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Gli attacchi dell'Esercito popolare rivoluzionario, otto in totale, hanno colpito una rete di distribuzione del gas. I guerriglieri chiedono al liberazione di due desaparecidos. Ma le autorità respingono le accuse di arresti illegali.

Vittorio Sergi

Giovedi' 12 Luglio 2007
Città del Messico - Solo martedì scorso sono stati resi pubblici una serie di sabotaggi contro la rete di distribuzione di gas naturale di Pemex nello stato di Guanajuato nel centro-nord del Messico. L’Epr, Esercito Popolare Rivoluzionario, formazione guerrigliera di orientamento marxista-leninista ha rivendicato le azioni con un comunicato pubblicato integralmente dal quotidiano La Jornada On Line. In una delle installazioni colpite, a 18 chilometri dalla città di Queretaro, martedì si potevano osservare fiamme alte alcune decine di metri e scritte con uno spray rosso con la sigla del gruppo insorgente.
Gli attacchi, otto in totale, hanno colpito una rete di distribuzione del gas che in passato aveva registrato molti danni e perdite tanto per la scarsa manutenzione come per i furti di combustibile, molto comuni in Messico. Forse per questo motivo le autorità di Queretaro e le autorità federali hanno pensato di poter mantenere il silenzio sui primi attacchi avvenuti, secondo il comunicato dell’EPR, il 5 luglio scorso. L’esplosione di martedì e il comunicato del gruppo insorgente hanno reso impossibile nascondere l’evidenza. Secondo le dichiarazioni ufficiali del governo e della Camera Nazionale dell’Industria Manifatturiera, 114 imprese hanno dovuto sospendere le attività tra cui impianti della Honda e della Nissan. Almeno sei città tra i centomila e un milione di abitanti hanno subito l’interruzione della distribuzione del gas naturale.

L’Epr ha rivendicato le esplosioni come parte di “una campagna nazionale di offensiva contro gli interessi dell’oligarchia e contro il governo illegittimo” e ha minacciato di continuare le ostilità fino a quando non saranno liberati Edmundo Reyes Amaya e Raymundo Rivera Bravo (identificato anche con il nome di Gabriel Alberto Cruz Sánchez), dei quali è stata denunciata la scomparsa il 25 di maggio, tanto dai familiari come dallo stesso gruppo armato.
Per la prima volta, il governo ha dovuto rispondere a questa grave accusa con un comunicato ufficiale di Sergio Segreste Rios, segretario di Protección Ciudadana, l’organismo di polizia dello stato di Oaxaca, nel quale si nega la presenza di ordini di cattura verso queste persone e si afferma che non sono detenute in nessuna installazione dello Stato. Tuttavia, i familiari reiterano le loro accuse, con il sostegno della Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani, mentre la sua portavoce a Oaxaca, Yésica Sanchez Maya, è tornata a chiedere alle autorità informazioni sull’ubicazione e lo stato di salute degli scomparsi.
Come è stato denunciato da molte fonti giornalistiche e da Ong indipendenti, le sparizioni e gli arresti illegali in Messico sono in drastico aumento. Dopo le gravi violazioni avvenute nella repressione di massa dei movimenti sociali di Atenco nel maggio del 2006 e di Oaxaca nel novembre dello stesso anno, nessun provvedimento è stato preso da parte delle autorità. Anzi, la militarizzazione e le azioni di forza illegali contro i movimenti sociali sono in aumento. In generale, dal 1994 in poi, il Messico ha aumentato progressivamente le sue spese militari in controtendenza rispetto alla maggior parte dei paesi dell’America latina. Secondo la Banca Mondiale, nel 2005, le importazioni di armi per l’esercito messicano sono state il 46.8% di tutta l’America Latina. Nello stesso anno, le spese militari del Messico erano aumentate 21 volte rispetto al 1992.
In questo scenario, già dal 6 novembre scorso - con sei bombe contro la sede del Partido revolucionario institucional (Pri), il Tribunale Federale di Giustizia e alcune filiali della banca Scotiabank Inverlat - alcuni gruppi armati minori, frutto di una scissione dell’Epr, avevano lanciato un avvertimento. L’Epr, rimasto al margine di questo episodio, non aveva però smesso di minacciare attraverso i suoi comunicati una ripresa delle ostilità di fronte alla crescente repressione governativa.
Con gli attentati di questi giorni si riapre una discussione, già molto accesa nelle organizzazioni sociali di base, sull’opportunità della lotta armata. Nel paese esistono oggi almeno 14 formazioni che hanno svolto qualche tipo di attività militare e la cui esistenza è riconosciuta anche dal Cisen, il Centro di spionaggio militare diretto da Francisco Ramirez Acuña, personaggio con centinaia di denuncie per violazioni dei diritti umani all’attivo quando fu governatore dello stato di Jalisco. Per il governo, al momento, la protesta sociale sembra difficile da disinnescare.



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