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ISRAELE ALZA IL TIRO

Decimata la famiglia di uno dei leader più importanti dell'ala politica di Hamas. Khalil al Hayya è illeso. E Tsahal dice che il bersaglio non era lui

Paola Caridi

Lunedi' 21 Maggio 2007
Khalil el Hayya non era il bersaglio del raid condotto stanotte dall’aviazione israeliana sul sobborgo di Shajaya a Gaza. Non era lui, uno dei dirigenti politici più importanti di Hamas, anche se sette membri della sua famiglia sono rimasti uccisi in un sala di proprietà degli Hayya. Il raid ha comunque colpito una figura politica di rilievo come Hayya, impegnato da mesi nel dialogo tra le fazioni, ex capogruppo parlamentare. Khalil al Hayya è rimasto illeso. Non si trovava a casa, ma a una riunione all’ambasciata egiziana a Gaza per consolidare l’ultima tregua tra Fatah e Hamas. Il movimento islamista ha minacciato una risposta durissima all’ultimo raid. Mentre il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha chiesto alla comunità internazionale di fermare Israele.
All’inizio, i vertici militari israeliani hanno addirittura smentito che si fosse trattato un omicidio mirato. Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Maariv, che cita il portavoce dell’esercito, era stata “individuata una cellula armata in viaggio per compiere attività di tipo terroristico”.
Solo in mattinata, invece, il comunicato ufficiale delle forze armate, secondo il quale il bersaglio del raid era Samih Farauna, miliziano coinvolto – dice l’esercito di Tel Aviv - in numerosi lanci di razzi e colpi di mortaio dentro Israele.
Il raid che ha decimato la famiglia Hayya, in ogni caso, è giunto dopo poche ore dalla riunione del gabinetto di sicurezza del governo israeliano. Una riunione che aveva deciso di alzare il tiro delle operazioni militari su Gaza. I resoconti della stampa israeliana, stamane, indicano anche che l’esecutivo di Ehud Olmert avrebbe deciso gli omicidi mirati anche dei dirigenti politici di Hamas, e non solo dei comandanti militari, qualora – spiega per esempio Yediot Ahronot – vi fosse una escalation nell’attività di Hamas.
È stato Avigdor Lieberman, il leader della destra populista e ministro per gli affari strategici, a chiedere la linea dura su Gaza. O si smantella Hamas, o si mette in gioco la mia partecipazione al governo, ha detto. Lieberman non è nuovo a richieste così ultimative. Nel novembre scorso aveva chiesto all’esecutivo, sempre presieduto da Olmert, di usare a Gaza i messi che i russi usavano in Cecenia. Nei giorni successivi, vi fu a Beit Hanoun una strage, causata da un bombardamento dell’artiglieria israeliana, in cui morirono almeno 18 persone. Quasi tutte appartenenti alla stessa famiglia.



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