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PRODI E GLI INVISIBILI 11/7/07

Le migliaia di palestinesi di Rafah entrano nella tenaglia della grande politica

Mercoledi' 11 Luglio 2007
Tra dossier regionali e alta diplomazia, Romano Prodi è riuscito a parlare con il presidente palestinese Mahmoud Abbas anche di qualche migliaio di “invisibili”. Dai quattro ai seimila palestinesi, a seconda delle fonti, che da un mese sono accampati alla bell’e meglio in un angolo di mondo sconosciuto ai più. Al Arish, pieno Sinai egiziano, qualche centinaio di chilometri più a nord di Sharm es-Sheykh. Temperatura insostenibile, di questi tempi e in pieno deserto. I quaranta gradi sono la norma, l’acqua scarseggia, il cibo anche. E i palestinesi che non riescono da un mese a rientrare a casa, nella Striscia di Gaza, si sono già venduti tutto, compresi i telefonini. “Ci resta solo da vendere noi stessi”, hanno detto a una delle rare telecamere – Al Jazeera english – a cui il governo del Cairo ha concesso il permesso di filmare una tragedia sinora quasi priva d’immagini. Se non per il coraggio di qualche fotografo egiziano.
La questione ci tocca da vicino. Siamo noi, con 16 carabinieri e il generale Piero Pistolese, ad avere il comando della missione di osservatori europei al valico di Rafah, che dal novembre del 2005 doveva supervisionare l’unica porta che unisce Gaza al mondo, attraverso l’Egitto. Doveva. Perché da un anno il valico è stato quasi sempre chiuso. Cause di sicurezza, dicono le autorità israeliane che su Rafah non hanno giurisdizione, ma possono far chiudere, nei fatti, il confine.
Da giorni si parlava di un possibile ridimensionamento della missione. Prodi, ieri, lo ha smentito. La missione, rinnovata il 24 maggio per un altro anno, continua. Ma da lì gli “invisibili” di Al Arish non possono passare. Sono ostaggio della grande politica. Perché solo se la guardia presidenziale di Abbas tornasse a Rafah, per gli accordi di un anno e mezzo fa, il valico potrebbe riaprire. E Hamas, dal canto suo, non vuole che le migliaia di palestinesi passino da Kerem Shalom, il passaggio poco più a nord gestito totalmente dagli israeliani, che potrebbero dunque decidere chi fare entrare e chi no.
Gli “invisibili”, intanto, muoiono. Dieci, alcuni dicono 28, sono già deceduti per le condizioni insostenibili in cui si trovano. Erano malati, andati in Egitto per farsi curare. La crisi, ha detto ieri Prodi con l’enfasi che gli è nota in questi casi, ha raggiunto “dimensioni smisurate”. Si tratta di un “caso umanitario al di là di ogni immaginazione” che bisogna risolvere al più presto. A quando, però, la soluzione? La nostra credibilità di italiani ed europei si misura anche su tragedie di questo tipo. Senza riflettori, ma determinanti per i nostri valori. E possono anche avere un senso diplomatico forte: potremmo riuscire a far di nuovo parlare Hamas e Fatah, per il bene supremo del popolo palestinese.

Leggi l'editoriale sulla seconda pagina del Riformista



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