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AFGHANISTAN, EMERGENCY TORNERA'? 17/6/07

Il parere della Ong milanese. E quello del mondo umanitario italiano. E la Cooperazione italiana? Pareri discordanti

Foto di R. Martinis

Junko Terao

Domenica 17 Giugno 2007

“Con Hanefi libero si può ricominciare a parlare”. Dopo la gioia per la liberazione, il pensiero di Gino Strada vola immediatamente allo scenario più auspicabile, quello del ritorno di Emergency in Afghanistan, dove il lavoro di anni venne bruscamente interrotto nello scorso mese di aprile. Ritorno che potrebbe “avvenire anche in tempi brevi”, ma solo a determinate condizioni, prima tra tutte la sicurezza: Emergency comincerà a “monitorare le condizioni di sicurezza del personale che opera negli ospedali”. I tre ospedali di Emergency operano in Afghanistan dal 1999 e in questi otto anni 1,5 milioni di afghani hanno ricevuto cure e assistenza, 50mila sono stati i pazienti ricoverati, 30mila gli interventi chirurgici effettuati. La chiusura forzata di questi mesi ha evidentemente creato un vuoto in termini di assistenza medico sanitaria, ed è per questo che, nonostante le tensioni con il governo di Kabul, Gino Strada dichiara che riaprire è un interesse prioritario di Emergency. Ma la liberazione di Hanefi è solo una precondizione per la riapertura, da sola non basta. Il personale di Emergency ha bisogno di un ambiente sicuro per svolgere il proprio lavoro: “ora”, dice Strada, “si riapre un’importante fase di trattativa con il governo afghano”.
La soddisfazione di Strada è condivisa anche da gran parte del mondo umanitario italiano. Da Sergio Marelli, presidente delle ong italiane, che dice: “Siamo contenti che Hanefi sia stato scagionato e che si sia fatta piena luce su questa vicenda, e ancor di più in questo momento chiediamo che la liberazione sia immediata. Ci aspettiamo – continua Marelli – che il governo afghano riconsideri la posizione di Emergency e l’importanza della sua attività nel paese”. Marelli offre la piena disponibilità delle ong italiane a collaborare per creare le condizioni necessarie ad un ritorno del personale di Emergency in tempi brevi. Sull’ipotesi, ventilata nelle scorse settimane, che, nel caso in cui mancassero le condizioni per un rientro sicuro del personale della ong fondata da Strada, sia la Cooperazione italiana a prendere in mano la gestione degli ospedali, Marelli non ha dubbi: “gli unici in diritto di dare indicazioni in merito sono i responsabili di Emergency”. Ovviamente, prosegue Marelli, nel caso in cui qualcun altro fosse incaricato di riaprire le strutture ospedaliere, spetterebbe ad Emergency il compito di gestire questo difficile passaggio di consegne.
Diversa è la posizione di Raffaele Salinari, portavoce del CINI (cartello italiano di ong internazionali), che esclude la possibilità che la Cooperazione italiana subentri al personale di Emergency. “Sono felice in primo luogo perché stato liberato un innocente, e mi auguro che Emergency torni al più presto in Afghanistan – dichiara Salinari - perché, oltre ad aiutare la popolazione, ha sempre denunciato le ingiustizie dall’interno”. Salinari, che partecipa alla gioia di Gino Strada, si dice convinto che la liberazione di Hanefi aiuti anche il lavoro di chi in Afghanistan è rimasto, come Terre des Hommes. Anche per Salinari, però, il punto chiave rimane la sicurezza del personale: “senza sicurezza è impossibile lavorare”. Salinari esprime inoltre soddisfazione per il comportamento tenuto dal governo italiano, che ha fatto pressione su Kabul dimostrando coerenza con l’impegno preso all’indomani dell’arresto di Hanefi.
“Non bisogna abbandonare il popolo afghano”, ammonisce Flavio Lotti, presidente della Tavola della Pace, che, nell’augurarsi che Emergency possa tornare al più presto in Afghanistan, sottolinea la necessità di garantire innanzitutto la sicurezza della gente. “Il governo italiano – dice Lotti – deve continuare ad insistere, come già indicato dal ministro D’Alema, perché si ponga fine alla guerra al terrore. Basta con le missioni militari camuffate da interventi a scopo umanitario, quello che serve è una nuova missione internazionale promossa dalle Nazioni Unite”.

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