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Il corrispondente della BBC dice che i rapitori si sono sentiti il fiato sul collo dopo la presa del potere del movimento islamista a Gaza.

Paola Caridi

Giovedi' 5 Luglio 2007
GERUSALEMME – Pallido, i capelli lunghi, smagrito. Ma con un sorriso allo stesso tempo timido e pieno sul viso. Alan Johnston è apparso così ieri notte, dopo essere stato liberato dall’Esercito dell’Islam, il gruppo armato di Gaza che lo aveva tenuto sotto sequestro per 114 giorni. Il corrispondente della BBC dalla Striscia, l’unico giornalista occidentale a essere rimasto in maniera permanente a Gaza negli scorsi tre anni, è stato rilasciato grazie alla pressione che Hamas ha esercitato sui suoi rapitori. È stato lo stesso Johnston a confermarlo, nella conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a Gerusalemme est, nel consolato britannico. L’”umore” dei sequestratori – ha detto il giornalista britannico, è cambiato subito dopo la presa del potere a Gaza da parte di Hamas, lo scorso giugno. Se il movimento islamista non avesse incalzato l’Esercito dell’Islam, “sarei ancora in quella stanza”, ha detto, raccontando quattro mesi di “incubo”, in cui si è sentito spesso come “sepolto vivo”. Hamas, ha detto, ha tra le sue priorità quelle di riportare legge e ordine a Gaza. E la “Striscia ha bisogno di legge e ordine”.
La pressione di Hamas sui rapitori di Johnston – che ha dichiarato di non voler tornare a Gaza - era apparsa evidente pochi giorni fa, quando il portavoce dell’Esercito dell’Islam era stato arrestato. Poi, i tempi si sono fatti più veloci. Una fatwa, un editto da parte di un’autorità religiosa musulmana, era stata emessa per il suo rilascio, sino a che duecento uomini della Forza Esecutiva – il corpo di sicurezza di Hamas alle dipendenze del ministero dell’interno a Gaza – non hanno circondato ieri notte la casa in cui era tenuto ostaggio Johnston. Le trattative segrete, però, erano cominciate mesi fa, ha reso noto lo stesso negoziatore, Ghazi Hamad, il portavoce del premier Ismail Hanyeh, deposto dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, ma al potere a Gaza.
Hamas ha così incassato un indubitabile successo politico, accogliendo Johston appena liberato e dimostrando di avere il controllo della Striscia. Da Ramallah, però, il presidente Abu Mazen ha confermato la sua volontà di non voler aprire il dialogo con Hamas, mentre i suoi consiglieri hanno bollato la liberazione di Johnston come “un film inscenato” dal movimento islamista. Il rilascio del giornalista della BBC, peraltro, è arrivato nello stesso giorno in cui – a Ramallah – l’Autorità Nazionale Palestinese ha iniziato i pagamenti degli stipendi dei dipendenti pubblici. I primi dopo 17 mesi di embargo e dopo lo sblocco parziale dei fondi fiscali sequestrati da Israele.
Il governo di Tel Aviv ha, dal canto suo, chiesto a Hamas di liberare Gilad Shalit, dopo la felice conclusione del rapimento Johnston. Liberazione senza condizioni, chiede Israele. Mentre il premier Hanyeh propone, invece, l’apertura di una trattativa per lo scambio tra il soldato israeliano rapito un anno fa e i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Olmert aveva promesso ad Abu Mazen, nell’incontro recente di Sharm el Sheykh, la liberazione di 250 prigionieri, sul totale di 11mila detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Il rilascio, però, non ha ancora avuto luogo, ed è a questo punto indipendente dal caso Shalit, che si trova a Gaza.

Leggi la cronaca sui giornali locali del gruppo Espresso-Repubblica



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