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I sondaggi danno in netto vantaggio l'Akp di Erdogan, ma a differenza del 2002 sia il Chp che l' Mhp dovrebbero superare la quota di sbarramento del 10 %. Grande attesa per la corsa di 700 candidati indipendenti, vera novità delle elezioni 2007. (a sin. il ministro degli Esteri Abdullah Gul)

Tiziana Guerrisi

Domenica 22 Luglio 2007

Alla vigilia di una delle elezioni politiche più attese degli ultimi anni, i sondaggi danno ormai certa la riconferma dell’Akp di Tayyip Erdogan. Sono oltre 42 i milioni di cittadini turchi che oggi si recheranno alle urne per eleggere i 550 deputati del nuovo parlamento. Il partito filo-islamico della Giustizia e dello Sviluppo, che con Erdogan ha guidato il paese dal 2002, negli ultimi mesi ha dovuto affrontare le accuse della sinistra e della giunta militare di voler mandare in pensione i valori laici dello Stato a favore di una progressiva islamizzazione della società. Timori condivisi da una parte della società civile che a maggio ha protestato contro il tentativo fallito di Erdogan di eleggere come nuovo presidente della repubblica, invece di un candidato super-partes - l’ex ministro degli Esteri Abdullah Gul. Ma il morale dell’Akp oggi è alto a giudicare dalle dichiarazioni di ieri di Erdogan che - dopo una fase di incertezza che lo aveva spinto a promettere di abbandonare la politica in caso di sconfitta - è tornato a parlare di un possibile intervento nel nord dell’Iraq per fermare il Pkk con il fare di chi è già stato rieletto. Secondo i sondaggi all’Akp, in crescita rispetto al 34 % del 2002, seguirebbero il Partito Repubblicano del Popolo (Chp) di ispirazione kemalista - che corre insieme ai candidati del Partito Democratico di Sinistra - e il Movimento di destra di Azione Nazionalista (MHP). Il nuovo parlamento insomma dovrebbe essere più composito del precedente che aveva lasciato senza rappresentanza circa il 45 % delle preferenze a causa della quota di sbarramento fissata al 10 %, tuttora vigente. La vera novità di queste elezioni, comunque, è la presenza di oltre 700 candidati indipendenti, molti provenienti dal partito curdo Dtp e desiderosi di riportare in parlamento la voce della comunità curda. Potrebbero essere preziosi alleati per l’Akp se il partito filo-islamico non dovesse passare con un ampio margine. A ogni modo quasi tutti i candidati, tranne gli indipendenti, hanno preferito in queste settimane lo scontro personale al dibattito sui temi cruciali per la crescita del paese. Quasi nessuno, infatti, ha affrontato il tema della riforma costituzionale o quello dell’integrazione europea, a partire dall’Akp che nel 2002 ne fece il suo cavallo di battaglia ma che oggi deve fare i conti con il calo d’appeal che l’Europa esercita agli occhi di buona parte della cittadinanza. Bisognerà comunque aspettare domani per vedere se i turchi davvero considerano l’Akp una minaccia per i valori repubblicani o se riconfermeranno la fiducia a un partito che, pur fra molte ombre, ha avviato alcune riforme nel paese e contribuito a una crescita economica che lo scorso anno ha raggiunto il 7 %.



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