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ESTONIA, SCONTRI PER IL LIBERATORE 28/4/07

ESTONIA, IL SOLDATO È SALVO. PER ORA 26/2/2007

ESTONIA, SCONTRI PER IL LIBERATORE 28/4/07

Dopo mesi di dure polemiche tra Tallinn e Mosca, la statua in bronzo dedicata al soldato Liberatore dell'Armata Rossa è stata rimossa dal centro di Tallinn. Negli scontri con la polizia c'è scappato il morto, e oggi prosegue la guerriglia urbana per le vie della tranquilla capitale baltica. Mentre Mosca minaccia di interrompere i rapporti con l'Estonia (nella foto del Kommersant, manifestanti russi contro i "fascisti estoni")

Lucia Sgueglia

Sabato 28 Aprile 2007
Il Liberatore non veglia più sulla città vecchia di Tallinn dall'alto della collina di Tonismagi. Nella notte è stato portato via, tra le proteste dei suoi paladini, dal suolo dove poggiava fin dal 1947, a ricordare i milioni di soldati sovietici caduti per liberare l'Europa dal nazifascismo nella seconda guerra mondiale. La polizia è intervenuta con idranti, manganelli e lacrimogeni contro i manifestanti che si opponevano alla rimozione del Soldato, perlopiù appartenenti alla minoranza russa. Il bilancio è tragico: un morto per accoltellamento, 46 feriti, 300 arrestati, ancora 60 trattenuti. Accade in Estonia, l'ex repubblica sovietica dal 2004 entrata a far parte della Ue, dove da mesi il monumento in bronzo scatena polemiche che hanno raggiunto le sfere più alte della politica. E ora potrebbero sfociare nella rottura dei rapporti diplomatici con Mosca: è quanto ha chiesto ieri la Duma a Putin, ipotizzando anche sanzioni economiche verso il vicino. Il ministro degli esteri russo Lavrov, che già in passato aveva definito 'blasfema' la proposta di spostare il memoriale, ieri ha parlato di “atto disumano” e decisione “disgustosa”, promettendo dure contromisure. Tanto rumore per una statua? Il Liberatore - che per mesi ha fatto scendere in piazza a sua difesa anziani veterani di guerra europei e giovani patrioti filoputiniani - non è un monumento qualsiasi. Per i russi, onora le vittime della Grande Guerra Patriottica, celebrata ogni 8 maggio in pompa magna. Per molti estoni, è il simbolo dell'inizio di 50 anni di occupazione sovietica, conclusa con l'indipendenza nel 1991. A gennaio il governo ha deciso di farlo sparire dal centro città, spostandolo in periferia insieme alle spoglie dei sovietici caduti in territorio estone: potrebbe “urtare i sentimenti di alcuni cittadini e fomentare l'odio sociale”. Ma verso chi? Forse di quel quarto di popolazione estone di origine russa rimasta a vivere nel paese dopo il crollo dell'Urss, cui Tallinn ancora nega passaporto e diritti, tra le ire di Mosca. Che accusa l'Estonia anche di favorire nostalgie filonaziste: l'anno scorso un corteo di ex collaborazionisti delle SS è sfilato indisturbato per le vie di Tallinn. Ieri l'ambasciata estone nella capitale russa è stata bersagliata di liquami al grido di 'fascisti'.
Memorie storiche divise, che ancora accendono gli animi: gli ex paesi del patto di Varsavia ormai europei temono l'aggressività dell'ex padrone, Mosca è preoccupata dall'avanzamento Nato sui propri confini. Tensioni esplose giovedi al vertice dell'Alleanza in Norvegia. La Commissione Ue ieri si è dichiarata “rammaricata” dei fatti di Tallinn, rifiutando però di intervenire in una materia “non di competenza comunitaria”. Eventuali sanzioni da parte di Mosca potrebbero costar caro a Tallinn, specie se estese al settore energetico: il paese dipende quasi totalmente dagli approvvigionamenti russi.
Per la diplomazia estone, la mossa russa è da inserire nel contesto del periodo pre-elettorale. Putin comunque potrebbe non avallare le sollecitazioni della Duma. Del resto, attualmente ha varie gatte da pelare: ieri in Cecenia un elicottero militare russo è stato abbattuto causando 18 vittime, e i guerriglieri separatisti nemici di Mosca hanno rivendicato l'atto.

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