Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


FUOCO SUI REPORTER. ANDY CERCA ANCORA VERITÀ.

SUL FRONTE IN UCRAINA, ASPETTANDO L'OFFENSIVA DEI RUSSI 19/6/2015

KIEV, YULIA LA "PRINCIPESSA" NEL FANGO. MA è L'UCRAINA A RIMETTERCI 12-10-11

MILOV: TYMOSHENKO, "RESA DEI CONTI INTERNA UCRAINA" 12-10-11

UCRAINA: VIKTOR VINCE DI MISURA, YULIA NON MOLLA 8/2/10

UCRAINA, I RAGAZZI DI PORA! DALLA RIVOLUZIONE ALLA DELUSIONE 7/2/10

V. FESENKO, UCRAINA: NIENTE RIVOLUZIONI, MOSCA HA GIA' VINTO, MA LA DEMOCRAZIA E' VIVA 7/2/10

BASE RUSSA IN UCRAINA, CAOS ALLA RADA

UCRAINA, RITORNO AL FUTURO? PER OSCE E UE VOTO REGOLARE 9/2/10

KIEV, YULIA INSEGUE VIKTOR. PREGANDO 6/2/10

ESPERIMENTO UCRAINA. DALLA RIVOLUZIONE ALLA TELEDEMOCRAZIA? 6/2/10

V. YANUKOVICH: PROFILO 2/8/10

LE DUE UCRAINE DI NUOVO TESTA A TESTA 2/10/07

UCRAINA, RIGURGITI DI RIVOLUZIONE 14/08/07

UCRAINA AI MILITARI, RISCHIO CAOS 27/5/07

UCRAINA, RIGURGITI DI RIVOLUZIONE 14/08/07

Dopo qualche mese di calma tornano tende e picchetti nelle piazze ucraine. E giusto all'apertura della campagna elettorale per le elezioni anticipate del 30 settembre, che dovrebbero metter fine alla lunga crisi tra presidente e governo, che a maggio scorso aveva portato il paese sull’orlo della guerra civile (nella foto Yulia Timoshenko)

Lucia Sgueglia

Martedi' 14 Agosto 2007
Dopo qualche mese di relativa calma tornano tende e picchetti nelle piazze ucraine. E giusto all'apertura della campagna elettorale per le elezioni anticipate del 30 settembre, che si spera mettano fine alla lunga crisi politica tra presidente e governo, che a maggio scorso aveva portato il paese sull’orlo della guerra civile.
Stavolta le tende ostentano un unico logo: cuore rosso su fondo bianco, simbolo del Blocco di Yulia Timoshenko, l'ex pasionaria della rivoluzione arancione che nelle agitazioni di popolo ci sguazza e guadagna consensi. Oggi Yulia, come il suo ex alleato e presidente Viktor Yushchenko, sta all'opposizione. Ma il suo è il secondo partito nel paese dopo quello filorusso delle Regioni, mentre Nostra Ucraina di Yushchenko arranca indietro, e ancora non è certo se i due stringeranno un patto elettorale.
La protesta esplosa ieri ha per obiettivo la Commissione Elettorale Centrale: che sabato scorso ha rifiutato a 450 membri del Blocco candidati alla Rada (parlamento) la registrazione alla corsa elettorale. Motivo ufficiale: informazioni insufficienti sul luogo di residenza dei candidati. Yulia non ci sta: minaccia di portare in piazza in massa i suoi sostenitori nei prossimi giorni, e farne un caso internazionale. Appellandosi alla Ue, grida alla "repressione politica”. Ieri sono apparse le prime tende rossobianche davanti alla sede della Commissione Elettorale a Kiev: per ora ospitano un migliaio di attivisti della capitale, ma si attendono rinforzi dalle province.
Governo e comunisti respingono la palla al mittente, accusando Yulia di mirare alla destabilizzazione. Per il leader del partito Comunista Piotr Simonenko, BYT avrebbe intenzionalmente presentato documenti incompleti alla Commissione con lo scopo di provocarne il rigetto. Una manovra, secondo il politico passato dall'alleanza con gli arancioni a quella con i filorussi, per arrivare a dissolvere la CEC, cancellare le elezioni e far decretare lo stato di emergenza. D'accordo anche la candidata del Partito delle Regioni Yelena Lukash: per la quale la politica dell'opposizione si nutre di scandali, e Yulia avrebbe ieri indirizzato una lettera al Presidente proprio per sollecitare un atto di forza. Smentita dagli interessati, non la lettera ma il contenuto.
Non basta: 8 membri della Commissione Elettorale, per metà pro-governo e per metà pro-opposizione, domenica hanno denunciato pressioni da parte del Blocco. Sette dei 15 membri dell'Organo avevano votato contro la registrazione, gli altri sette si erano astenuti: per avallare la partecipazione del partito di Yulia al voto mancava solo un si. In teoria, ci sarebbe tempo di ripresentare i documenti fino al 25 agosto, spiega la Commissione. Ma Timoshenko sembra voler battere un'altra strada, e corre voce prepari l'appello in tribunale. Tra i favoriti in questa consultazione, è certo che il Blocco intende mpostare la propria campagna sulla persecuzione politica e “l'assenza di democrazia nel paese”. Ieri Yulia ha definito il rifiuto della CEC, i cui membri minaccia di portare in giudizio, come “ordine diretto del premier Yanukovich e del suo Partito delle Regioni” attribuendolo alla paura delle autorità di perdere le elezioni. E ha alzato la posta: invitando la comunità internazionale a non riconoscere gli esiti del voto se il Blocco resterà escluso dalle urne. La popolarità dei filorussi, dopo il tracollo degli arancioni, resta comunque alta.
Dai colleghi dell'opposizione, per ora è arrivato l'appoggio al Blocco di Nostra Ucraina-Autodifesa Popolare, nuovo nome del partito del presidente. Che in una dichiarazione ufficiale ha sposato l'idea della repressione politica. Si infiamma così pericolosamente la vigilia elettorale in Ucraina, secondo uno schema che ricorda proprio la rivolta del natale 2004. Ancora una volta, come nelle crisi recenti, ad andarci di mezzo sarà probabilmente il sempre più indebolito Viktor Yushchenko, che si trova tra le mani una nuova patata bollente sui cui è chiamato a pronunciarsi rischiando un nuovo scontro col governo. Nel grave impasse politico del maggio scorso, quando aveva minacciato di ricorrere all'esercito per ricondurre il parlamento all'obbedienza (mossa poi rivelatasi una bufala a metà), si era attirato addosso critiche di autoritarismo anche da occidente. E a uscirne moralmente e mediaticamente vincitore era stato il premier filorusso Yanukovich, nemico di sempre, che aveva avuto facile gioco a presentarsi come campione di democrazia e legittimità istituzionale. Oggi un errore simile potrebbe costare tutto a Viktor il giovane. Ieri ha lanciato un ultimo appello ai membri della Commissione, invitandoli a riconsiderare la loro decisione.

L'articolo è in edicola oggi su il manifesto



Powered by Amisnet.org