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Relazione di A.I. presentata a Città del Messico
nella foto: Irene Khan, segretario generale di Amnesty International

Adalberto Belfiore

Venerdi' 3 Agosto 2007

Amnesty sui fatti di Oaxaca


Managua - La gravità della situazione dei diritti umani in Messico ha ricevuto un’autorevolissima conferma dalla relazione di Amnesty Inernational sui fatti di Oaxaca, resa pubblica martedì scorso, e dalle parole del Segretario generale dell’organizzazione umanitaria internazionale, signora Irene Khan, in missione in Messico.
In una conferenza stampa a Città del Messico la Khan, 51enne bengalese di Dacca che fu anche un’alta funzionaria dell’Unhcr, il Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, ha affermato che il governatore dello stato di Oaxaca Ulises Ruìz, “non ha dimostrato di avere la volontà politica necessaria per affrontare i gravi casi di violazione dei diritti umani che si sono verificati in questo Stato, molti dei quali Amnesty ha documentato”.
Un’affermazione pacata ma pesante, che rende molto più difficile alle autorità governative messicane continuare nella linea del silenzio e dell’occultamento adottata dopo la durissima repressione del movimento sociale che da più di un anno si svolge in uno degli stati più poveri del Messico. Oaxaca, non lontano dal Chiapas della selva Lacandona, degli zapatisti e del subcomandante Marcos, ne condivide le problematiche. Povertà, emarginazione delle popolazioni indigene, presenza ostinata di formazioni guerrigliere. E la pesantezza della repressione operata dall’esercito e dalle forze speciali della polizia federale.
Proprio il tentativo di collegare le protese sociali condotte dall’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (Appo) e del movimento dei maestri con la guerriglia e il terrorismo è stata la linea del governatore Ruiz, avvallata dal governo federale del presidente Felipe Calderòn, per giustificare una violenta azione repressiva che è costata decine di morti, desaparecidos, arresti abusivi, torture e tutta una sequela di violenze che hanno fatto sprofondare Oaxaca e il Messico in un clima che non si sentiva più dai tempi della “guerra sporca” degli anni 70 e 80.
Ma le indagini svolte da Amnesty e la missione in Messico del suo Segretario generale richiamano l’attenzione internazionale sull’evidenza di fatti gravissimi che nessuno stato di diritto può tollerare. La Kahn, basandosi su investigazioni precedentemente condotte da funzionari dell’organizzazione e sulle risultanze di numerosi incontri con persone direttamente coinvolte nei fatti, ha affermato che “in questo stato (Oaxaca) c’è un serio problema di pubblica sicurezza, gravi violazioni ai diritti umani, aggressioni e abusi della polizia contro la popolazione”. E ha stigmatizzato l’atteggiamento delle autorità: “Né il Governatore né i suoi funzionari sono stati capaci di dirci cosa sono disposti a fare per risolvere questi problemi”.
Al contrario, il governatore Ruiz, del Pri, partito che fu al potere per più di 70 anni e che ora è alleato del Pan del presidente Felipe Calderòn, ha qualificato il documento consegnatogli personalmente dalla stessa Kahn, come “di parte, schierato con la Appo” e contenente “solo accuse avventate e senza alcun fondamento”. Ma Amnesty ha raccolto con un lavoro paziente e professionale prove difficilmente confutabili e la reazione stata ferma: “non aspettavamo questa risposta” ha detto la Kahn “ la posizione del governatore è un pretesto, una maniera per sfuggire alle sue responsabilità”. E informando la stampa che Amnesty ha inoltrato un appello urgente alla Suprema corte di giustizia del Messico affinché apra un’inchiesta, ha accusato anche il Governo federale: “ ha le sue responsabilità e deve realizzare un’indagine imparziale e rispondere alle preoccupazioni della comunità internazionale per Oaxaca”. Da notare che anche la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) ha chiesto un’indagine.
Così il Messico del presidente Calderòn, uscito vincitore per pochi voti, e con pesanti accuse di brogli tanto che la sua vittoria non è stata riconosciuta dal suo rivale Manuel Lopez Obrador, nelle elezioni del luglio 2006; il Messico che vorrebbe essere uno dei paesi guida dell’America latina si rivela essere uno stato dove, secondo la Khan, “in molti casi vi è collusione attiva di elementi dello stato, che sono i violatori dei diritti umani; e le vittime sono gruppi vulnerabili: poveri, indigeni, donne”. “E sebbene il Messico” continua la segretaria di Amnesty “ promuova internazionalmente i diritti umani, in casa propria non li garantisce. L’impunità attorno a questi casi ha lunghe radici ed è deludente il fallimento dello stato federale in materia di giustizia. Si tratta di un fallimento costante ed endemico della giustizia e di un trionfo dell’impunità”.
La missione di Amnesty, che terminerà il 5 agosto, prosegue con una visita nello stato di Guerrero, dove si incontrerà con familiari di desaparecidos, e con incontri ai massimi livelli istituzionali, tra cui un’audizione alla Suprema corte di giustizia.


Leggi il rapporto completo “Oaxaca, clamor por la justicia”



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