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LA ECO-SCUOLA DEGLI JAHALIN 31/08/09

BUIO A GAZA, L'EUROPA NON PAGA 21/8/07

La UE blocca i pagamenti del carburante per alimentare la centrale elettrica. Deve vederci chiaro sulla tassazione delle bollette. Ma intanto 600mila persone sono sotto black out

Paola Caridi

Martedi' 21 Agosto 2007

Ad andare avanti con i piccoli generatori di casa, la gente di Gaza ci si è – per così dire – abituata. Tanto da ingegnarsi a fare qualsiasi cosa. Anche a vedersi i mondiali di calcio, l’estate scorsa, con collegamenti di fortuna. L’unica centrale elettrica della Striscia era stata bombardata durante l’operazione militare israeliana, in reazione al rapimento del caporale Gilad Shalit. Bombardata la gran parte dei generatori della centrale, Gaza era rimasta al buio. Poi, i donatori internazionali si erano impegnati a riparare ancora una volta la centrale, e la luce era tornata.
Certo, non come si pensa in Italia. Le sospensioni nell’erogazioni di energia sono all’ordine del giorno. Lo sono state per tutto l’anno e mezzo in cui l’Autorità Palestinese è stata sotto embargo economico e politico. E anche adesso, che Gaza è staccata dalla Cisgiordania, e che due governi guidano due pezzi di Palestina. Anzi, è proprio lo scontro tra Fatah e Hamas che viene ritenuto alla base dell’ultimo black out di Gaza, senza luce in sostanza da venerdì scorso.
Anche stavolta, a smettere di funzionare è stata la centrale elettrica della Striscia, che serve poco meno della metà del milione e mezzo di abitanti. L’interruttore della centrale elettrica, però, è stato spento non per un bombardamento, ma perché l’Unione Europea ha deciso di non pagare la bolletta, come ha fatto in questi mesi, in anticipo alla Dor Alon, la società israeliana che fornisce il carburante. Aveva avuto informazioni (ma da chi?) che Hamas voleva mettere l’imposta sulla bolletta elettrica, e intascare i soldi. Intenzione smentita seccamente dai dirigenti del movimento islamista e del governo di Ismail Hanyeh. Che invece, a loro volta, hanno accusato il governo di Ramallah, presieduto da Salam Fayyad, di aver fatto pressione sugli europei perché smettessero di pagare. Strangolando in questo modo Gaza, già isolata dal resto del mondo. Funzionari israeliani, citati da Haaretz, sono stati ancor più precisi. “Salam Fayyad sta mostrando i muscoli, e vuol far vedere chi controlla la situazione”. Soprattutto dopo la storia dei salari agli uomini della sicurezza, messi in pagamento dal governo di Ramallah, per errore arrivati anche ai membri della forza esecutiva di Hamas, a Gaza.
La storia della luce a Gaza è cominciata giovedì scorso, quando i primi black out hanno messo al buio parte della popolazione della Striscia. C’erano problemi di sicurezza, al valico di Nahal Oz, che però si sono risolti nel giro di 48 ore. Tanto da far pensare che le autocisterne piene di carburante della Dor Alon sarebbero arrivate al massimo domenica, facendo ritornare la situazione alla normalità. Domenica mattina, invece, i dirigenti della centrale hanno annunciato che l’unico generatore funzionante – il quarto – era stato spento. Seicentomila persone sono in sostanza senza elettricità da venerdì. Mentre gli israeliani continuano i raid, che ieri sono costati la vita a sei militanti di Hamas, secondo Tel Aviv collegati con gli attacchi alla frontiera sud, colpite da un missile mentre si trovavano in macchina a Gaza.
Pioggia sul bagnato, dunque, nelle stesse ore in cui il numero due dell’Unrwa, Filippo Grandi, metteva in guardia dal collasso economico in cui stava precipitando Gaza. Nel giro di settimane, o anche di giorni, la Striscia sarebbe stata al 100% dipendente dagli aiuti, aveva detto il dirigente dell’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Bruxelles rischia uno scivolone mediatico, tra i palestinesi e in tutta la regione, visto che la pressione che esercita colpisce in primis la popolazione civile, in violazione di tutte le convenzioni internazionali. Ed è per questo che, ieri, l’Unione Europea si è affrettata a dire, attraverso la sua portavoce, che il pagamento può ricominciare in poche ore, che la UE ha sempre sostenuto la gente di Gaza, ma che Hamas deve dare assicurazioni di non guadagnare dalla bolletta della luce. Il carburante, se tutto andasse bene, potrebbe arrivare a destinazione non prima di stasera. Poi, l’interruttore della centrale si riaccenderebbe. Sino al prossimo black out.

Leggi l'articolo a p.7 del Riformista



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