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L'intervento militare lasciato per ora all'aviazione, che ha ricominciato con gli omicidi mirati

Paola Caridi

Venerdi' 18 Maggio 2007
GERUSALEMME – Almeno sette palestinesi morti. Un numero imprecisato di feriti, soprattutto civili. L’inferno, a Gaza, si è ripetuto anche ieri, ma diversi sono stati i protagonisti. Non più Hamas contro Fatah, perché il fragile cessate il fuoco tra le fazioni palestinesi – negoziato mercoledì sera dagli alti vertici politici – ha tutto sommato retto. È stata, invece, la tregua tra israeliani e palestinesi, raggiunta sei mesi fa, a essere stata definitivamente rotta.
L’aviazione israeliana è entrata in azione a metà giornata, a Gaza City, in pieno centro abitato, quando un caccia F16 ha colpito il palazzo sede della Forza Esecutiva, la milizia legata a Hamas e ai Comitati di resistenza popolare, costituita quando il ministero dell’interno era in mano al movimento islamista. Un morto e circa quaranta feriti, tra cui donne e bambini, il bilancio del bombardamento che ha praticamente sbriciolato il palazzo della Forza esecutiva, considerata però dai palestinesi non responsabile dei lanci di razzi Qassam che in questi ultimi giorni, a decine, hanno raggiunto soprattutto la cittadina israeliana di Sderot. A decidere i lanci, invece, sarebbe stato il braccio militare di Hamas e la Jihad islamica.
Il bombardamento di Gaza è stato, comunque, solo l’inizio dei raid dell’aviazione israeliana, che nel corso della giornata hanno colpito altre tre volte, a Gaza City e nel sud della Striscia. I morti degli omicidi mirati ammontavano ieri sera a sette, concentrati soprattutto contro gli uomini di Hamas, ma anche contro obiettivi della Jihad. Il governo di Tel Aviv ha deciso di rispondere in questo modo, guadagnandosi l’appoggio degli Stati Uniti, alla pioggia di Qassam che non è cessata neanche ieri, spingendo molti abitanti di Sderot a lasciare la città e accettare l’offerta del milionario Arkadi Gaydamak, che – come per la guerra col Libano – ha offerto soggiorni gratis agli sfollati.
I vertici militari israeliani premono da tempo per una operazione molto più imponente dentro Gaza, ma il governo di Tel Aviv ha per il momento deciso di mettere in campo l’aviazione. Anche se, a nord della Striscia, sono ricomparsi i carriarmati che avevano lasciato la zona lo scorso autunno. Una colonna è penetrata per alcune centinaia di metri, verso Beit Lahya, mentre le batterie di artiglieria sono state riposizionate al di là del confine settentrionale. Non è ancora chiaro se si tratti di un sostegno alle operazioni aeree o dell’inizio di un’azione più profonda, ma i protagonisti – per il momento – sembrano essere i raid.
La risposta militare israeliana ha messo in secondo piano lo scontro tra Fatah e Hamas, che però non è ancora stato sanato. La tregua di mercoledì sera è stata violata da alcuni sporadici scontri a fuoco, in cui sono morti tre militanti, due di Fatah e uno di Hamas. La tensione, comunque, è sicuramente diminuita rispetto alla giornata terribile di mercoledì, quando Gaza era diventata una città fantasma in preda alle bande armate. La pace tra Hamas e Fatah è in ogni caso lontana, come dimostra la decisione del presidente Mahmoud Abbas di rinviare la visita prevista ieri a Gaza. Mentre, in serata, si diffondevano voci di fonti non identificate che parlavano di un attentato fallito contro Abu Mazen.


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