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TURCHIA, ERDOGAN APRE ALL'OPPOSIZIONE 24/07/07

Dopo aver incontrato Ahmet N. Sezer, presidente in carica, Erdogan ha anunciato che il nuovo presidente sarà eletto con il metodo della concertazione. Le parole del premier sono un chiaro segnale di distensione verso l’opposizione, contraria all’ipotesi Gul con tutte le sue forze e favorevole a una figura di garanzia.

Gabriele Carchella

Martedi' 24 Luglio 2007

Incassato il trionfo elettorale, è già ora di guardare al futuro per il premier Recep Tayyp Erdogan. Forte di quasi la metà dei voti, il leader dell’Akp ha subito affrontato la questione che ha trascinato la Turchia alle elezioni anticipate: la scelta del capo dello Stato. “Credo che il parlamento eleggerà il nuovo presidente con il metodo della concertazione”, ha annunciato ieri dopo aver incontrato Ahmet N. Sezer, presidente in carica. Erdogan ha però precisato che dovrà consultare il candidato del suo partito, il ministro degli Esteri Abdullah Gul. Pur con questa riserva, le parole del premier sono un chiaro segnale di distensione verso l’opposizione, contraria all’ipotesi Gul con tutte le sue forze e favorevole a una figura di garanzia. Parole concilianti, sullo stesso tono delle prime dichiarazioni di domenica sera. “Non faremo mai concessioni sui valori del popolo, i principi di base della nostra repubblica. Questa è la nostra promessa" - ha assicurato di nuovo ieri il primo ministro. “Comprenderemo la Turchia come un tutto, senza discriminazioni”. Prima di dare per risolto il nodo del presidente, bisognerà però seguire con attenzione le trattative. In questi giorni, Erdogan ha fornito risposte contraddittorie, lasciando intendere a tratti di voler procedere a colpi di maggioranza. Ma - com’è emerso già domenica sera - nonostante il trionfo (il 47% circa dei voti) l’Akp non ha in parlamento i due terzi necessari per scegliere il capo dello stato in modo autonomo. L’ingresso nell’aula legislativa di nuove forze politiche ha fatto perdere deputati al partito di governo, a dispetto dell’incremento dei voti. Con circa 342 seggi su un totale di 550, l’Akp dovrà quindi cercare l’appoggio di altre forze. Per via dello sbarramento del 10%, la scelta è abbastanza ristretta: i kemalisti del Chp, il Partito repubblicano del popolo, forti del 20% dei voti (che valgono circa 112 seggi); la destra nazionalista dell’Mhp, gli ex “Lupi grigi”, che con il 14% circa dei consensi hanno guadagnato una settantina di scranni. Ci sono poi gli indipendenti, nuova variabile della politica turca: circa 24 sono deputati del Dtp, il partito curdo. C’è da scommettere che ogni partito vorrà far sentire tutto il suo peso nei negoziati per la scelta di un presidente in grado di accontentare tutti. L’elezione dovrebbe avvenire in agosto. Mentre il dibattito sul capo dello stato prosegue, Erdogan, vincitore indiscusso di questo test elettorale, raccoglie consensi all’estero e in patria. La vittoria dell’Akp ha fatto volare in alto la borsa di Istanbul, con un segno positivo che supera il 5% e fa registrare un record storico. La Confindustria turca (Tusiad) ha accolto il voto con parole positive, invitando a “un’intesa rivolta alla conciliazione sociale” per l’elezione del presidente. Se da una parte gli industriali turchi chiedono il rispetto dei valori laici, dall’altra riconoscono i “grandi successi” del governo per l’integrazione economica internazionale e l’avvicinamento all’Unione europea. Anche l’agenzia di rating Moody’s si dice ottimista, perché grazie al forte mandato degli elettori il nuovo governo potrà portare avanti le riforme economiche e accelerare l’ammodernamento della Turchia. Erdogan, insomma, ha tutto dalla sua parte per confermarsi l’uomo forte del paese. L’ottimismo si tinge anche di rosa, visto che le deputate nel nuovo parlamento saranno circa 50. Un altro record per la Turchia, dove la politica al femminile è rimasta finora schiacciata dalla dominante cultura patriarcale. Sono quindi molti i segnali positivi per il premier. “La Turchia continuerà con decisione nella sua strada di adesione all'Unione europea”, affermava ieri Erdogan dalle pagine di un quotidiano turco. E’ sempre lui il condottiero della politica turca. Chiamato ora a trovare un delicato equilibrio tra decisionismo e moderazione, riforme e tradizione. E a risolvere l’annosa questione curda. “Nella nostra lotta contro i terroristi separatisti - ha spiegato ieri - siamo determinati a intraprendere ogni passo al momento giusto”. Come dire che il pugno duro è, all’occorrenza, un’opzione. Sempre che i nuovi deputati curdi non riescano a realizzare una difficile mediazione.

Pubblicato oggi sul Mattino



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