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IL PRIMA E IL DOPO GAZA NELLE CONSTITUENCY DI HAMAS 6/10/09

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BREVI NOTE SU GAZA E DINTORNI 20/6/07

Qualche consiglio da una corrispondente casualmente in vacanza, e volutamente rimasta in ferie

Paola Caridi

Mercoledi' 20 Giugno 2007
I lettori di Lettera22 sono stati abituati, in questi anni, a seguire gli eventi del Medio Oriente attraverso i miei articoli. Prima dal Cairo, poi da Gerusalemme. In questo strano, difficile quarantesimo anniversario dell’occupazione della Palestina, non ho scritto. Il caso ha voluto che io fossi in vacanza (non molto lontano, in Egitto), dopo anni trascorsi a lavorare molto, tutti i giorni, senza un attimo di respiro. La decisione di non tornare a Gerusalemme, ma di continuare la mia “vacatio”, non è stata invece casuale, bensì frutto della mia volontà. Perché, come dice qualcuno a me vicino, la storia iniziata a Gaza poco dopo l’anniversario del 7 giugno, e proseguita a Ramallah con la creazione di un secondo governo palestinese sarà una storia lunga. Come lunghi sono stati questi quarant’anni. Preferisco ricaricare le batterie, guardare questo ennesimo capitolo da lontano. E riflettere su tutto quello che in questi giorni è successo, e in questi giorni è stato scritto.
Molto, di quello che è successo prima del controllo totale di Gaza da parte di Hamas, è stato tralasciato dalla stampa (non da tutta, per fortuna, perché comunque le informazioni continuano a diffondersi, per molte e tortuose vie). Non molto si sa delle armi che sono state date a Fatah in questi mesi e in questo ultimo anno, del sostegno americano all’addestramento della guardia presidenziale di Mahmoud Abbas in funzione anti-Hamas. Non molto è stato detto di quanto cancellerie e politici occidentali abbiano lavorato contro la possibilità del governo di unità nazionale palestinese, che avrebbe certo rimescolato le carte del conflitto israelo-palestinese in maniera molto profonda.
Di questi giorni, rimarrà solo il ricordo del conflitto fratricida a Gaza, del fratello che uccide il fratello. Non di chi ha lavorato, pervicacemente, perché il fratello arrivasse a uccidere il fratello. Ora, la vulgata dice che c’è una Palestina democratica (la Cisgiordania) che vuole la pace, che è più educata, borghese, laica, filooccidentale, e una Palestina barbuta (Gaza), dove sono concentrati terroristi e analfabeti. Non è così, e questa descrizione manichea servirà soltanto a creare un altro braciere in un Medio Oriente già surriscaldato.
Rimando, dunque, per una lettura meno facile, più reale, e più pessimista, al lavoro di chi in queste settimane era lì. Per esempio Charles Levinson, che era a Gaza proprio in quei giorni. Del suo lavoro si possono leggere resoconti, reportage, impressioni sul suo blog.. Un suo commento esprime l’ipotesi che circola ormai da settimane, tra chi di Medio Oriente mastica da tempo: “Ousted Fatah loyalists in Gaza widely suspect a political decision was made early on in Ramallah to surrender the Gaza Strip to Hamas in order to extricate Abbas, Israel and the US from the seeming intractable pickle they were facing as infighting spiraled, living conditions worsened, and the peace process seemed hopelessly stuck. With the Palestinian territories now split, the US, Israel and Abbas suddenly have way forward, without compromising to Hamas”.

La storia, dunque, è più complicata di quanto dica la vulgata della battaglia tra i laici di Fatah e gli islamisti di Hamas. E se non si vuol credere ai giornalisti, forse qualche dubbio lo può instillare un uomo ben conosciuto nelle organizzazioni internazionali, un funzionario di lunga esperienza come Alvaro de Soto, che ha deciso a sorpresa di lasciare il suo incarico di inviato dell’Onu per il Medio Oriente, guarda caso dopo pochi mesi dall’inizio della gestione Ban Ki Moon. Il suo rapporto conclusivo di 52 pagine, che doveva rimanere riservato, è andato a finire al Guardian, giornale britannico dai sempre incisivi resoconti sulla regione. Per chi vuole, dunque, saperne di più, la rete mette a disposizione il rapporto scannerizzato. Mentre, per uno sguardo da Gaza, conviene leggersi uno dei blog migliori sulla Palestina, caustico e pieno di empatia, dove si può sapere qualcosa di più della geopolitica di questa crisi (ivi compreso il ruolo di Mohammed Dahlan) e allo stesso tempo conoscere la sofferenza dei gaziani.

Ora torno alla mia “vacatio”. Ai lettori di Lettera22, un’ultima raccomandazione. Il Medio Oriente è complicato. Non accontentatevi delle facili letture, che fanno bene alle nostre belle, comode categorie europee. La realtà va oltre la fantasia di architetti a tavolino di frontiere future.



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