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ISRAELE PENSA DI NUOVO AGLI OMICIDI MIRATI "POLITICI" 22/5/07

Nel mirino anche Khaled Meshaal, dice l'ex capo dello Shin Bet Avi Dichter

Paola Caridi

Martedi' 22 Maggio 2007
La domanda continua a essere la stessa. Nelle cancellerie occidentali, in quelle arabe, così come tra gli esperti. Quanto, e soprattutto come continuerà l’intervento militare israeliano su Gaza. L’obiettivo del governo di Tel Aviv, quello di fermare il lancio dei razzi Qassam su Sderot, e anche sulla periferia di Ashkelon, è stato raggiunto solo in parte. Il numero dei razzi si è drasticamente ridotto, negli ultimi giorni, ma il rischio di fare vittime (come dimostrano la donna morta e il ferito di ieri sera a Sderot) è sempre alle porte. Le fonti militari hanno d’altro canto sempre fatto sapere – soprattutto negli ultimi mesi – che i Qassam non si potranno fermare senza una consistente operazione di terra. Che il vertice politico, per ora, non sembra voler affrontare. Soprattutto in contemporanea con le notizie che stanno uscendo, in questi ultimi giorni, sulle principali testimonianze di fronte alla commissione Winograd, che si è occupata degli errori compiuti lo scorso anno nella guerra contro il Libano.
Domenica, per esempio, è stata resa pubblica la testimonianza di Avi Dichter, ex capo dello Shin Bet e attuale ministro della sicurezza interna nel governo Olmert. Secondo Dichter, non bisognava bombardare Beirut, bensì concentrarsi sugli obiettivi e dunque sul sud del Libano. Non avere, insomma, una escalation così veloce come quella che si ebbe nella prima settimana di conflitto. Una posizione, questa, che l’ex capo dello Shin Bet sembra tenere anche sulla questione di Gaza. Il nodo è quello degli omicidi mirati allargati alla dirigenza politica di Hamas, che Dichter sembra preferire ad altre ipotesi. Anche ieri, Dichter ha ripetuto che neanche Khaled Meshaal è “immune” da un possibile omicidio mirato da parte di Israele. Il leader dell’ufficio politico di Hamas a Damasco, d’altro canto, ha già subito un attentato da parte del Mossad, giusto dieci anni fa in Giordania, un tentativo di avvelenamento dal quale è scampato ricevendo poi ospitalità dal Qatar per molti anni.
Le parole di Dichter sono state solo le ultime pronunciate nel fine settimana da dirigenti di tutte le forze della coalizione di governo, che fanno presagire un cambiamento forte negli obiettivi degli omicidi mirati. Nonostante il governo Olmert abbia parlato, nell’ultima riunione del gabinetto di sicurezza, di assassini mirati contro i comandanti dei bracci militari delle fazioni. Oltre alla richiesta di Avigdor Lieberman, leader della destra populista e ministro degli affari strategici, l’ipotesi di colpire i quadri politici di Hamas è stata però fatta chiaramente sia dal laburista Benyamin Ben Eliezer, ora al dicastero delle infrastrutture, sia da Zeev Boim, ministro di Kadima.
Se alle parole seguissero i raid, il salto di qualità verso una rapida escalation sarebbe di fatto realizzato. E un assaggio di quello che potrebbe avvenire si è avuto domenica notte, con l’attacco alla casa di Khalil al Hayyah, deputato di Hamas, ex capogruppo, ma soprattutto il personaggio più in vista tra i negoziatori che hanno portato a casa le tregue di questi ultimi giorni tra il movimento islamista e Fatah. Hayyah è stato, inoltre, uno degli uomini più influenti per tutto l’ultimo anno nei tentativi di formare un governo di unità nazionale, in particolare dopo l’accordo della Mecca. Ed è anche uno dei dirigenti di Hamas che si occupa del faldone più delicato: la trattativa sull’ingresso del movimento islamista nell’Olp. Nel raid di domenica scorsa sono morti sette familiari di Hayyah, mentre lui si trovava all’ambasciata egiziana a definire gli ultimi dettagli sulla sesta tregua con Fatah. L’esercito israeliano sostiene di aver voluto colpire un miliziano, Sameh Farawna, considerato responsabile del lancio di Qassam. Hamas politica, invece, crede che il salto di qualità sia stato già compiuto da Israele, che peraltro continua a detenere decine di deputati e di ex ministri, compreso lo speaker del parlamento palestinese.
La discussione su come proseguire le operazioni a Gaza, comunque, non si è fermata nel governo israeliano. Lo testimonia la vexata quaestio sulla Philadelphi Route, la striscia di terra lungo il confine con l’Egitto che secondo Israele è la via attraverso la quale passa il contrabbando di armi. Ebbene, il ministero degli esteri ha fatto propria l’idea di Lieberman, di chiedere una forza multinazionale che controlli la Philadelphi e blocchi il contrabbando. Non è proprio l’idea di Massimo D’Alema, di una forza internazionale a Gaza. Sembra piuttosto l’allargamento del mandato dei supervisori europei del valico di Rafah, che però in questo anno ha mostrato anche tutte le sue fragilità.

Leggi l'articolo a p.7 del Riformista



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