto che fino a qualche tempo fa la "porta dell'Africa" era una tappa sconsigliata, giusto uno scalo prima del classico tour delle città imperiali. E con qualche ragione, visto l'abbandono di cui la città ha sofferto dopo i fasti della Tangeri internazionale dagli anni Venti ai Cinquanta. Di cui sopravvivevano solo le vestigia: la salita della Kasbah fatta allargare per consentire il passaggio delle Roll’s Royce verso le feste leggendarie della miliardaria Barbara Hutton, le foto d’epoca di Rita Hayworth e Gina Lollobrigida, habitué della città sullo stretto, le decine di locandine d’antan che reclamizzavano film di serie b su intrighi internazionali, contrabbando e donne di malaffare, e i racconti degli sfaccendati nei caffé tramandati dalla memoria orale.
Poi era toccato alla beat generation, attirata a Tangeri dal passaparola lanciato dal veterano della città Paul Bowles. Ed ecco sbarcare i Kerouac, i Ginsberg e i Burroughs dell’”Interzona”, di cui sopravvive qualche reliquia nello storico bar del “Tangerinn”, arredi immutati nel tempo ma ampie concessioni alla musica techno. Ma già dal ’56, con la raggiunta indipendenza del Marocco e la fine dello statuto internazionale della città finisce la pacchia del portofranco, fuggono banche e capitali stranieri e comincia una lunga quaresima, aggravata nel ’61 dall’avvento al trono di Hassan II, dichiaratamente disinteressato se non proprio ostile allo sviluppo della regione. Solo sette anni fa, con la sua morte e il passaggio di consegne al giovane Mohamed VI, arriva la svolta: febbre edilizia, restyling, rafforzamento della sicurezza, investimenti stranieri attratti dall’apertura del nuovo grande porto Tanger Med, appena inaugurato e già destinato al raddoppio con un Tanger Med Due, e da ultimo la candidatura di Tangeri a ospitare l’Expo Universale 2012.
Tutto si svolge all’insegna delle contraddizioni, sociali come estetico-ambientali. Accanto al grande edificio azzurro che ospita i bambini di strada spicca la villa di Yves Saint Laurent, la necropoli fenicia confina con lo chic minimalista della residenza di Bernard Henry Levy, il turismo stanziale europeo, ma anche giapponese e americano, induce altri europei ad aprire nuovi raffinati bed and breakfast arrampicati sulle asperità della Kasbah a oscurare le casupole sgangherate che ancora resistono, mentre una nuova cinemateca, prestigiosa per tecnologia e architettura riapre alla tradizione della città del cinema. E scatta il controfenomeno della nostalgia, un passaparola secondo cui a Tangeri bisogna andare subito, prima che tutto cambi: le atmosfere notturne, i vecchi alberghi decadenti dallo charme malinconico, i fantasmi dei cinema degli anni '50.
Così mentre al turismo di gruppo si riserva il classico percorso mordi e fuggi medina-kasbah-shopping nel suk centrale, il viaggiatore solitario segue tracce meno battute. Agli alberghi recentemente ristrutturati secondo i canoni un po’ anodini del comfort europeo preferisce il fascino retrò di quello affacciato sul porto, un trionfo di mosaici e splendide boiserie e una lista leggendaria di ospiti illustri, dai principi di Galles a Winston Churchill a Paul Bowles e a Bernardo Bertolucci, che l’aveva utilizzato come set per il suo “Te’ nel deserto”.
Da lì, come attraverso un passaggio segreto, una porta si apre sui vicoli della medina e su verso la Kasbah, dove tradizione e modernità convivono senza drammi. Subsahariani rimasti qui in attesa di un improbabile passaggio verso l’Eldorado europeo insegnano i rudimenti di internet a giovani ragazze velate in uno dei tanti cybercafé aperti di recente, anziani in djellabah sostano in qualcuno degli innumerevoli caffé dove si beve té alla menta e si fuma kif in perfetta letizia e innocenza. Luoghi perfettamente sicuri, in barba al mito della città dalle mille insidie. Pochi metri più in basso, nel vecchio porto destinato a ospitare solo approdi per barche private, le luci violette di uno “Yacht Club” nuovo di zecca, ammiccano alla “Tangeri che avanza”, in barba alla maledizione, se mai sia esistita.

Il reportage e' uscito oggi su Il Riformista



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