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PRODI: LE REGOLE D'INGAGGIO IN LIBANO VANNO BENE 10/7/07

A colloquio con Olmert, il presidente del consiglio affronta i dossier regionali. Da Beirut a Teheran, passando per Ramallah

Paola Caridi

Martedi' 10 Luglio 2007
GERUSALEMME – Le regole d’ingaggio? “Vanno bene così”. Il presidente del consiglio Romano Prodi, da Gerusalemme, va dritto al cuore della questione, sul rinnovo del mandato della missione Unifil in Libano, nella quale sono impegnati tremila nostri soldati. Accanto al premier israeliano Ehud Olmert, alla fine del loro incontro durante la prima tappa della visita in Israele e Palestina, dice che bilancio del primo anno della missione Unifil II, nel Libano del sud, è “positivo”, e che “sembra chiaro” il rinnovo del mandato. Certo, precisa, “quando si va in missione con l’Onu, si deve essere pronti a cambiare”. Se, però, è il consiglio di sicurezza a decidere delle modifiche alle regole d’ingaggio.
La questione del confine tra Libano e Siria, da dove passerebbero armi destinate a hezbollah, è sul tappeto. Israele lo vuole sigillato. Ma Tel Aviv, almeno per ora, non sembra premere più di tanto sugli italiani. Anzi, Ehud Olmert ci tiene, di fronte ai giornalisti, a ricordar che Romano Prodi è stato il primo a chiamarlo, un anno fa, quando scoppiò il conflitto tra Israele e Libano, per offrire la partecipazione italiana a truppe internazionali nel sud del paese dei cedri. Per il premier israeliano, le truppe italiane stanno facendo bene, e gli elogi sono soprattutto per il comandante dell’Unifil, il generale Claudio Graziano.
Tutto a posto, dunque, tra Roma e Tel Aviv. Ottime le relazioni bilaterali. E anche sul dossier iraniano Prodi ci tiene a ricordare la condanna inequivocabile contro chi vuole cancellare Israele. Chiaro, chiarissimo, il no del governo italiano verso un Iran dotato di arma nucleare. Altrettanto “diligente” (“più di quella di altri paesi”) la posizione italiana sulle sanzioni verso Teheran, anche se questo è costato parecchio alle nostre industrie e all’interscambio. Ma l’Iran, ci tiene a sottolineare Prodi, è comunque una “potenza regionale”, che deve aiutare nella “stabilizzazione dell’area”.
Fin qui la politica regionale, con una coda nella cittadina israeliana di Sderot, al confine con Gaza, la più colpita dai razzi artigianali Qassam lanciati dalle fazioni armate palestinesi, che Prodi ha visitato nel tardo pomeriggio. Alla crisi palestinese, il presidente del consiglio dedicherà tutta la giornata di oggi, con l’incontro a Ramallah con Mahmoud Abbas. Ma il dossier Fatah-Hamas non poteva non entrare anche nei colloqui con Olmert. La pace – dice il capo del governo italiano – non è più rinviabile. E conferma il sostegno indiscusso al presidente Mahmoud Abbas e al governo di emergenza palestinese di Salam Fayyad. Mentre dice che è necessario “evitare una crisi umanitaria a Gaza”. A Hamas, fa una richiesta chiara e diretta perché liberi il caporale Gilad Shalit, catturato un anno fa. “E’ già stato troppo tempo prigioniero”, aggiunge.
Tra un incontro e l’altro, le visite che vanno oltre la politica. Allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, tappa ineludibile per gli uomini pubblici che vengono in Israele. E una sosta alla tomba di Ytzhak Rabin, questa invece una novità nel rigido protocollo diplomatico, molto probabilmente chiesta dallo stesso Prodi, e decisamente piena di significati in una delle fasi più difficili del panorama mediorientale.

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