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Dopo la strage sfiorata l'11 marzo a Casablanca, il ministero degli Affari islamici passa al contrattacco, con una campagna mediatica che vuole riaffermare i pilastri dell'islam ufficiale targato Marocco: rito malakita, ruolo delle confraternite religiose, ruolo guida della monarchia. Nel mirino le "moschee anarchiche".

O. T.

Sabato 21 Aprile 2007

Riabilitazione delle moschee, corsi di alfabetizzazione diffusi con televisori a circuito chiuso e soprattutto stipendi più decorosi agli imam. Dopo la strage sfiorata l'11 marzo a Casablanca, il ministero degli Affari islamici passa al contrattacco, con una campagna mediatica che vuole riaffermare i pilastri dell'islam ufficiale targato Marocco: rito malakita, ruolo delle confraternite religiose, ruolo guida della monarchia. Ma anche, più concretamente, con uno stanziamento di fondi per rendere più decorose le 41.755 moschee esistenti: solo il 56%, infatti, ha la corrente elettrica e solo il 26% l'acqua potabile. Naturalmente nel conto non sono incluse quelle “anarchiche”, sorte come funghi a Casablanca (e non solo), impossibili da censire, da oltre un anno nelle mire della polizia in quanto ritenute focolai di derive estremiste.
Quanto agli imam, ce ne sono 62.000 che vivono attualmente con 900 dirham al mese (un'ottantina di euro), la metà del salario minimo garantito. “Un imam mal retribuito è più fragile, può scadere nel ciarlatanismo o rivolgersi a fonti di finanziamento che possono minacciare la stabilità del paese”, ha dichiarato il ministro degli Affari Islamici Ahmed Toufik, sottolineando “l’importanza della formazione”. Che invece è già garantita agli imam più giovani e alle morchidates, le predicatrici autorizzate a spiegare il Corano, tutte dotate di un diploma superiore, già meglio pagate e definite dallo stesso Toufik vere e proprie “locomotive del cambiamento”. Tanto che recentemente lo stesso ministero ha deciso di dotarle di un certo numero di motorini per spostarsi più velocemente tra i vari luoghi di culto. (or.to.)

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