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Il Concilio Vaticano II sta affondando lentamente nella normalizzazione imposta da Benedetto XVI. Ieri è toccato al rapporto con le altre chiese cristiane, in un documento che riafferma che l'unica Chiesa istituita da Cristo è quella cattolica

Francesco Peloso

Mercoledi' 11 Luglio 2007
Il Concilio Vaticano II sta affondando lentamente nella normalizzazione imposta da Benedetto XVI. Dopo il ritorno della messa di San Pio V, antico rito tridentino in lingua latina che ha suscitato le proteste ebraiche per quel richiamo alla conversione dei giudei, ora arriva un colpo all’ecumenismo. Questa volta la bordata è stata sparata dalla Congregazione per la dottrina della fede, presieduta oggi dal cardinale americano William Levada ma rimasta per oltre 20 anni sotto la guida di Joseph Ratzinger. Precisazione dopo precisazione, “le interpretazioni fuorvianti” del Concilio, cioè quelle che guardavano con maggior sensibilità e attenzione al dialogo fra le fedi, all’incontro fra le differenti tradizioni cristiane e che s’interessavano alla condizione storica dell’uomo, sono messe ai margini della Chiesa ratzingeriana.
Ieri è toccato al rapporto con le altre chiese cristiane. Il Vaticano ha infatti diffuso un nuovo documento intitolato “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina cattolica”. Un testo breve, nel quale l’ex Sant’Uffizio risponde a cinque domande essenziali relative ai fondamenti della fede e riafferma in primo luogo che l’unica Chiesa istituita da Cristo è quella cattolica. Ma spiega anche come, grazie ad alcuni elementi quali la successione apostolica, il sacerdozio e l’eucaristia, anche quelle orientali possano essere definite chiese. Pollice verso invece per le comunità protestanti nate dalla riforma del XVI secolo, che non possono godere dello stesso privilegio dal momento che non conservano né la successione apostolica, né il sacerdozio ordinato. Va da sé che il nuovo documento della Santa Sede ha provocato le reazioni critiche del mondo protestante in Italia e all’estero. Ma queste probabilmente erano già state messe in conto dal Vaticano.
Il testo della Congregazione per la dottrina della fede, che ha ricevuto l’approvazione del Papa, è accompagnato da un articolo dello stesso dicastero nel quale gli aspetti teologici del testo vengono ulteriormente spiegati. Al centro del documento c’è una questione solo in apparenza “tecnica”: si tenta infatti di fare chiarezza su un punto specifico del dibattito teologico che parte dall’affermazione della “Lumen gentium”, costituzione apostolica del Concilio Vaticano II, secondo cui “la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica”. Quel verbo, “sussiste”, aveva lasciato intendere, secondo alcune interpretazioni, che vi fosse spazio anche per altre chiese cristiane. Un’ipotesi che il testo di ieri nettamente respinge.
Nella nota esplicativa emergono fra l’altro due elementi non nuovi. Si fa ancora riferimento alla “Dominus Iesus”, il documento curato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nel 2000 e che ha fatto irritare non poco i rappresentanti delle altre chiese perché riaffermava che la salvezza era possibile solo all’interno della Chiesa cattolica. E poi, ancora, torna il francescano e teologo della liberazione Leonardo Boff. Richiamato in causa nel documento pubblicato ieri per aver sostenuto, alla metà degli anni Ottanta, che la chiesa di Cristo poteva “sussistere” in altre chiese cristiane. Una affermazione che Ratzinger censurò in modo esplicito anche nella Notificazione contro di lui.
Ma neanche il Concilio Vaticano II è risparmiato. Il nuovo documento torna infatti su un tema già presente nella spiegazione che lo stesso Pontefice ha voluto dare in occasione del motu proprio sulla messa in latino. Ovvero che il Concilio è stato “oggetto, e continua ad esserlo, di interpretazioni fuorvianti e in discontinuità con la dottrina cattolica tradizionale sulla natura della Chiesa: se, da una parte, si vedeva in essa una ‘svolta copernicana’, dall’altra, ci si è concentrati su taluni aspetti considerati quasi in contrapposizione con altri”. Un Concilio che, in vario modo, continua ad agitare gli animi.
Ciò che colpisce negli ultimi documenti prodotti dal Vaticano è per altro il rimpallo continuo fra il Ratzinger cardinale e custode severo della fede e il Ratzinger Papa, teologo di fama. In un Chiesa cattolica sempre più prigioniera dei mille paletti teorici, delle infinite spiegazioni che accompagnano i documenti, per porre argini a una modernità che bussa insistentemente alle sue porte.

L'articolo è uscito oggi su il manifesto



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