Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


PALESTINA, AFFARI DI FAMIGLIA O AFFARI DEL MONDO? 22/9/11

SE GLI ARCHIVI PARLANO 19/9/11

SE GLI ARCHIVI PARLANO 19/9/11

TERRA E LIBERTA' 15/9/11

I FRUTTI DELLE RIVOLUZIONI: STRETTA DI MANO HAMAS-FATAH AL CAIRO 28-4-11

PALESTINE PAPERS. STORIA DI UNA CAPITOLAZIONE 24/1/11

"MA CHE CI STA SUCCEDENDO?". ISRAELE VISTA DAGLI ISRAELIANI 17/1/11

HUMOUR ALLA GEROSOLIMITANA 11/1/11

BIDEN E RAMAT SHLOMO 10/3/10

OXFAM, GAZA WEEKLY UPDATE 14/01/10

JERUSALEM BLUE 21/11/09

OBAMA, IL NOBEL E GLI ARABI 9/10/09

IL PRIMA E IL DOPO GAZA NELLE CONSTITUENCY DI HAMAS 6/10/09

GERUSALEMME, SEGNALI PERICOLOSI

LA ECO-SCUOLA DEGLI JAHALIN 31/08/09

PRODI-OLMERT TUTTO A POSTO. MA ALEGGIA LA LETTERA DEI 10 10/7/07

Nella visita in Israele, Libano e Iran in primo piano. Ma piomba il messaggio dei ministri degli esteri del Mediterraneo a Tony Blair. La road map - dicono D'Alema, Kouchner e Moratinos - è fallita

Paola Caridi

Martedi' 10 Luglio 2007
Il primo piatto è il Libano. Il secondo è l’Iran. Alla questione palestinese è toccato invece il contorno, in attesa che – nella seconda tappa della sua visita in Israele e Palestina - il presidente del consiglio Romano Prodi veda oggi Mahmoud Abbas, e tocchi più da vicino la crisi in corso nei Territori occupati. Un contorno comunque sostanzioso, a dire il vero, dopo il ballon d’essai della lettera aperta di dieci ministri del Mediterraneo a Tony Blair, nuovo inviato del Quartetto per il Medio Oriente
Alla vigilia del primo anniversario della guerra tra Israele e Libano, Prodi si è dunque concentrato ieri a Gerusalemme con il premier Ehud Olmert sulla parte libanese. Su come è andata l’Unifil, e su come potrebbe andare in futuro. In gioco, il rinnovo del mandato della missione Onu nel paese dei cedri. Che – a quanto sembra – nessuno ha voglia di mettere in discussione. Prodi, anzi, è stato chiaro. Il primo anno dell’Unifil, sotto il comando del generale Claudio Graziano, è stato “positivo”. Giudizio confermato senza mezzi termini anche da Olmert, che anzi ha speso buone parole proprio per il comandante della missione, al quale in Israele si riservano da tempo attenzione e buona stampa. Dunque, “il rinnovo sembra chiaro”, dice il presidente del consiglio, per il quale le “regole d’ingaggio hanno funzionato bene, quest’anno”. Quando si va in missione sotto mandato Onu, ha precisato Prodi, “si deve essere pronti a cambiare”, se il consiglio di sicurezza dovesse deciderlo. “Secondo me però – ha precisato il capo del governo – le regola d’ingaggio vanno bene così”.
Il nodo del contendere, da mesi, è la questione della chiusura del confine tra Siria e Libano per impedire il passaggio di armi. Una questione riportata in auge negli scorsi giorni dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, che ha chiesto alla Siria di controllare meglio il suo territorio, dopo la pubblicazione di un rapporto delle Nazioni Unite che parla di un passaggio di armi da Siria e Iran verso Hezbollah, evidenziato da fonti israeliane e libanesi. Con la Siria, ha detto ieri Prodi, bisogna “avere un dialogo costruttivo” e da cui si attendono “gesti concreti” per la stabilizzazione dell’area. Stabilizzazione che anche l’Iran deve aiutare a raggiungere. Un Iran definito più volte “potenza regionale”, che ha già “grande responsabilità nell’area”, ma a cui non deve essere consentito di dotarsi del nucleare militare. Altrimenti, si rischia l’inasprimento delle sanzioni. La linea Prodi, insomma, è che l’Iran – condannato dal presidente del consiglio per le dichiarazioni contro l’esistenza stessa di Israele - non abbia “nessun bisogno dell’arma nucleare per esercitare il suo ruolo di potenza regionale”.
Se la posizione sul dossier iraniano è chiara, quella sul fascicolo palestinese è sembrata, per forza di cose, un work in progress. Sostegno a Mahmoud Abbas e al governo di emergenza di Salam Fayyad, richiesta a Hamas di liberare il caporale Gilad Shalit, ma anche necessità di evitare la crisi umanitaria a Gaza. Sul piatto, però, c’è la lettera aperta di Massima D’Alema, Bernard Kouchner e Miguel Angel Moratinos, pubblicata da Repubblica e Le Monde, che dice molto altro. Sposta, anzi, l’asse di parte della politica europea verso una posizione molto più propositiva, denuncia che la road map è fallita, propone con fermezza un processo di pace che salti i preliminari e si occupi dello status finale. E, soprattutto, mette in primo piano la necessità di dialogo tra Fatah e Hamas diluendo il ruolo di Egitto e Giordania, ora primario anche sul piano mediatico con la prossima missione della Lega Araba in Israele, in una più ampia partecipazione di paesi come Arabia Saudita, Qatar e Siria. Il rimescolamento delle carte è evidente. Sembra quasi ci sia, in sottofondo, il j’accuse contenuto nel rapporto confidenziale di fine missione dell’inviato Onu Alvaro de Soto, soprattutto sull’inutilità del Quartetto. Prodi si limita, dal canto suo, a dire che “condivide” la lettera, nata però in un “contesto informale”, senza soffermarsi sui “particolari”.

Leggi l'articolo a p.7 del Riformista



Powered by Amisnet.org